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Martedì, 28 Maggio 2024
il caso

"Instagram e Facebook creano dipendenza nei bambini": l'accusa dell'Ue a Zuckerberg

Bruxelles avvia un procedimento contro Meta, la quale non avrebbe fornito sufficienti rassicurazioni in tema di tutela degli utenti dai contenuti dannosi

Continuano le beghe legali di Mark Zuckerberg in Europa. Secondo la Commissione, che ha avviato un'indagine nei confronti della sua azienda Meta, esistono dei rischi che Instagram e Facebook creino dipendenze comportamentali negli utenti giovanissimi.

Giovedì (16 maggio) l'esecutivo comunitario ha lanciato un procedimento legale per verificare se Meta, la società "madre" delle due famose piattaforme social di proprietà di Zuckerberg, sia in violazione della legge sui servizi digitali dell'Ue (nota con l'acronimo inglese Dsa) in materia di tutela dei minori. 

Nelle parole della vicepresidente Margrethe Vestager, titolare della Concorrenza a Bruxelles, il timore è che Instagram e Facebook (e gli algoritmi che li regolano) "possano stimolare dipendenza comportamentale" negli utenti di giovane età. Un altro punto sul quale si concentreranno le indagini riguarda proprio i metodi di verifica dell'età degli utenti, per vedere se c'è un'esposizione indebita di determinati contenuti nei confronti dei minori. La Commissione, dal canto suo, starebbe lavorando a delle nuove linee guida sulla protezione dei più giovani in sinergia con gli Stati membri. 

Ai sensi del Dsa, Facebook e Instagram si qualificano come "very large online platforms" (Vlops), il che le obbliga ad attenersi a regole particolarmente stringenti in tema di gestione dei contenuti illegali e potenzialmente dannosi. Il timore della Commissione Ue è che gli algoritmi "incontrollati" possano finire per condurre i bambini verso il fondo di quello che definisce un "buco del coniglio": vortici oscuri di materiali inappropriati di vario genere che possono danneggiare i bambini nell'età della formazione, o meccanismi che possono provocare tratti di dipendenza dall'uso delle piattaforme stesse. 

Non si tratta comunque della prima volta che Meta finisce nel mirino dei regolatori europei. Lo scorso aprile, la Commissione aveva annunciato un'altra indagine per assicurarsi che l'azienda stesse prendendo le misure adeguate per arginare il dilagare della disinformazione sulle sue piattaforme. 

A giugno del 2023, il commissario al Mercato interno Thierry Breton aveva criticato il codice volontario dell'azienda di Zuckerberg sulla protezione dei minori, dopo alcune rivelazioni secondo cui gli algoritmi di Instagram avrebbero promosso la diffusione di materiale pedopornografico. Nel settembre dello stesso anno, Meta ha prodotto un rapporto sulla valutazione del rischio sulle proprie piattaforme, che tuttavia l'esecutivo comunitario ha ritenuto insoddisfacente. 

Lo scorso febbraio, la Commissione ha avviato un procedimento simile (sempre ai sensi del Dsa) contro TikTok, in merito a possibili violazioni in diversi ambiti tra cui anche la protezione dei minori. Quel procedimento è stato poi seguito, ad aprile, da una seconda serie di indagini nei confronti dell'azienda cinese dopo il lancio di TikTok Lite in due Paesi membri (Spagna e Francia).

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