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Mercoledì, 5 Ottobre 2022
Crisi energetica

Energia, il piano Ue: 141 miliardi per famiglie e imprese. E taglio ai consumi per 4 mesi

La Commissione presenta le proposte contro il caro bollette: stretta sugli extra profitti e riduzione dell'elettricità nelle ore di punta

La Commissione europea dà il via libera agli Stati Ue di mettere le mani sui profitti extra delle compagnie energetiche. Un bottino che potrebbe valere 141 miliardi di euro, e che dovrà essere destinato "ai consumatori di energia, in particolare alle famiglie vulnerabili, alle aziende gravemente colpite e alle industrie ad alta intensità energetica", o anche a schemi contro la disoccupazione o a progetti per il potenziamento delle rinnovabili e dell'efficienza energetica. È questo una delle proposte centrali del piano presentato dall'esecutivo Ue a Strasburgo e che adesso passerà nelle mani dei governi. Vediamo i vari punti.

Riduzione consumi elettrici

Nel piano, c'è innanzitutto la proposta sulla riduzione dei consumi elettrici. Le anticipazioni dei giorni scorsi avevano fatto scattare già le polemiche, in particolare in Italia, anche perché diversi media avevano riportato una serie di possibili azioni, come la riduzione da remoto della potenza dei contatori residenziali, che erano state lette come il tentativo di Bruxelles di entrare nelle case degli europei. La proposta finale della Commissione non dettaglia alcun intervento specifico, come già scritto ieri da EuropaToday, ma si limita a fissare dei target. Saranno poi i singoli Stati membri a decidere come raggiungerli. Bruxelles, al massimo, invita all'equità, specificando che le riduzioni "non siano indebitamente limitate a determinati consumatori o gruppi di consumatori". 

L'esecutivo propone "di ridurre il consumo di elettricità", per un periodo di 4 mesi a partire da dicembre, "di almeno il 5%" durante le ore di punta, quelle con il prezzo più alto a carico dei consumatori e che di solito vengono coperte con l'elettricità generata dalle centrali a gas. Per questo, Bruxelles ritiene che grazie a questa riduzione si potranno risparmiare 1,2 miliardi di metri cubi di gas. In questo modo, la Commissione intende "ridurre la domanda complessiva di elettricità di almeno il 10% fino al 31 marzo 2023". 

Assalto agli extra profitti

Per colpire gli extra profitti delle compagnie energetiche, la Commissione propone due strade. La prima riguarda tutte quelle fonti di energia diverse dal gas, ossia: solare, eolico, nucleare, petrolio, lignite, geotermico, rifiuti e indroelettrico. Si salvano dalla scure solo i biocarburanti e gli impianti fotovoltaici più piccoli, quelli sotto i 20 kW di capacità, che in Italia rappresentano circa un quinto della capacità installata totale. Si tratta delle cosiddette "tecnologie inframarginali", ossia tutte quelle centrali elettriche che pur avendo costi più bassi di produzione rispetto a quella a gas, ma rivendendo l'elettricità al prezzo fissato dal gas, hanno accumulato ungenti guadagni extra in questi mesi. E si prospetta che continueranno a farlo. 

Da qui, la decisione di fissare un tetto a questi ricavi. Come? Le bollette resteranno sempre le stesse, ma i generatori di elettricità (o utilities che dir si voglia), come Enel o Edison, potranno guadagnare al massimo 180 euro per megawattora dalle loro centrali non a gas. Il resto verrà "requisito" dallo Stato. Per la Commissione, gli Stati membri nel complesso potrebbero accumulare 116 miliardi di euro in questo modo. Le compagnie, invece, potranno comunque incassare profitti più alti di quelli normalmente realizzati finora, dato che il tetto è comunque superiore ai reali prezzi a cui venderebbero la loro elettricità se tali prezzi fossero disaccoppiati da quello del gas.

A proposito di gas, Bruxelles propone invece di chiedere alle compagnie fossili europee (non a Gazprom, per intenderci) un "contributo di solidarietà" che dovrebbe essere al massimo pari al 33% dei ricavi extra conseguiti nel 2022. Tale contributo dovrà coprire un periodo di un anno. Come convincere le compagnie a essere solidali non è chiaro. La Commissione si limita a invitare gli Stati a utilizzare gli strumenti previsti dalla legge Ue e dalle normative nazionali. Per esempio, chi come l'Italia ha già una tassa sugli extra profitti delle compagnie fossili potrà continuare a utilizzarla, ma adeguandola alla proposta di Bruxelles. Nonostante il quadro non sia chiarissmo, l'esecutivo valuta che tale contributo possa portare nelle casse degli Stati membri fino a 25 miliardi di euro.

Le due leve individuate dalla Commissione, come dicevamo, dovranno essere utilizzate dai governi per aiutare famiglie e imprese a far fronte alle bollette. Per i ricavi dalle compagnie fossili, Bruxelles invista gli Stati a finanziare anche "progetti transfrontalieri in linea con gli obiettivi REPowerEU o utilizzare parte delle entrate per il finanziamento comune di misure a tutela dell'occupazione o promuovere investimenti nelle energie rinnovabili e nell'efficienza energetica".

La Commissione riconosce che i ricavi dei Paesi Ue saranno proporzionalmente diversi a seconda del livello e della composizione della produzione di elettricità, e per questo "incoraggia" gli Stati membri "che commerciano elettricità" a "concludere accordi bilaterali per condividere parte delle entrate, in uno spirito di solidarietà". 

Le altre misure 

In un ulteriore intervento sulle regole del mercato elettrico, "la Commissione propone anche di ampliare lo strumento dei prezzi dell'energia disponibile per aiutare i consumatori". Le proposte consentirebbero "per la prima volta prezzi dell'elettricità regolamentati sottocosto ed estenderebbero i prezzi regolamentati anche alle piccole e medie imprese". Bruxelles "continuerà anche a perseguire altre strade per abbassare i prezzi per i consumatori e l'industria europei e allentare la pressione sul mercato. La Commissione approfondirà la discussione con gli Stati membri sui modi migliori per ridurre i prezzi del gas, analizzando anche varie idee per i massimali tariffari e rafforzando il ruolo della piattaforma energetica dell'Ue nel facilitare accordi sui prezzi più bassi con i fornitori attraverso acquisti congiunti volontari", si legge nella nota dell'esecutivo Ue. Inoltre, la presidente Ursula von der Leyen ha annunciato in questi giorni che è allo studio una legge per rivedere il modo in cui il prezzo del gas è fissato alla borsa di Amsterdam, introducendo un "parametro di riferimento più rappresentativo".

La Commissione "continuerà inoltre a lavorare sugli strumenti per migliorare la liquidità sul mercato dei servizi di pubblica utilità e riesaminerà il quadro temporaneo per la crisi degli aiuti di Stato per garantire che continui a consentire agli Stati membri di fornire il sostegno necessario e proporzionato all'economia garantendo nel contempo condizioni di parità".

Adesso la palla passa ai governi. Primo appuntamento il 30 settembre con un nuovo consiglio straordinario dei ministri dell'Energia. Poi, a ottobre, toccherà ai leader di governo e di Stato dei 27. 

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