rotate-mobile
Mercoledì, 29 Giugno 2022
Semestre europeo e Pnrr

Perché l'Ue non vuole tassare le case degli italiani

Polemiche sulle raccomandazioni di Bruxelles. Che però dicono altro. Ecco punto per punto cosa chiede la Commissione

La tregua della pandemia è finita: la pubblicazione delle raccomandazioni della Commissione europea per gli Stati membri ha riaperto le annose polemiche sulle presunte ingerenze di Bruxelles sull'Italia: la Lega è già sulle barricate, e accusa l'Esecutivo Ue di voler aumentare le tasse sulle case degli italiani. Altri denunciano il ritorno dell'austerity, sottolineando la richiesta di tagliare la spesa corrente già a partire dal 2023. Ma leggendo i documenti che accompagnano il cosiddetto Semestre europeo, ossia la periodica analisi economica, finanziaria e sociale dell'Esecutivo Ue sui Paesi del blocco, con il correlato delle contestate indicazioni sui punti su cui agire, il quadro della valutazione degli "euroburocrati" è ben più complesso. E affronta anche temi poco dibattuti nell'arena delle polemiche tra Roma e Bruxelles: l'elevato tasso di disuguaglianze sociali (ben al di sopra della media Ue), i salari bassi e il peso eccessivo della tassazione su di essi, ma anche l'elevato numero di contratti precari e la mancanza di protezioni sociali adeguate per contrastare la povertà, compresa quella lavorativa. 

Tasse e case

Ma partiamo dalla polemica sulle case. Va premesso che basta una piccola ricerca su Google per accorgersi che tale polemica riaffiora periodicamente da anni, perché da tempo la Commissione europea chiede di spostare il peso della tassazione generale in Italia dal lavoro alle rendite, sottolineando come esempio negativo l'esenzione fiscale sulla prima casa. Da qui a dire che Bruxelles chiede di tassare la prima casa ce ne passa, tuttavia: nelle raccomandazioni, infatti, non si parla di questo. Ecco cosa scrive la Commissione nelle sue raccomandazioni sul fisco italiano: "Al fine di ridurre ulteriormente le tasse sul lavoro e aumentare l'efficienza del sistema, adottare e attuare opportunamente la legge delega sulla riforma tributaria, in particolare attraverso la revisione delle aliquote marginali effettive, l'allineamento dei valori catastali ai valori correnti di mercato, la razionalizzazione e la riduzione delle spese fiscali , anche per l'Iva, e le sovvenzioni dannose per l'ambiente garantendo equità e riducendo la complessità del codice tributario".

Carne sul fuoco ce n'è tanta, ma restiamo sulla casa: di fatto, Bruxelles chiede all'Italia una riforma del catasto, che in questo momento è in discussione al Parlamento. Questo per allineare gli immobili al loro reale valore: è noto a tutti che nel nostro Paese ci siano case di lusso registrate come casolari di campagna, non serve certo la Commissione a ricordarcelo. Bruxelles, semmai, sottolinea che questa riforma del catasto non sarà utilizzata a fini fiscali, ma non chiede neppure che lo si faccia, come dimostra il passaggio delle raccomandazioni che abbiamo riportato sopra.

Il sistema fiscale inadeguato

In un altro documento del Semestre europeo, il "Country report", ossia l'analisi del Paese che fa da base alle raccomandazioni vere e proprie, la Commissione spiega meglio da dove nascano le sue richieste: "Il sistema fiscale" in Italia "ostacola l'efficienza economica - scrive - Esso è soggetto a numerose debolezze di vecchia data, compreso l'elevato onere per il lavoro". L'adeguamento delle politiche fiscali e della composizione della spesa pubblica "può favorire una crescita inclusiva", aggiunge. "Ad esempio, investire nelle competenze, ridurre le disparità regionali o ridurre l'onere fiscale sul lavoro, in particolare per le persone con salari più bassi, potrebbe avvantaggiare i lavoratori a basso reddito, affrontando così in parte le disuguaglianze attuali". E qui arriviamo a uno degli aspetti spesso poco evidenziati nel dibattito italiano quando si parla delle raccomandazioni di Bruxelles: le disuguaglianze sociali.

