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Sabato, 20 Aprile 2024
L'accordo / Repubblica Ceca

Il nuovo patto del petrolio che allontana la Russia dall'Est Europa

Dal 2025 Praga dipenderà dal greggio scaricato nel porto di Trieste

Quando il mondo era diviso in due dalla Cortina di ferro un qualsiasi moto di indipendenza nell'Europa dell'est innescava l'invio di carri armati sovietici ed una violenta repressione militare nel nome del comunismo. L'operazione con cui nei giorni scorsi Praga ha detto ufficialmente addio al petrolio russo proveniente dall'oleodotto Druzhba (ironia della sorte il suo nome significa amicizia) segna il definitivo allontanamento della Repubblica Ceca dall'area di influenza moscovita, questa volta, apparentemente, senza generare alcun vento di guerra tra la Russia e il resto del mondo. A fornire il greggio ai cechi, dal 2025, sarà il Gruppo Tal, colosso tedesco che dal porto di Trieste fino ad Ingolstadt in Baviera gestisce oltre 750 chilometri di oleodotto, trasportando poco meno di 40 milioni di tonnellate di petrolio all'anno. 

L'accordo è stato annunciato nei giorni scorsi a Kralupy nad Vitavou, cittadina a qualche decina di chilometri dalla capitale, dal premier ceco Petr Fiala. Una trattativa, tra il Gruppo Tal e la Mero ČR (società petrolfiera ceca), durata oltre un anno e che, dopo "un intenso lavoro preparatorio" (così l'ha definito il general manager di Tal, Alessio Lilli) rimescola le alleanze in Europa centrorientale non solo sul piano economico. Definendolo un "progetto strategico", Fiala ha parlato infatti di "sicurezza e indipendenza energetica", mettendo la parola fine ad un'epoca. L'oleodotto Transalpino (gestito da tre società distinte in Italia, Austria e Germania) fornirà alla Repubblica Ceca circa otto milioni di tonnellate di petrolio all'anno, coprendo così completamente il fabbisogno di greggio del Paese. 

Il matrimonio celebrato tra Tal e la Mero parla tedesco e nasce, neanche tanto simbolicamente, dal divorzio chiesto da Praga. L'aggressione russa all'Ucraina e le conseguenti sanzioni occidentali hanno generato una crisi energetica senza precedenti, con tutti (o quasi) i governi mondiali costretti a correre ai ripari. I dettagli dell'operazione raccontano di "sostituzione e potenziamento delle pompe e dei motori che permettono di movimentare il greggio", investimento che oscilla tra i 50 e i 70 milioni di euro. Il volume di petrolio trasportato da Trieste alla Repubblica Ceca passerà, secondo quanto dichiarato da Tal, da 6.400 a 7.500 metri cubi all'ora. L'anno scorso Mero ČR aveva chiesto a Putin il 56 per cento del suo fabbisogno di greggio, dato maggiore rispetto a quanto importato nel 2021.  "Il progetto - così Jaroslav Pantucek, Ceo di Mero ČR - assicura la sua indipendenza dal petrolio russo".

La mossa va letta in un quadro di relazioni economico-politiche, oltre che di interessi condivisi. Dal 2012 la società petrolifera ceca siede al tavolo di Tal, con il cinque per cento delle azioni. Al tavolo di Mero siedono, come azioniste, le aziende petrolifere OMV, Shell, Rosneft, l'italiana ENI, C-Blue, Exxon, Connoco e Total. L'oleodotto Transalpino (che nell'agosto del 1972 era stato bersaglio di un attentato rivendicato dall'organizzazione terroristica palestinese Settembre Nero) trasporta il 90 per cento del fabbisogno di petrolio dell'Austria ed il 100 per cento di quello della Germania meridionale. Dal 2025 anche Praga dipenderà dal greggio scaricato nel porto di Trieste. 

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