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Mercoledì, 5 Ottobre 2022
Tecnologia

L'Ue contro l'obsolescenza programmata: "Basta cambiare cellulare ogni 3 anni"

La Commissione sta lavorando a una nuova legge. A marzo un primo pacchetto di proposte per informare i consumatori sulla durabilità dei prodotti

La Commissione europea presenterà la sua proposta di direttiva contro l'obsolescenza programmata dei dispositivi elettronici dopo la pausa estiva. Lo ha annunciato il commissario europeo per il Mercato interno, Thierry Breton, in conferenza stampa al Parlamento Ue.

"Stiamo lavorando all'eco-design per prevenire l'obsolescenza programmata di smartphone e tablet. Alcune aziende vorrebbero che cambiassimo il nostro smartphone ogni tre anni, le capiamo, ma non è il punto di vista dei consumatori e nemmeno il nostro, in termini di prendersi cura ora dell'ambiente", ha sottolineato Breton. Le misure allo studio, ha spiegato il commissario francese, "includeranno l'affidabilità, la facilità di smontaggio, incentivi alla riparazione, l'accesso a pezzi di ricambio critici e l'aumento del riciclo".

Già a marzo, la Commissione aveva proposto un primo giro di vite contro il fenomeno dell'obsolescenza programmata. Il pacchetto di misure, adesso in discussione al Parlamento e al Consiglio degli Stati membri, modifica da un lato la direttiva sui diritti dei consumatori "per obbligare i professionisti a informare i clienti sulla durabilità e la riparabilità dei prodotti", dall'altro aggiorna la direttiva contro le pratiche commerciali seali. 

Per quanto riguarda l'obbligo di informazione, la proposta prevede che i consumatori vengano informati "della durabilità garantita dei prodotti". Inoltre, "il venditore deve fornire informazioni sulle riparazioni, come l'indice di riparabilità (se applicabile), o altre informazioni sulla riparazione messe a disposizione dal produttore, come la disponibilità di pezzi di ricambio o un manuale di riparazione. Per i dispositivi intelligenti e i contenuti e servizi digitali il consumatore deve essere informato anche in merito agli aggiornamenti del software forniti dal produttore", spiega la Commissione. 

Sul fronte delle pratiche commerciali sleali, Bruxelles propone di allungare la cosiddetta "lista nera" delle pratiche vietate nel mercato Ue. Tra le nuove pratiche vietate ci sono:

  • omettere di informare i consumatori dell'esistenza di una caratteristica introdotta nel bene per limitarne la durabilità, come ad esempio un software che interrompe o degrada la funzionalità del bene dopo un determinato periodo di tempo;
  • formulare dichiarazioni ambientali generiche o vaghe laddove l'eccellenza delle prestazioni ambientali del prodotto o del professionista non sia dimostrabile. Esempi di dichiarazioni ambientali generiche sono "rispettoso dell'ambiente", "eco" o "verde", che suggeriscono o danno erroneamente l'impressione di un'eccellenza delle prestazioni ambientali;
  • formulare una dichiarazione ambientale concernente il prodotto nel suo complesso quando in realtà riguarda soltanto un determinato aspetto;
  • esibire un marchio di sostenibilità avente carattere volontario che non è basato su un sistema di verifica da parte di terzi o stabilito dalle autorità pubbliche;
  • omettere di informare che il bene dispone di una funzionalità limitata quando si utilizzano materiali di consumo, pezzi di ricambio o accessori non forniti dal produttore originale.

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