"La disparità di reddito rimane al di sopra della media dell'Ue - sentenzia la Commissione - La quota di famiglie in povertà assoluta è aumentata significativamente nel corso del 2020. I servizi sociali sono frammentati e non sempre soddisfano a sufficienza i bisogni, soprattutto al Sud. Poiché la spesa sociale è concentrata sulle pensioni, il rischio di povertà per gli anziani (over 65) è molto più basso di quello della popolazione media. È particolarmente elevato per i bambini, le persone con disabilità e le persone provenienti da un contesto migratorio". L'Italia, prosegue Bruxelles, "ha una quota tra le più alte nell'Ue di lavoratori temporanei, soprattutto tra i lavoratori più giovani. L'accesso a una protezione sociale adeguata è una sfida per alcuni di loro, come per i lavoratori autonomi. Pertanto, il rischio di povertà lavorativa rimane in media molto più elevato rispetto all'Ue".

Le "raccomandazioni" sociali

In un altro passaggio del Country report sull'Italia, Bruxelles sottolinea anche che "l'impatto sulla riduzione della povertà delle prestazioni sociali (escluse le pensioni) è uno dei più bassi dell'Ue (21% contro una media Ue del 33,2%)" e che misure come il reddito di cittadinanza, pur avendo avuto un impatto positivo sulla riduzione della povertà, non sono ancora sufficienti. Mentre quando si parla di disparità, la Commissione ricorda che il 13% dei laureati italiani è costretto a emigrare per la mancanza di opportunità lavoratori e salari troppo bassi. Nell'affrontare i risultati del Pnrr sul mercato del lavoro, poi, Bruxelles rimarca l'elevato ricorso a contratti temporanei. 

Infine, la Commissione ricorda che nel nostro Paese "il divario occupazionale di genere è tra i più ampi nell'Ue". In rapporto agli uomini, le donne hanno una maggiore quota di contratti a tempo parziale, e questo "a causa dell'insufficienza delle strutture per l'infanzia e delle politiche di sostegno familiare inefficaci, che ampliano ulteriormente il divario e perpetuano il divario retributivo di genere".

Se una critica può essere mossa all'Esecutivo Ue è di non far rientrare questa parte di analisi in modo più netto nelle raccomandazioni. Ma i riferimenti alla riduzione delle tasse per i salari più bassi, spostandole su rendite e patrimoni, e a una spesa corrente più adeguata ad aiutare fasce più deboli e precari quando si tratta di assistenza sociale, sono chiari. Eppure, alle nostre latitudini politiche e mediatiche, pare si faccia orecchie da mercanti.

Torna l'austerity?

Quello che invece ascoltiamo molto bene sono i riferimenti al modo con cui gestiamo il bilancio pubblico. A tal proposito, la Commissione raccomanda di tagliare la spesa corrente, già nel 2023, e avviare la riduzione del debito e del deficit in modo graduale e credibile. E questo perché "l'Italia sta vivendo squilibri eccessivi" con "vulnerabilità" che "riguardano l'elevato debito pubblico e la debole crescita della produttività, in un contesto di fragilità del mercato del lavoro e alcune debolezze dei mercati finanziari, che hanno rilevanza transfrontaliera".

La "persistente bassa crescita della produttività è stata un fattore chiave alla base della protratta debole crescita del Pil dell'Italia, che ha smorzato la riduzione dell'indebitamento pubblico, ridotto le opportunità di lavoro e influito sui bilanci delle banche", dice ancora la Commissione, che accende un faro sulla stabilità delle nostre banche: "Il settore bancario potrebbe dover affrontare sfide man mano che l'impatto dell'eliminazione graduale delle misure di sostegno temporaneo in risposta alla crisi pandemica si sviluppi completamente". Per il momento, le raccomandazioni non si traduranno in procedura d'infrazione per il deficit eccessivo perché la Commissione ha sospeso le procedure. "Ma una nuova valutazione sarà fatta nell'autunno 2022", avverte.

