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Venerdì, 19 Aprile 2024
Altro che Mia

Cos'è questa storia del reddito di cittadinanza europeo

Il Parlamento Ue ha chiesto l'introduzione obbligatoria di un reddito minimo "adeguato" a combattere il "rischio di povertà e di esclusione sociale". Per l'Italia assegni potenzialmente più alti

Un reddito minimo (o di cittadinanza, se vogliamo usare il termine più noto in Italia), obbligatorio per tutti gli Stati membri, che sia al di sopra della soglia di "rischio di povertà e di esclusione sociale". È quanto chiede il Parlamento europeo, che a Strasburgo ha approvato una risoluzione su una proposta di raccomandazione della Commissione Ue. 

Se l'esecutivo comunitario si è limitato a 'raccomandare' ai Paesi membri di migliorare i loro regimi di sostegno alla povertà, sia da un punto di vista del peso economico degli assegni, sia per la platea interessata, l'Eurocamera si è spinta oltre, approvando un emendamento presentato dal gruppo dei socialisti, di cui fa parte il Pd, che chiede invece una direttiva ad hoc. Cosa che renderebbe l'attuazione del reddito minimo obbligatoria, compreso il rispetto dei parametri individuati.

Il centrodestra italiano (Fratelli d'Italia, Lega e Forza Italia) si è schierato contro questo emendamento, mentre il Terzo polo si è per lo più astenuto. È noto che questi partiti siano scettici sul reddito di cittadinanza introdotto dal primo governo Conte (di cui faceva parte anche il Carroccio), ma dopo averne ventilato l'abrogazione, il governo Meloni ha varato una riforma che ha portato al Mia: una stretta sui beneficiari, e un assegno ridotto a 350 euro per gli occupabili, e a i 500 euro per i non occupabili. Perché allora la maggioranza ha votato contro l'introduzione di uno strumento che lo stesso governo ha confermato?  

Uno dei motivi potrebbe essere la soglia minima fissata dalla Commissione europea nella sua raccomandazione, e confermata dal Parlamento Ue, per il calcolo dell'ammontare del reddito di cittadinanza. Come spiega Strasburgo, i regimi di reddito minimo devono avere "un livello adeguato di sostegno che tenga conto della soglia nazionale di rischio di povertà (indicatore AROPE), per cercare di creare un sistema che garantisca un tenore di vita dignitoso". In sostanza, non si chiede un assegno uguale per tutta l'Ue, ma che ogni Stato valuti quale sia la soglia di povertà e adegui l'ammontare per i beneficiari all'indicatore AROPE.

Questo indicatore corrisponde, in ultima analisi, al  "60% del reddito disponibile mediano nazionale equivalente dopo i trasferimenti sociali", si legge nel testo della risoluzione del Parlamento. E qui i calcoli si fanno complicati, anche per i differenti modi con cui gli uffici statistici nazionali dei Paesi Ue pubblicano le loro statistiche sulla povertà. Facendo riferimento ai dati dell'Eurostat e a quelli dell'Istat, il 60% del reddito disponibile mediano in Italia ammonta a circa 10.500 euro all'anno. 

Se la direttiva che chiede il Parlamento fosse già in vigore, il nostro governo dovrebbe dunque fare riferimento a questa soglia minima per adeguare il suo Mia. L'assegno, a seconda del beneficiario (single o con famigliari a carico, per esempio), potrebbe variare da circa 550 euro a 875 euro al mese. Un ammontare decisamente più alto del Mia, e in linea con l'ormai vecchio reddito di cittadinanza.  

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