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Giovedì, 22 Febbraio 2024
I negoziati

Perché il Pnrr e la stretta Ue sui migranti potrebbero costare caro ad agricoltori e regioni del Sud Italia

Lo scorso giugno, la Commissione ha chiesto agli Stati 66 miliardi in più per far fronte agli interessi del Recovery, agli aiuti all'Ucraina e agli accordi anti-clandestini con i Paesi africani voluti da Meloni. La soluzione potrebbe però non piacere al governo

Quando nel giugno scorso la Commissione europea ha presentato la sua richiesta di aumentare il bilancio pluriennale dell'Ue da qui al 2027 con 66 miliardi di euro in più, tra le fila del governo di Giorgia Meloni in molti hanno visto la mossa con favore. Del resto, buona parte della "manovra correttiva" tocca interessi diretti dell'Italia: 19 miliardi per coprire l'aumento dei tassi d'interesse sui bond europei del Pnrr, 15 per gli accordi con i Paesi africani e mediterranei per fermare i flussi di migranti (una delle battaglie cardine in Europa della premier), e altri 10 per investimenti nella transizione. Ci sono anche 17 miliardi per l'Ucraina, a cui Meloni ha di recente rinnovato il suo pieno supporto. Peccato che questo aumento di bilancio rischia di ritorcersi contro gli agricoltori italiani e le regioni del nostro Mezzogiorno.

Già, perché, come da attese, i Paesi frugali del blocco (Germania e Olanda, per esempio), insieme ad alcuni Paesi dell'Est sono più che contrari ad allargare troppo i cordoni del bilancio europeo, visto che questo vorrebbe dire nuove risorse fresche da chiedere ai propri contribuenti dopo quelle versate, obtorto collo, per il piano di ripresa post-Covid (di cui l'Italia è il massimo beneficiario in quanto a sussidi a fondo perduto). I Paesi del Sud, Italia e Spagna in testa, sostengono invece la necessità di investire di più (il nostro governo vorrebbe anche un nuovo fondo ad hoc, il fondo di sovranità, per aiutare le imprese nella doppia transizione ecologica e digitale).

I due fronti, finora, non hanno trovato un'intesa. I negoziati sono entrati nella fase più calda, perché l'intento di Bruxelles è di chiudere la partita della manovra correttiva entro la fine dell'anno, in occasione del prossimo vertice Ue di dicembre. Madrid, che sta guidando i lavori in quanto presidente di turno del Consiglio degli Stati membri, ha presentato una proposta di compromesso che prevede, in sostanza, di recuperare una parte delle risorse per Ucraina, interessi del Pnrr e migranti tagliandole dall'attuale bilancio pluriennale. I tagli vanno dai 5 ai 20 miliardi, ma nonostante lo sforzo "frugale", la proposta sembra ancora osteggiata dal gruppo di Paesi guidato da Germania e Olanda.

Per Berlino e Amsterdam, il problema è che i tagli proposti risparmiano le due più grandi voci di spesa dell'Ue: l'agricoltura e la politica di coesione, ossia i fondi strutturali per le regioni, in particolare per quelle più svantaggiate (il Sud Italia, per intenderci). I frugali chiedono che anche qui vengano applicati dei "risparmi". Ma questo vorrebbe dire intaccare risorse molto care a Paesi come Italia, Spagna e Francia, che ne sono tra i massimi beneficiari.         

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