Pnrr e riforme

La novità di queste raccomandazioni è senza dubbio l'analisi del Pnrr. Da Bruxelles arriva una promozione dell'operato del governo, ma con alcuni avvertimenti: il Pnrr, si legge, "sta affrontando le vulnerabilità" del Paese sottolineata sopra "anche stimolando la competitività e la produttività". Tuttavia, "è probabile che l'effetto di stimolo della crescita degli investimenti e delle riforme richieda tempo per svilupparsi e dipende in modo cruciale da un'attuazione rapida e sana".

È in questo quadro, che si si inserisce la raccomandazione sulla riforma del catasto: già, perché con il Recovery fund, a dirla tutta, le "raccomandazioni" della Commissione si sono sdoppiate: ci sono quelle classiche del Semestre europeo, ma ci sono anche quelle su cui l'Italia si è impegnata a lavorare in cambio della pioggia di sussidi e prestiti agevolati dell'Ue: insieme al catasto, c'è la riforma del sistema fiscale (di nuovo, riduzione degli oneri sul lavoro), ma anche quelle della pubblica amministrazione, della giustizia, del mercato del lavoro e della concorrenza. Tutto questo in linea con "le tappe e gli obiettivi" che sono stati concordati tra Roma e Bruxelles nell'ambito del Pnrr.

Energia e Green deal

Sempre nel quadro del Pnrr (come del Semestre), c'è la grande questione energetica. Dopo aver ricordato nella sua anali la forte dipendenza dell'Italia dal gas russo e i livelli di stoccaggio non proprio entusiasmanti, l'Esecutivo Ue sollecita una serie interventi importanti sul fronte della transizione energetica: "Ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e diversificare l'importazione di energia. Superare le strozzature per aumentare la capacità di trasmissione interna del gas, sviluppare interconnessioni elettriche, accelerare la diffusione di ulteriori capacità di energia rinnovabile e adottare misure per aumentare l'efficienza energetica e promuovere la mobilità sostenibile".

Anche perché “l’Italia ha spazio per continuare ad adottare misure per facilitare l'autorizzazione di progetti di energia rinnovabile. Inoltre, gli obiettivi dell'Italia in termini di efficienza energetica potrebbero non essere sufficienti per affrontare queste sfide né per soddisfare le ambizioni del pacchetto Fit-for-55”. Non solo. “La strategia di efficienza energetica per il settore edile si basa principalmente su misure temporanee e dovrebbe essere integrata da una strategia a medio e lungo termine, che comprenda misure più efficaci per l'efficienza energetica nelle imprese, in particolare nell'industria”, afferma ancora la Commissione, con un riferimento al Superbonus. 

Ma anche in questo ambito, c'è una questione connessa al fisco e alle diseguaglianze: "Le tasse sull'energia non sono progettate in modo tale da supportare la transizione verso tecnologie pulite", scrive Bruxelles nel suo Country report. La Commissione, infatti, sottolinea che pur avendo un'elevata tassazione ambientale, l'Italia riutilizza un'alta quota di queste risorse per "sussidi dannosi per l'ambiente", ossia quelli alle fonti fossili: nel 2019, per esempio, tali sussidi sono stati sopra i 5 miliardi di euro, più o meno la stessa somma destinata alla protezione dell'ambiente.

Semmai, Bruxelles sottolinea l'esigenza non solo di spingere sulle rinnovabili, ma anche di affrontare la povertà energetica, che già oggi è più alta della media Ue e che con la crisi in corso è destinata ad aumentare. Meno risorse pubbliche alle lobby del gas, del petrolio e del carbone, per esempio, e più fondi mirati alle famiglie che hanno più difficoltà a rinnovare energeticamente i loro appartamenti. E che quindi pagano in proporzione bollette più care. Chissà se questo suggerimento verrà colto a Roma.

Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Perché l'Ue non vuole tassare le case degli italiani

Today è in caricamento