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Mercoledì, 17 Aprile 2024
Recovery fund

Tanti soldi, ma cantieri al palo: perché il Pnrr italiano è a rischio

Il governo Meloni è in trattativa con Bruxelles per chiedere almeno più tempo per realizzare i progetti. Ma i margini di manovra sono ristretti

L'Italia ha già ricevuto circa 67 miliardi dall'Unione europea nell'ambito del cosiddetto Recovery fund, e altri 19 miliardi dovrebbero arrivare a breve. Ma nonostante la pioggia di sussidi e prestiti, molti dei cantieri programmati per i prossimi mesi rischiano di restare al palo: secondo una recente stima del governo, opere per un valore di 40 miliardi sono a rischio fattibilità.  A lanciare l'allarme è stato il governo di Giorgia Meloni: già in campagna elettorale, la premier aveva annunciato che avrebbe chiesto alla Commissione europea di modificare il Pnrr. E adesso, stando al ministro incaricato di negoziare il file con Bruxelles, l'ex eurodeputato Raffaele Fitto, le discussioni "sono in corso". In realtà, fonti europee sostengono che i margini di manovra per Palazzo Chigi sono risicati. 

Rischio fattibilità

Per cambiare i piani nazionali, infatti, servono "circostanze oggettive", scrive Euractiv, e questo "richiederebbe una rigorosa valutazione caso per caso da parte della Commissione insieme allo Stato membro interessato". Le difficoltà italiane sono varie: per ammissione dello stesso governo, buona parte sono legati ai classici problemi dell'amministrazione pubblica: "imprevisti di natura geologica", emersione di "numerosi reperti/siti archeologici", "difficoltà connesse con interferenze", "decreto Mite-Mic di compatibilità ambientale non ancora pervenuto", "problematica relativa a prescrizioni ambientali contrastanti", e vi dicendo. Su questi, difficilmente Roma potrà trovare particolare comprensione a Bruxelles. Diverso invece il discorso sui problemi legati all'aumento dei costi derivante dall'inflazione e quelli nell'approvvigionamento di materie prime, entrambi dovuti soprattutto a fattori esterni, a partire dalla guerra in Ucraina. Ecco perché è su questi aspetti che il governo Meloni sta facendo leva per sollevare le "circostanze oggettive" e chiedere più tempo (e forse anche più risorse) per attuare i progetti. 

Sull'inflazione, però, c'è chi a Bruxelles fa notare che l'altro lato della medaglia è che questa dovrebbe portare a maggiori entrate per lo Stato: "La Commissione afferma ufficialmente che l'inflazione si traduce in maggiori entrate fiscali e, pertanto, questo denaro può essere utilizzato per colmare le lacune finanziarie nei piani di ripresa causati dall'inflazione", scrive ancora Euractiv riportando le dichiarazioni di una fonte vicina al dossier. Un modo di vedere la situazione che potrebbe venire contestato non solo dall'Italia. 

Il caso spagnolo

Anche la Spagna, per esempio, che è l'altro grande beneficiario del Recovery fund, sta incontrando problemi con i progetti del suo Pnrr: il governo di Pedro Sanchez, fin qui più rapido di Roma nel fare i 'compiti a casa' su bandi e riforme, e sbloccare i pagamenti da Bruxelles, è da settimane sotto il fuoco incrociato di lobby industriali e autorità locali, in particolare la Catalogna, secondo cui il ritmo con cui sta procedendo all'esborso degli investimenti del Recovery fund è più lento di quanto dichiarato ufficialmente da Madrid. In effetti, scrive il Financial Times, "la Spagna ha chiesto a Bruxelles più tempo per distribuire i fondi Ue". Anche se lo ha fatto in modo medo palese dell'Italia.

Sia Madrid che Roma devono fare i conti anche con i problemi per il rispetto delle scadenze sulle riforme, necessario per ottenere lo sblocco delle varie rate del Recovery. L'Italia, per esempio, secondo l'Osservatorio Pnrr del Sole 24 Ore, deve raggiungere una ventina di obiettivi entro fine anno per attivare la nuova rata di finanziamenti da Bruxelles. Mentre la Spagna ha un grave problema con una legge per migliorare i controlli della spesa dei fondi europei attesa anche questa entro l'anno. I ritardi amministrativi e sulle riforme non sono certo un buon biglietto da visita per chiedere alla Commissione europea di rivedere le scadenze dei Pnrr. Tanto più per chiedere risorse aggiuntive per coprire i maggiori costi legati all'inflazione.

Una sponda, forse, potrebbe essere trovata nel RePowerEU, il piano lanciato dall'Ue per favorire la transizione energetica e ridurre la dipendenza dai fossili russi. Il piano è stato collegato ai Pnrr e prevede 20 miliardi di euro in sovvenzioni a fondo perduto e 225 miliardi in prestiti. I sussidi, a differenza di quanto avvenuto con il Recovery fund, non sono molti, dato che il fondo riguarda tutti i 27 Paesi membri. Mentre i prestiti derivano da quelli rimasti inutilizzati all'interno dello stesso Recovery fund: la Spagna potrebbe avvantaggiarsene, dato che nel suo Pnrr ha finora volutamente fatto a meno di tutti i previsti a cui poteva accedere. L'Italia, invece, ha già opzionato tutto l'ammontare a sua disposizione.  

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