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Sabato, 24 Febbraio 2024
Nuove norme

Legge sui rider, via libera dei Paesi Ue: cosa prevede

A Bruxelles, i ministri dei 27 hanno trovato l'accordo sulla direttiva volta a introdurre più tutele per i lavoratori delle piattaforme

Una stretta sulle false partite Iva, su chi viene assunto come libero professionista ma in realtà svolge un vero e proprio lavoro da dipendente. È quanto prevede la direttiva Ue sui lavoratori delle piattaforme come Uber, Deliveroo e Glovo su cui i ministri dei 27 Paesi del blocco hanno raggiunto oggi un accordo a Bruxelles. 

L'onere della prova

La normativa riguarda i rider, gli autisti e i lavoratori domestici delle piattaforme. Per loro, la novità principale riguarda l'inversione dell'onere della prova per ottenere un contratto da dipendente nei casi in cui viene riconosciuta l'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato, e non autonomo. "Attualmente - evidenzia il Consiglio dei ministri dell'Ue in una nota - la maggior parte dei 28 milioni di lavoratori su piattaforma dell'Ue, inclusi tassisti, lavoratori domestici e rider di consegne di cibo, sono formalmente lavoratori autonomi. Tuttavia, alcuni di loro devono rispettare molte delle stesse regole e restrizioni di un lavoratore subordinato". Una circostanza che, sottolineano i ministri, "indica che hanno effettivamente un rapporto di lavoro e dovrebbero quindi godere dei diritti del lavoro e della protezione sociale concessi ai lavoratori ai sensi del diritto nazionale e dell'Ue".

Secondo le nuove regole, verranno fissati sette criteri che serviranno a stabilire il tipo di rapporto di lavoro (autonomo o non). Tra questi criteri ci sono "limiti massimi sulla quantità di denaro che i lavoratori possono ricevere; restrizioni sulla loro capacità di rifiutare il lavoro; regole che ne disciplinano l'aspetto o il comportamento". Se il lavoratore ritiene che almeno tre di questi criteri sono soddisfatti, potrà richiedere un contratto da dipendente al suo datore. Qui scatta l'inversione dell'onere della prova: non dovrà essere il dipendente a far valere le proprie ragioni, ma "spetterà alla piattaforma digitale dimostrare che non esiste alcun rapporto di lavoro (subordinato, ndr) secondo la legislazione e la prassi nazionale", spiega sempre il Consiglio.

Algoritmi e i diritti degli autonomi

Secondo alcuni calcoli, l'inversione dell'onere della prova potrebbe portare a circa 5 milioni di nuovi assunti con contratto da dipendente, sui 28 milioni di persone attualmente impiegate nelle piattaforme digitali nell’Ue come autonome. ll grosso di queste assunzioni dovrebbe riguardare i rider, sottolineano i sindacati europei. Altra aspetto importante del testo approvato dai ministri Ue riguarda l'uso degli algoritmi: i lavoratori dovranno essere informati "sull'uso di sistemi automatizzati di monitoraggio e decisionali", e gli algoritmi dovranno essere "monitorati da personale qualificato che goda di una protezione speciale da trattamenti avversi". In altre parole, la legge prevede un sistema che eviti l'uso di algoritmi a danno dei diritti dei rider, per esempio. 

Perché la legge entri in vigore serve adesso l'accordo conclusivo tra governi, Parlamento europeo e Commissione Ue. I punti sopra indicati sono quelli su cui tutte e tre le istituzioni concordano, e quindi dovrebbero con ogni probabilità far parte del testo finale. Il Parlamento, però, chiede un passo in più anche per gli autonomi, non solo per le false partite Iva: Strasburgo chiede agli Stati di garantire agli autonomi gli stessi diritti dei dipendenti: disoccupazione, assicurazione sanitaria e contro gli infortuni, e accesso alla contrattazione collettiva. Questa proposta non trova largo consenso tra gli Stati membri e in alcune forze politiche. 

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