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Sabato, 24 Febbraio 2024
La strategia

Perché la Bce continua ad alzare i tassi d'interesse (facendo infuriare l'Italia)

A Francoforte prevale la linea dei falchi guidati dalla Germania secondo cui è meglio fare troppo che troppo poco, nonostante le conseguenze immediate sull'economia. Il nostro Paese protesta ma non riesce a imporre la sua linea

La Bce è determinata a portare avanti la sua strategia antinflazionistica basata sul rialzo dei tassi di interesse, una linea contro cui l'Italia di Giorgia Meloni ha deciso di schierarsi apertamente, definendola una scelta "semplicistica" e paventando rischi di recessione. È stata ieri la stessa presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, ad annunciare il nuovo rialzo previsto per il mese prossimo, quando il tasso dovrebbe essere portato dall'attuale 3,5 al 4%. Francoforte ha portato questo mese i tassi di interesse della zona euro al livello più alto degli ultimi 22 anni e ha dichiarato che il nono rialzo consecutivo dei tassi è praticamente garantito a luglio, poiché l'istituto ha previsto che l'inflazione rimarrà al di sopra del suo obiettivo del 2% fino alla fine del 2025. L'inflazione dei prezzi nell'Eurozona è scesa al 6,1% su base annua a maggio, ben lontana dal record del 10,6% raggiunto in ottobre, ma comunque ancora lontana dal target perseguito dalla banca centrale. Da qui la decisione della Bce.

La Bce alzerà ancora i tassi, si va verso un'impennata dei mutui

Ma perché contro l'inflazione si aumentano i tassi d'interesse? I tassi più alti sono considerati strumenti potenti per combattere l'aumento dei prezzi. Essi hanno degli effetti negativi sul breve termine in quanto rendono più costoso un prestito, cosa cHe pesa sui cittadini e sulle imprese, raffreddando la crescita economica e rallentando le assunzioni. Se i tassi sono alti, i prestiti delle banche saranno più cari sia per i cittadini che vogliono comprare una casa, un'auto o quello che sia, siA per le imprese che li chiedono quando magari hanno bisogno di investire o di ingrandirsi.

I debiti personali, i mutui e le carte di credito diventano più costosi e i cittadini ci pensano due volte prima di richiederli. Anche le aziende tendono a far ricorso a meno prestiti e a basarsi di più sulle proprie risorse interne. In questo modo c'è un calo delle spese, degli acquisti, nonché delle assunzioni e delle espansioni delle aziende. In generale tutto questo porta a un calo della domanda di beni e servizi, e quando questo avviene solitamente anche il loro prezzo tende a diminuire. Se nessuno vuole un'auto o un televisore nuovo, questi verranno messi in offerta a un prezzo conveniente per stimolare le persone ad acquistarla. E questo, in soldoni, è ciò a cui le banche centrali puntano per contenere l'inflazione.

Perché le banche centrali aumentano i tassi d'interesse per combattere l'inflazione

Ma il percorso nel breve termine non aiuta l'economia, soprattutto in Paesi come il nostro. L'aumento dei tassi rende più costoso per l'Italia il servizio (cioè il pagamento degli interessi) di quello che è il secondo debito pubblico della zona euro, secondo solo in proporzione a quello della Grecia, e questo alla lunga potrebbe rendere sempre più complicato per il nostro Paese finanziarsi con i propri bond sul mercato. Roma teme poi che la mossa possa innescare un'altra recessione per quella che è da tempo una delle economie più deboli dell'Eurozona. Inoltre il nostro è un Paese di acquirenti di case, che sono il principale investimento delle famiglie, e l'aumento dei mutui è una cosa altamente impopolare. "È giusto combattere con decisione l'inflazione, ma per molti la ricetta semplicistica del rialzo dei tassi seguita dalla Bce non sembra essere la strada giusta", ha detto Meloni al Parlamento. Ieri era stato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a criticare la mossa, sostenendo che "rischiamo che un aumento dei tassi di interesse blocchi i prestiti alle imprese con conseguente riduzione della competitività e rischio di recessione, come successo in Germania".

I rappresentanti italiani della Bce, il membro del consiglio direttivo Fabio Panetta e il capo della banca centrale di Roma Ignazio Visco, sono stati tra le voci più moderate del consiglio direttivo della banca dell'Ue. Ma la loro posizione è debole, anche perché Visco si dimetterà alla fine di ottobre e il governo ha proposto di sostituire Panetta, lasciando così un posto vacante nel consiglio direttivo della Bce, composto da sei persone. L'Italia, terza economia del blocco, ha sempre avuto un posto nel consesso, ma questo non è un diritto automatico e rischiamo anche di rimanere senza un rappresentante al suo interno. Con o senza Italia al momento comunque a Francoforte prevale la linea dei falchi: la tedesca Isabel Schnabel, lo slovacco Peter Kazimir e il lettone Martins Kazaks. "A mio avviso avremo ancora bisogno di aumentare i tassi e non credo che a luglio saremo abbastanza tranquilli da dire: 'abbiamo finito'", ha dichiarato ieri Kazaks alla Reuters. "Penso che i tassi dovranno essere alzati oltre luglio, ma quando e di quanto dipenderà dai dati", ha addirittura aggiunto, facendo presagire che si andrà oltre il 4%.

Tassi d'interesse e Mes: perché la doppia morsa preoccupa Meloni

Le argomentazioni dei fautori della linea dura è che se la Bce non riesce a sradicare l'inflazione ora, questa potrebbe radicarsi nell'economia, costringendo le politiche a rimanere rigide ancora più a lungo, causando difficoltà ai consumatori dell'Eurozona al di là di quanto sarebbe necessario. Per questo è meglio fare troppo che troppo poco, anche perché secondo i falchi nonostante l'inflazione stia comunque scendendo in maniera relativamente rapida, la crescita dei salari nominali e la robusta domanda di servizi rischiano di rallentare o addirittura invertire la disinflazione. Le "colombe" insistono invece che i rapidi aumenti dei tassi non hanno ancora fatto il loro effetto sull'economia e che l'aumento dei costi di finanziamento, combinato con una crescita anemica, raffredderà naturalmente la crescita dei prezzi. Cosa a cui non sembra credere Lagarde.

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