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Mercoledì, 17 Agosto 2022
Le conseguenze della guerra / Russia

Gas, flop del piano Ue: i prezzi schizzano a livelli record

La richiesta di riduzione dei consumi agli Stati membri non è bastata a rassicurare i mercati che stanno invece andando in panico per le ulteriori riduzioni delle forniture russe

Il piano dell'Unione europea per far fronte alle carenze negli approvvigionamenti di gas non ha impressionato nessuno, o comunque non di certo i mercati, che oggi hanno fatto segnare un record nel prezzo degli idrocarburi. Al Ttf, la piattaforma olandese diventata punto di riferimento dell'Europa per il prezzo del metano, dopo il +20 percento registrato ieri, la seduta odierna è iniziata con un altro +12, portando il costo a 225 euro per Mhw. Più che l'accordo raggiunto ieri dagli Stati membri a Bruxelles, che prevede una riduzione dei consumi del 15 percento (inizialmente volontaria e in caso di emergenza obbligatoria e che però nei fatti, grazie a tutta una serie di deroghe sarà molto inferiore), a pesare sul risultato negativo è stato il taglio dei rifornimenti del Nord Stream, quello sì ha spaventato i mercati.

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L'impennata ha portato i prezzi a circa 10 volte il livello a cui erano prima dell'inizio della stretta sulle forniture da parte di Mosca lo scorso anno. Gascade, l'operatore tedesco della rete del gas, ha dichiarato che i flussi su Nord Stream 1 si sono praticamente dimezzati al 20 percento della capacità a partire da questa mattina. Le forniture dal gasdotto chiave, che collega la Russia alla Germania, sono state tagliate per la prima volta al 40 percento della capacità a giugno, portando la Commissione ad accusare Vladimir Putin di usare il gas come arma di ritorsione per le sanzioni imposte dopo l'invasione dell'Ucraina. Gazprom ha invece garantito che la riduzione dei flussi è solo legata a problemi con le turbine che, a suo dire, sono stati esacerbati dalle sanzioni occidentali.

Per far fronte a questa situazione era stato pensato il piano europeo, che chiede ora agli Stati di risparmiare, per avere scorte da dare a Paesi che potrebbero trovarsi in difficoltà in caso di taglio completo delle forniture. Ma rimane il timore che l'industria e le famiglie possano subire razionamenti o carenze quest'inverno nel caso Mosca decida di chiudere del tutto i rubinetti. “Tutti nei mercati si aspettavano una riduzione delle forniture russe, ma non che avvenisse in maniera così veloce”, ha detto al Financial Times James Huckstepp, della S&P Global Commodity Insight, azienda di consulenza energetica. Secondo Toby Copson, managing partner alla Trident Markets, un gruppo che si occupa della vendita di gas, che ora che la Cina inizierà a fare scorte per l'inverno la situazione potrà solo peggiorare. “Ci sono tutti gli ingredienti per una crisi ad ampio raggio. Non ci sono abbastanza scorte e l'Europa è in una situazione disastrosa”, ha detto al giornale finanziario.

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