rotate-mobile
Mercoledì, 17 Aprile 2024
Coesione

La destra europea dice no a nuovi fondi Ue per l'Italia

In molti spingono per un "Recovery Fund 2.0", che avvantaggerebbe anche il nostro Paese. Ma popolari e conservatori si oppongono: "Se i soldi sono stati spesi bene, non c'è bisogno di un nuovo piano"

Il centrodestra europeo si oppone a un'estensione del Recovery Fund, programma che ha permesso a diverse nazioni come l'Italia di ricevere una pioggia di miliardi dall'Europa e che scadrà nel 2026. Il nostro Paese è tra quelli che sarebbero aperti all'idea di una sua estensione ma popolari e conservatori nell'Aula di Strasburgo non sembrano sostenere l'idea. 

Nel 2021, l'Unione europea ha lanciato il programma "Next Generation EU" con un budget di 723 miliardi di euro per affrontare le gravi conseguenze economiche della pandemia. Il Recovery and Resilience Facility, comunemente noto come Recovery Fund, rappresenta un pilastro essenziale del piano, fornendo ai Paesi membri finanziamenti cruciali per stimolare la loro ripresa economica e promuovere la resilienza attraverso investimenti mirati e riforme strutturali. Dei 723 miliardi messi a disposizione 385 sono stati erogati come prestiti, mentre altri 338 sono stati concessi sotto forma di sovvenzioni.

Recentemente, le richieste di creare un programma di follow-up per garantire agli Stati membri di continuare a ricevere risorse vitali sono in aumento. Questo soprattutto perché molte economie nazionali stanno ancora lottando con una crescita economica limitata e incontrano difficoltà nella transizione verso fonti energetiche più sostenibili. Di conseguenza, molti appoggiano il rinnovo per evitare un vuoto negli investimenti pubblici. Ma Il fondo è stato "progettato come strumento eccezionale e unico in un momento di crisi senza precedenti", ha detto a Euractiv Siegfried Mureşan, eurodeputato rumeno e vicepresidente del Ppe, chiudendo all'idea. "So che i socialisti vi direbbero sempre che la soluzione è spendere più soldi dei cittadini, ma gettare denaro sui problemi non sempre li risolve", ha aggiunto.

Uno dei sostenitori dell'idea è il commissario per l'Economia Paolo Gentiloni. Il rappresentante italiano dell'esecutivo, membro del Pd, ha sottolineato che "la necessità di un sostegno comune per obiettivi e progetti condivisi non terminerà nel 2026". Ha anche evidenziato che il successo del piano è riflesso dalla mappa della crescita nel 2023: i Paesi del sud e dell'est, che hanno ricevuto maggiori risorse, stanno registrando una crescita più robusta rispetto a quelli nordici, scandinavi e dell'Europa centrale, che invece mostrano una crescita più modesta.

Il conservatore belga Johan Van Overtveldt, presidente della commissione Bilancio dell'Aula, pure ha chiuso all'idea di una estensione, nonostante tra i favorevoli, oltre all'Italia, ci sia anche l'Ungheria di Viktor Orban, il cui partito Fidesz aderirà al gruppo dei Conservatori e riformisti europei (Ecr), in cui siede anche Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni. "Se ora si dice che c'è bisogno di un secondo strumento, per far andare avanti le cose, la mia risposta è semplicemente che non abbiamo usato bene il denaro del Recovery Fund originale", ha detto. "Se il denaro è stato invece speso bene, allora non c'è bisogno di un nuovo strumento", ha aggiunto concludendo: "Quindi, in ogni caso, basta. Non rinnovatelo".

In Evidenza

Potrebbe interessarti

La destra europea dice no a nuovi fondi Ue per l'Italia

Today è in caricamento