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Sabato, 18 Maggio 2024
Le stime

L'Italia ha finito i soldi: ecco i dati che fanno litigare il governo Meloni

Nel 2024 pagheremo 83 miliardi di euro in interessi, quattro volte la crescita prevista. E il debito pubblico è destinato ad aumentare. Il ritorno dell'austerità è inevitabile

Nel 2024 gli italiani vedranno andare in fumo circa 83 miliardi di euro dei loro contributi. Tanto, infatti, il nostro Paese dovrà spendere per gli interessi sul suo debito pubblico, che invece di contrarsi, continua a salire, nonostante un lieve miglioramento della crescita prevista per quest'anno. È quanto emerge dalle ultime previsioni economiche, quelle di primavera, della Commissione europea. Stime che, combinate con la spada di Damocle di una procedura d'infrazione Ue che dovrebbe scattare in estate, fanno emergere all'orizzonte una nuova stagione di austerity. E spiegano anche le tensioni sempre più forti all'interno della maggioranza sulle politiche fiscali, dal Superbonus alla sugar tax.

Secondo Bruxelles, il Pil italiano nel 2024 dovrebbe crescere dello 0,9 per cento, leggermente meglio di quanto stimato in inverno. Di contro, la crescita nel 2025 dovrebbe essere più contenuta rispetto alle ultime stime (1,1 per cento). Gli investimenti del Pnrr sono senza dubbio un fattore trainante, insieme alle esportazioni. Ma i fondi Ue per la ripresa sono destinati a esaurirsi, e i governi frugali del blocco, a dispetto delle pressioni che arrivano da più parti, in particolare dai nostri lidi, non hanno la minima intenzione di replicare l'esperienza del Recovery fund. Tanto più vista la situazione della Germania, la cui economia resta impantanata (Bruxelles stima per il 2024 una crescita di appena lo 0,1 per cento, ancora più bassa della previsione precedente).

A oggi, chi ha sfruttato al meglio la finestra di opportunità dei finanziamenti europei per la riprese sono la Spagna, la Grecia e il Portogallo, Paesi che fanno registrare una crescita doppia rispetto a quella italiana (rispettivamente 2,1 per cento, 2,2 e 1,7). Il Sud sta trainando l'espansione economica dell'Europa e dell'Eurozona, ma l'Italia non riesce a restare in scia agli altri ex Pigs. In più, rispetto a Madrid, Atene e Lisbona, il nostro Paese è l'unico che non riesce a ridurre il suo debito pubblico: nel 2024, salirà al 138,6 per cento del Pil, e nel 2025 potrebbe tornare a sfondare il muro del 140 per cento, secondo le previsioni della Commissione. 

In assenza di una crescita sostenuta, e con i tassi sulle obbligazioni destinati a restare alti ancora a lungo, questo vorrà dire per l'Italia che la spesa per interessi mangerà una fetta sempre più grossa del Pil (il 4 per cento nel 2024, stima Bruxelles). Inoltre, il ritorno del Patto di stabilità dovrebbe portare in estate all'apertura di una procedura d'infrazione per disavanzi eccessivi nei confronti del nostro Paese: se così sarà, la stima è di tagli alla spesa pubblica di 9-10 miliardi all'anno. Ma tra gli esperti c'è chi avverte che potrebbero essere necessari tagli maggiori al bilancio per evitare che il debito pubblico scoppi da qui alla fine del decennio. 

La coperta per chi governerà l'Italia in questi anni, in altre parole, non è corta, ma cortissima. Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti sta provando a contenere il più possibile i costi, ma a parte l'operazione sul Superbonus (che ha già provocato una spaccatura nella maggioranza tra Lega e Fdi da un lato, e Forza Italia dall'altro), la corsa al risparmio e a trovare nuove fonti di entrate (come la sugar tax) deve ancora partire. Bruxelles segnala che la spending review ha portato a un mini-taglio dello 0,1 per cento del Pil (circa 2 miliardi). "A politiche invariate", ossia stando alle misure previste finora, il disavanzo pubblico dovrebbe "aumentare nuovamente nel 2025", avverte la Commissione. 

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