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Martedì, 25 Giugno 2024
Politiche Ue / Italia

Altro che discontinuità, Meloni in Europa segue Conte (e addirittura Renzi)

Il premier a Bruxelles rivendica una svolta e una rottura con il passato, ma di fatto porta avanti la stessa linea economica di premier di diverso colore politico che l'hanno preceduta. Draghi compreso

Giorgia Meloni si è detta "estremamente soddisfatta" per l'esito del Consiglio europeo. Nella conferenza stampa di oggi a Bruxelles ha rivendicato non solo "la grande vittoria" ottenuta dall'Italia, a sui avviso su praticamente tutti i dossier in discussione Vertice, ma ha anche sottolineato costantemente come ci sia stato un cambio di passo e di direzione rispetto al passato. Ma in realtà, soprattutto sul piano economico, la leader di Fratelli d'Italia sta portando avanti delle richieste in assoluta continuità non solo con il governo di Giuseppe Conte e quello di Mario Draghi, ma addirittura con quello di Matteo Renzi.

Le richieste di Meloni in Europa a livello economico sono sostanzialmente due: un Fondo sovrano europeo per la competitività delle industrie europee, e una riforma del Patto di Stabilità che porti più flessibilità nei vincoli di bilancio. L'Italia, ha detto il presidente del Consiglio, ha chiesto di "fare una proposta su un fondo europeo dedicato alla sovranità strategica". Si tratta in pratica di un nuovo Next Generation Eu, il cosiddetto Recovery fund, un fondo con soldi comuni che serva ad aiutare i Paesi con poco margine di bilancio, a partire dall'Italia, in risposta all'Ira degli Stati Uniti.

E il Recovery Fund altro non è che uno degli strumenti per cui il governo Conte si è battuto strenuamente, e che il nostro Paese ottenne grazie all'appoggio della Germania di Angela Merkel. Lo strumento poi è stato attuato e portato a termine grazie all'autorevolezza a Bruxelles di Draghi, il premier tecnico chiamato a guidare l'esecutivo che sostituì quello del leader del Movimento 5 Stelle e al quale Meloni era all'opposizione. Non solo.

Il presidente del Consiglio ha spiegato che "l'altra cosa che abbiamo chiesto è che nella futura discussione sul Patto di stabilità si tenesse conto del fatto che i cofinanziamenti nazionali messi in campo impattano sul rapporto deficit/Pil", e invece dovrebbero essere esclusi secondo l'Italia. In pratica se il nostro Paese usa i fondi di coesione, che sono co-finanziati, una parte dei progetti li paga Bruxelles e una parte il governo con soldi pubblici. Questi ultimi vengono conteggiati nelle spese dello Stato, quindi nel famigerato rapporto Deficit/Pil, che deve stare sotto il 3% per non volare le regole comunitarie.

Il governo vorrebbe che questi investimenti non venissero conteggiati in quel senso, in modo da poter usare quei soldi per creare crescita senza violare le regole di bilancio della Commissione. Sul punto, ha aggiunto Meloni, la discussione è stata "lunghissima" e lei ha sostenuto di aver dovuto "difendere" strenuamente la sua posizione. "Finora il Patto di stabilità è stato più di stabilità che di crescita. Noi invece vogliamo che sia più di crescita che di stabilità", ha detto con una frase a effetto.

Frase che ricorda quella di un premier che l'ha preceduta anni fa che una volta disse: "C'è la stabilità ma c'è anche la crescita. Senza crescita non c'è futuro". Questa frase fu pronunciata al Parlamento di Strasburgo da Matteo Renzi, quando nel 2015 l'Italia allora da lui guidata inaugurò il semestre di presidenza dell'Unione europea. Quella della flessibilità nell'uso dei fondi europei è stata forse la principale battaglia che l'allora leader dei Democratici portò a Bruxelles, una battaglia che portò diversi risultati su cui poi nel tempo, ne sono stati costruiti altri. Due anni dopo l'allora ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, portò a casa uno 'sconto' sulla correzione di bilancio di circa 14 miliardi di euro. Renzi lo definì un "fatto importante" seppur "meno" di quanto avrebbe voluto.

Adesso forse tessere le lodi dei propri predecessori non è una cosa che porta consensi in politica, e nemmeno sostenere di agire in continuità con il passato. Ma un po' di memoria non farebbe male.

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