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Sabato, 24 Febbraio 2024
La nuova legge

Nuove miniere per abbassare i costi dell'auto elettrica: al via il piano europeo

Accordo raggiunto tra governi e Parlamento Ue sulle nuove norme per rilanciare l'estrazione, la raffinazione e il riciclaggio di materie prime critiche

L'apertura di nuove miniere attraverso la riduzione della burocrazia. Ma anche promuovere l’innovazione, lo sviluppo di materiali alternativi e il riciclo. E diversificare i Paesi terzi da cui rifornirsi. Sono questi i punti centrali della legge Ue sulle materie prime critiche che ha ricevuto il via libera di Stati membri e del Parlamento europeo. L'obiettivo dichiarato è aumentare la capacità dell'Europa di fare scorta di materiali strategici per la transizione ecologica e digitale, come il litio per le auto elettriche, ma anche per i settori della difesa e dell'aerospazio. La sfida è ridurre i costi di approvvigionamento e la dipendenza da un piccolo stuolo di Paesi terzi, in particolare dalla Cina.

Perché si torna in miniera (o quasi)

Ogni anno, l'Europa importa materie prime per una spesa complessiva di 31 miliardi di euro. Fino a poco tempo fa, questo non ha rappresentato un problema. Ma negli ultimi anni, l'accelerazione della transizione ecologica e digitale a livello globale e le tensioni sempre più accese sull'asse Usa-Cina hanno fatto scattare il campanello d'allarme a Bruxelles. La Commissione Ue ha così stilato un elenco di materie prime considerate "critiche" per il futuro dell'industria europea, dal litio al fosforo, passando dal rame alle terre rare. L'ultimo aggiornamento ha portato a 36 il numero di questi materiali, con l'aggiunta della grafite sintetica e dell'alluminio.

Di queste materi prime, solo 3 sono attualmente estratte in buona quantità nel territorio Ue, mentre ben 17 hanno un tasso di dipendenza da Paesi terzi pari all'80%. Secondo la nuova legge, l'Europa non potrà più fare affidamento su un’unica fonte di approvvigionamento per più del 65% del suo consumo. Come riuscire in questa impresa? Il primo passo, anche se non il principale, è tornare per l'appunto in miniera.

Burocrazia e Nimby

La legge fissa come anno target il 2030: entro quella data, l'Ue dovrebbe avere la capacità di estrarre almeno il 10% delle materie prime criitiche che utilizza. Non sarà facile: il sottosuolo europeo sembra promettente, ma il recente scandalo in Portogallo che ha colpito uno dei progetti più interessanti per l'estrazione di litio ha ricordato le difficoltà dei Paesi Ue nel portare avanti la costruzione di nuove miniere. L'estrazione comporta costi ambientali che le comunità interessate non vogliono pagare, ma ci sono anche vincoli di legge che rendono i meccanismi di autorizzazioni lunghi e farraginosi. La legge approvata da governi e Parlamento europeo darebbe alle miniere lo status di "progetti di rilevante interesse pubblico", e questo consentirebbe alle autorità nazionali di accordare permessi più rapidi, aggirando i vincoli ambientali fissati dalla stessa Ue. 

Diversificare le fonti e riciclo

Non basta però un pezzo di carta per vincere la burocrazia e le resistenze locali. E soprattutto, non è detto che il sottosuolo dell'Ue sia così generoso. Ecco perché la legge mette in risalto il ruolo dei partenariati strategici con Paesi fornitori, in modo da diversificare le fonti di approvvigionamento: Bruxelles si è mossa in questo senso già con Cile, Canada, Congo, Kenya, Namibia, Kazakhstan e Argentina, senza dimenticare l'Ucraina, le cui riserve potrebbero risolvere non pochi problemi all'industria Ue. In questo quadro, un ruolo importante lo svolge il riciclo: la legge prevede come obiettivo di raggiungere almeno il 25% di materie prime riciclate entro il 2030. 

La trasformazione

Migliorare l'approvvigionamento non è l'unico modo per garantire all'industria di avere scorte di materiali adeguate e a costi competitivi: uno dei nodi critici della filiera per l'Europa è la trasformazione dei minerali. Qui il ruolo della Cina è ancora più evidente: Pechino controlla la raffinazione dell'80% delle principali materie critiche. Ce la farà l'Ue a "disintossicarsi" da queste dipendenze? Con la nuova legge, "è stato tracciato il percorso per la sovranità aperta, economica e geopolitica dell'Europa", dice l'eurodeputato Nicola Beer. Adesso, bisognerà percorrere la strada tracciata.

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