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Martedì, 27 Settembre 2022
Nuovo intoppo

Orban "copia" la Polonia: no alla tassa globale sulle multinazionali

L'Ungheria ha posto il veto all'introduzione dell'imposta. Che per l'Italia varrebbe 2,7 miliardi di introiti in più all'anno

Dopo aver risolto l'improvvisa opposizione della Polonia, adesso l'Unione europea deve fare i conti con un nuovo veto che mette a rischio il via libera all'introduzione della tassa minima globale sulle multinazionali del 15%, una misura che dovrebbe ridurre la perdita di entrate fiscali di Paesi come Italia, Francia e Germania a favore dei paradisi fiscali. Stavolta, a porre il freno alla nuova imposta è l'Ungheria. E come nel caso di Varsavia, le ragioni non sembrano legate ai contenuti della legge.

Secondo quanto emerso in Lussemburgo, dove domani 17 giugno si incontreranno i ministri delle Finanze, Budapest ha posto il suo veto spiegando che "i tempi sono cambiati" e che "non è il momento giusto" per introdurre una tassa di questo tipo. Una posizione che però "non convince né la Commissione, né gli altri Stati Ue anche perché la tassa globale rappresenta un beneficio per l'economia europea", dice una fonte Ue all'Agi. "Inoltre nei mesi scorsi erano state accolte tutte le istanze ungheresi. Quindi vedremo domani come verrà affrontata la questione" alla riunione dei ministri delle Finanze, l'Ecofin, ha aggiunto la fonte.

Il sospetto è che Viktor Orban voglia usare la stessa strategia del governo polacco, che ha prima minacciato di bloccare la proposta sulla tassa minima, e ha poi ritirato il suo veto dopo aver ottenuto il via libera di Bruxelles allo sblocco dei fondi del Pnrr.  L’esecutivo Ue ha aspettato oltre un anno per dare l’ok al piano polacco a causa delle violazioni dello Stato di diritto contestate al Paese. Ma il ricatto di Varsavia di bloccare i provvedimenti Ue che richiedono il voto all’unanimità, tra cui quello sull'imposta alle multinazionali, ha convinto la Commissione a scendere a compromessi.

L’imposta minima nasce da un'intesa internazionale approvata da 137 Paesi e prevede la fissazione di un'aliquota di base del 15% da applicare a tutte le grandi multinazionali ovunque si trovi la loro sede fiscale. Secondo uno studio dell'Osservatorio fiscale europeo, l'aliquota al 15% sui profitti delle grandi imprese varrebbe 111 miliardi solo nel 2021 per Ue, Usa, Canada e Giappone. Per l'Italia, l'incasso annuale sarebbe di 2,7 miliardi. Mentre l'intera Ue incasserebbe 48,3 miliardi.

Varsavia aveva detto no alla proposta sostenendo che andrebbe integrata con il cosiddetto ‘primo pilastro’ dell’accordo globale sulla tassazione minima, volto a redistribuire le basi imponibili tra gli Stati in modo da assicurare una più equa ripartizione del gettito proveniente dalle grandi aziende. L'opposizione di Budapest non cita questo aspetto. 

Quanto vale la tassa globale sulle multinazionali

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