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Mercoledì, 28 Settembre 2022
Lo stallo / Ungheria

L’Ue vuole pagare Orban perché sostenga l’embargo petrolifero

Budapest chiede più tempo per abbandonare il petrolio russo e Bruxelles valuta un sostegno finanziario diretto. Ma non tutti gli Stati membri sono d'accordo

Non c’è ancora la fumata bianca per il sesto pacchetto di sanzioni dell’Ue, che prevede l’embargo sul petrolio russo. A bloccare l’approvazione è, soprattutto, il primo ministro ungherese Viktor Orbán, che chiede ulteriori garanzie nonostante i numerosi tentativi di mediazione da parte della Commissione. L’ultimo tentativo di Bruxelles per convincere Budapest sarebbe una compensazione economica delle perdite subite in caso di stop alle forniture di greggio dalla Russia. Ma alcuni tra i Ventisette sono contrari a finanziare il governo Orbán, anche per via dell’evidente paradosso: come giustificare la decisione di dare più fondi europei a un Paese contro cui, poche settimane fa, Bruxelles ha avviato un accertamento circa le violazioni dello Stato di diritto?

I negoziati sono in corso, ma è chiaro che Orbán farà di tutto per giocare la carta del veto sulle sanzioni (che vanno approvate all’unanimità) per ottenere una vittoria politica. Il leader ungherse ha definito l’embargo sul petrolio una “bomba nucleare” sul suo Paese nonostante Bruxelles abbia offerto a Budapest una finestra di tempo extra per tagliare gradualmente le forniture da Mosca. La Commissione ha infatti concesso all’Ungheria (e alla Slovacchia) un’esenzione di un anno (che potrebbe anche diventare più lunga) per abbandonare completamente il greggio russo.

Ma Orbán, che ha da poco ottenuto il quarto mandato consecutivo alla guida del Paese, ha chiesto più tempo (nonché i soldi di quell’Europa che attacca regolarmente) per tutelare l’economia e la sicurezza energetica ungheresi. Così, lunedì scorso la presidente dell’esecutivo comunitario, Ursula von der Leyen, si è recata nella capitale magiara per cercare di convincere il premier sovranista a dare l’ok alle sanzioni. Ma è dovuta tornare a casa a mani vuote.

Si sta quindi facendo strada tra i corridoi di Bruxelles l’idea di offrire una compensazione finanziaria a Budapest per ammortizzare i costi dell’uscita dalla dipendenza petrolifera da Mosca. Secondo quanto riporta Politico, i fondi potrebbero essere presi dal pacchetto REPower EU, la strategia della Commissione per avviare l’Ue sulla strada dell’autonomia energetica.

Ma non sarà una passeggiata. Già diversi Paesi membri hanno espresso la loro riluttanza a sborsare altro denaro nelle casse di Orbán, citando timori che il leader magiaro lo possa utilizzare per rimpinguare le tasche della sua rete clientelare o, peggio ancora, per procedere con lo smantellamento della democrazia ungherese. Il mese scorso, la Commissione ha infatti inaugurato il nuovo meccanismo di condizionalità, per cui l’erogazione dei fondi europei verrà subordinata al rispetto dei princìpi dello Stato di diritto, attivandolo proprio contro l’Ungheria.

Eppure, stando a fonti istituzionali, i colloqui tra Orbán e von der Leyen non hanno toccato lo Stato di diritto né il Pnrr ungherese, ancora in standby a Bruxelles proprio per le preoccupazioni circa il declino democratico, ma si sono concentrati esclusivamente sui problemi tecnici ed economici per l’abbandono del petrolio russo da parte di Budapest. Sia come sia, è verosimile che non ci siano svolte prima della prossima settimana. Gli ambasciatori dei governi nazionali si stanno incontrando a Bruxelles proprio oggi, ma la discussione verrà probabilmente rimandata al Consiglio Affari esteri in calendario per lunedì prossimo.

Ciononostante, stando ai funzionari coinvolti nelle trattative, un compromesso è possibile se non addirittura probabile. Molto dipenderà da cosa la Commissione valuterà più importante: far rispettare agli Stati membri gli standard democratici su cui dovrebbe reggersi l’Ue, oppure assicurarsi l’appoggio di tutte le cancellerie (almeno laddove serve l’unanimità) in questo momento di crisi. Soprattutto quelle, come Budapest, tradizionalmente vicine a Mosca.

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