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Lunedì, 15 Agosto 2022
La vendetta di Mosca

La mossa di Putin per far salire il prezzo del petrolio

La Russia risponde alle sanzioni Ue e del G7 con lo stop al mega oleodotto col Kazakistan. Ecco perché il provvedimento avrà un impatto alla pompa di benzina

Una strana coincidenza. Mentre nei mercati globali sale l’apprensione per il prezzo del petrolio, che rischia di triplicare nei prossimi mesi, un tribunale russo ha ordinato lo stop al trasporto di greggio tramite uno degli oleodotti più grandi del mondo. Si tratta del Caspian Pipeline Consortium (Cpc) che collega la Russia e il Kazakistan, con un flusso continuo tra il Mar Nero e il mar Caspio. L’azienda che gestisce la mega infrastruttura, capace di trasportare 1,2 milioni di barili al giorno, ha affermato che l’ordine di sospensione delle operazioni è arrivato dalla vicepremier russa Viktoria Abramchenko. 

L’esponente del partito e del governo di Vladimir Putin ha ordinato “di valutare le condizioni tecniche di pericolose strutture operative” dell’oleodotto “e la loro conformità ai requisiti ambientali durante il loro funzionamento”, si legge nella nota del Cpc. Dal controllo delle autorità, ha precisato l’agenzia Reuters, sarebbero emerse irregolarità “di documentazione” sui piani di emergenza per affrontare le eventuali fuoriuscite di petrolio.

Fatte le dovute verifiche, le autorità avevano inizialmente concesso al gestore dell’oleodotto un periodo di tempo fino al 30 novembre per correggere le irregolarità. Il colpo di scena è arrivato oggi, il 6 luglio, quando le autorità russe si sono corrette e hanno improvvisamente chiesto la chiusura del terminal. Una richiesta subito approvata dal tribunale competente in quanto “necessaria” per prevenire possibili danni ambientali, ha riferito l’agenzia russa Interfax.

Il G7 fissa un tetto al prezzo del petrolio (ma solo a quello della Russia)

Dall’oleodotto passa circa l’1% del petrolio venduto a livello globale: abbastanza per far aumentare il prezzo del greggio in applicazione della più elementate regola del mercato che vede le tariffe aumentare ogni volta che si riduce l’offerta di un bene senza che cali la domanda. In altre parole, si tratta di una traduzione in realtà della previsione presentata pochi giorni fa dagli economisti di JP Morgan.

Gli esperti hanno avvertito che la Russia potrebbe causare “aumenti stratosferici” del prezzo del petrolio utilizzando i tagli alla produzione per vendicarsi delle recenti decisioni del G7, mirate a mettere all’angolo il Paese guidato da Vladimir Putin. Gli analisti hanno ipotizzato che i prezzi del greggio al barile potrebbero più che triplicare per toccare quota 380 dollari se la Russia dovesse diminuire la produzione di 5 milioni di barili al giorno.

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