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Mercoledì, 29 Maggio 2024
Meccanismo europeo di stabilità / Italia

Mes, l'Europa in pressing sull'Italia: permetta almeno agli altri di usarlo

Il presidente dell'Eurogruppo Donohoe è tornato a chiedere al nostro Paese di ratificare la riforma del fondo Salva Stati: "Italiani liberi di non usarlo, ma senza Il loro via libera non potranno usarlo neanche gi altri"

L'Europa è stanca di stare dietro alle beghe italiane sul Mes, e chiede al nostro Paese di ratificarlo. La battaglia ormai va avanti da mesi, ma oggi il tema è arrivato ai massimi livelli del Consiglio europeo, o meglio dell'Eurosummit, il Vertice dei capi di Stato e di governo dei venti Stati membri che adottano la moneta unica. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in imbarazzo sul tema, nella riunione non avrebbe affrontato l'argomento. Ma nella sala della riunione la questione della ratifica era chiaramente "the elephant in the room", l'elefante nella stanza, come dicono gli inglesi, la presenza che anche se non si nomina, è evidente a tutti. Nella consueta lettera al presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, il presidente dell'Eurogruppo, Paschal Donohoe, aveva sottolineato che l'Europa non dovrebbe "perdere di vista l'importanza di finalizzare la riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità (Mes)", sostenendo che "attendiamo con impazienza la ratifica del trattato sul Mes in Italia", che è "nell'interesse di tutti noi, per l'Eurozona nel suo complesso e per gli Stati membri individualmente, inclusa l'Italia".

Al suo arrivo oggi alla riunione, il politico irlandese è tornato sul tema, rispondendo alle domande dei giornalisti. "So bene" che la ratifica del trattato che riforma il Mes "è un tema altamente sensibile per la politica italiana. So che è stato oggetto di un dibattito nel Parlamento italiano e lo rispetto pienamente. Ogni Paese ha materie che sono sensibili, ed è una cosa che rispetto completamente", ha premesso. Ma poi ha ricordato che se il tratto che riforma il Mes "non viene ratificato da tutti, nessun Paese lo potrà usare". L'Italia a suo avviso dovrebbe capire che "anche se decidesse di non usare in alcun modo il Mes in futuro, che è assolutamente una sua scelta, credo che tutti comprendano che dall'altra parte, magari altri Paesi, potrebbe decidere di usare questo strumento in futuro", e senza il nostro via libera non potranno farlo.

Durante la riunione con i leader, il presidente dell'Eurogruppo nel suo intervento sul Mes non avrebbe però nominato direttamente l'Italia, cosa che avrebbe potuto avere effetti politici non desiderati e ritenuta un gesto fuori luogo e poco diplomatico. Ma il fatto che Donohoe abbia posto la questione direttamente prima nella lettera a Michel e poi con dichiarazioni pubbliche poco prima dell'inizio della riunione significa che la pressione politica sull'Italia persiste. Anche perché gli altri 19 Paesi con la moneta unica hanno dato già il loro via libera, e manchiamo solo noi. Alla Camera è Stato calendarizzata la discussione sulla ratifica fra il 20 e il 24 novembre e allo stato attuale delle cose non ci sono segnali che la maggioranza sia unita nel sostegno alla ratifica.

Il Mes, European Stability Mechanism, anche detto fondo Salva-Stati, è il meccanismo per la risoluzione delle crisi creato nel 2012 per gli Stati dell'area euro. La sua funzione fondamentale è concedere, sotto precise condizioni, assistenza finanziaria ai Paesi membri che, pur avendo un debito pubblico sostenibile, si trovino temporanee difficoltà nel finanziarsi sul mercato. Di fatto significa che un governo riceve un prestito in cambio solitamente di riforme concordate con l'Europa. Nessuno Stato è obbligato a usarlo ovviamente, se riesce a trovare finanziamenti da altre parti. Nel 2021 grazie a un’intesa sottoscritta anche da tutti i Paesi dell’area Euro (Italia compresa), è stata proposta una riforma di questo strumento, permettendogli di fornire una rete di sicurezza finanziaria (un backstop) al Fondo di Risoluzione comune per le banche. Allo stesso tempo sono state in parte modificate le condizioni di accesso alla assistenza finanziaria e introdotta una nuova linea di credito cosiddetta "precauzionale". Con il cambio di governo a Roma è cambiata però anche la linea del nostro Paese.

La posizione della premier Giorgia Meloni sul Mes è che la ratifica deve far parte di una 'logica di pacchetto': in sostanza che si tratta di una questione che non può essere disgiunta dalle altre questioni relative alla 'governance' economica e in particolare alla riforma del Patto di stabilità che riguarda le regole di bilancio, il modo di trattare le spese per la difesa, per la transizione verde, in generale le spese legate alle 'priorità europee'. Nel senso che non se ne deve tenere conto ai fini delle procedure sui deficit. Sebbene la cosiddetta 'logica di pacchetto' sia praticata in molte occasioni nei negoziati Ue fino ad arrivare alla formula 'nulla è deciso fino a quando tutto non è deciso' in un particolare 'dossier'. Nel caso della ratifica del Mes, tale impostazione è stata però respinta dal resto dei ministri finanziari. Anche perché si tratta di un capitolo chiuso nel senso che anche l'Italia a suo tempo lo aveva 'firmato'. La questione è tutta di politica interna nazionale: FdI e Lega sono sempre stati contrari al Mes e anche sotto il governo Draghi era contrario il Movimento Stelle (oltre alla Lega).

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