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Martedì, 27 Settembre 2022
I guai dell'atomo / Francia

Il gigante francese del nucleare fa causa allo Stato per il tetto ai prezzi dell'energia

La misura ha tenuto basse le bollette. Ma Edf, per l'84% di proprietà pubblica, lamenta adesso un buco di bilancio preoccupante. Non solo (e non tanto) per il price cap

Durante la campagna elettorale, è stato un motivo di vanto del presidente uscente, e poi rieletto, Emmanuel Macron: aver imposto un tetto ai prezzi dell'energia che ha tenuto basse le bollette di famiglie e imprese dinanzi ai rincari del gas. Ma adesso che le elezioni sono passate, il destinatario di questa misura, ossia il gigante del nucleare francese Edf, ha deciso di fare causa allo Stato per il price cap, chiedendo un maxi risarcimento da 8,3 miliardi di euro.

Per certi versi, è come se lo Stato facesse causa a sé stesso: Edf è infatti per l'84% di proprietà pubblica, e proprio di recente il governo ha confermato il piano di voler nazionalizzare completamente la società, acquisendo le quote di minoranza detenute dai privati. Il costo dell'operazione dovrebbe aggirarsi sui 9,7 miliardi, poco più della liquidità che i vertici di Edf vorrebbero adesso incassare con il ricorso in tribunale.

La diatriba era cominciata all'inizio dell'anno, quando il governo ha imposto alla compagnia energetica un tetto al prezzo di vendita dell'elettricità, o meglio un'estensione del price cap che normalmente Edf deve rispettare come compensazione alla sua posizione di monopolio (è l'unico gestore del nucleare in Francia). Già all'epoca, la compagnia aveva sollevato il rischio che il tetto avrebbe provocato un buco nel bilancio miliardario. Parigi ha provato a calmare i vertici di Edf stanziando 2 miliardi come "ricompensa". Ma a quanto pare, la compensazione non è bastata.

C'è da dire che nel frattempo, Edf ha dovuto fare i conti con problemi straordinari: prima, la scoperta di crepe in alcuni reattori, messi in pausa per ragioni di sicurezza. Poi, l'ondata di caldo che ha costretto a ridurre i consumi d'acqua fondamentali per raffreddare i reattori. Il risultato è stato una contrazione notevole della produzione, che potrebbe toccare il livello più basso negli ultimi 30 anni e che si è aggiunta a problemi di lunga data di cui la dirigenza di Edf ha le sue colpe: se oggi la società, un tempo orgoglio della produzione energetica della Francia, ha un debito che supera i 42 miliardi, il motivo va cercato anche negli investimenti passati non andati a buon fine, con nuovi impianti costati fino a 7 volte più di quanto preventivato e ritardi, anche decennali, per la loro costruzione.

Tutti nodi che sono venuti al pettine forse nel momento peggiore, vista la crisi energetica che sta colpendo l'Europa. Macron, di suo, spera di invertire il trend di Edf riportando sotto il totale controllo statale la società. Ma le resistenze al suo piano non mancano, anche dentro Edf: Il mese scorso, un'associazione di azionisti dipendenti della compagnia ha dichiarato di voler citare in giudizio lo Stato francese per i suoi piani di nazionalizzazione, sostenendo che la decisione va contro l'interesse della società.

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