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Mercoledì, 17 Aprile 2024
Il caso / Paesi Bassi

La stampante che potrebbe lasciare la Cina senza chip avanzati

Dopo Usa e Giappone, anche l'Olanda ha annunciato restrizioni all'invio di apparecchiature per produrre i semiconduttori per auto, smartphone e missili

Una stampante potrebbe fermare lo sviluppo tecnologico della Cina in settori chiave come i trasporti e le telecomunicazioni, ma anche in quello della difesa. Si tratta di un'apparecchiatura che stampa microchip avanzati e che viene prodotta in solo tre Paesi del mondo. Due di questi, Usa e Giappone, hanno già deciso di non esportare più questo tipo di stampanti in direzione di Pechino. L'Olanda, ultimo membro del club ristretto, ha annunciato che farà lo stesso a breve.

Il ruolo dei chip

La comunicazione del governo dell'Aja è arrivata dopo mesi di pressioni di Washington, che sta cercando di trovare sponda negli alleati europei e asiatici per contrastare le mire della Cina di diventare leader della tecnologia globale. Il primo passo di questa strategia è mettere in crisi la produzione di semiconduttori di ultima generazione, colpendo la catena mondiale di fornitura di macchinari che porta fino a Pechino. A fine gennaio, gli Usa hanno sottoscritto un accordo con Giappone e Paesi bassi che prevede nuove restrizioni all'esportazione di tecnologia avanzata in Cina. Il governo olandese, pur siglando l'intesa, non aveva ancora fatto passi concreti in tal senso, almeno fino a ieri.

"Dati gli sviluppi tecnologici e il contesto geopolitico, il governo ha concluso che è necessario per la sicurezza internazionale espandere i controlli esistenti sulle esportazioni di apparecchiature di produzione specifiche per semiconduttori", ha scritto il ministro del commercio estero Liesje Schreinemacher in una lettera al parlamento. Il riferimento alla sicurezza è dettato dal fatto che i microchip non sono solo il cuore di auto elettriche, elettrodomestici intelligenti, computer e smartphone, ma anche di potenti armi come i droni militari e i missili guidati a distanza. Qualche settimana fa, Washington aveva avvisato gli alleati della Nato che la Cina sarebbe pronta a fornire un sostegno militare alla Russia. 

Stretta anche sul 5G

Il problema per l'Olanda è che senza Pechino, le vendite di stampanti per chip rischiano di subire un crollo considerevole. Nei Paesi bassi opera infatti l'Asml, leader mondiale nella produzione di questo tipo di macchine, in particolare le più avanzate Duv (deep ultraviolet).  La Cina rappresenta il 18% del portafoglio ordini dell'azienda, e non è chiaro come queste restrizioni incideranno sui suoi affari, e quali eventuali nuovi clienti potranno sostituire quelli cinesi.

Le restrizioni sulle esportazioni legate ai semiconduttori sono solo un filone di un approccio più articolato da parte degli Stati Uniti per contrastare lo sviluppo tecnologico della Cina. Per Washington, la ragione di questa strategia (almeno ufficialmente) non è commerciale, ma riguarda la sicurezza. I chip fanno parte delle cosiddette tecnologie dal duplice uso, ossia che possono servire sia alla produzione di beni per uso civile, sia per scopi militari. La stretta contro TikTok, per esempio, fa parte di questa strategia. Così come gli allarmi sulla presenza di Huawei nella costruzione di reti 5G in Europa. Allarmi che sembrano cominciare a sortire effetti: in Germania, il governo sta valutando la rimozione di componenti cinesi (prodotti da Huawei e Zte) dalle infrastrutture 5G. Peccato che, fa notare politico, il 59% delle reti già costruite contengano la tecnologia dei giganti di Pechino. 

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