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Giovedì, 30 Maggio 2024
Missione quasi impossibile / Italia

Biocarburanti: il piano di Meloni per salvare le auto con motori a combustione

Nella partita sulle auto ecologiche post 2035 l'Italia prova a difendere i "nuovi" combustibili su cui sta investendo Eni, ma non ha i numeri per vincere. La Germania si sfila e pensa a un via libera solo per gli eFuel, i sintetici che piacciono alle case automobilistiche di lusso

L'Italia è in cerca di alleati in Europa per provare a salvare le auto con motori a combustione se alimentate con biocarburanti. Il nostro Paese sperava di avere al suo fianco in questa battaglia la Germania, che invece non ha voluto sostenere la richiesta e si sta concentrando (e con ottimi risultati) nella sua partita per ottenere un via libera solo per gli eFuel, i carburanti sintetici che piacciono alle case automobilistiche di lusso. A sorpresa questo mese il governo tedesco di Olaf Schol, ha deciso di bloccare lo stop alla vendita di auto nuove non elettriche a partire dal 2035.

La battaglia degli eFuel per salvare i produttori di auto

Berlino si è opposta alla direttiva che era stata già concordata lo scorso anno tra Consiglio e Parlamento Ue, e che attendeva solo l'approvazione formale delle due istituzioni, chiedendo una deroga per le vetture alimentate a eFuel, carburanti creati riutilizzando le emissioni di Co2 catturate nell'atmosfera, e quindi considerati "neutri" dal punto di vista delle emissioni. Il governo di Giorgia Meloni ha sostenuto questa battaglia insieme ad altre nazioni, assicurando alla Germania i numeri per bloccare il provvedimento comunitario, e ha poi rilanciato chiedendo una deroga anche per i biocarburanti. Il nostro Paese punta a diventare leader in questo settore su cui sta investendo molto l'Eni, che ha convertito le raffinerie di Gela e Venezia proprio allo scopo di produrre questi combustibili ricavati da materie prime rinnovabili che però sono comunque fonte di nuove emissioni, anche se minori dei tradizionali benzina e diesel.

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Il governo di Berlino non ha però ricambiato il favore e si è smarcato da quest'altra partita, lasciando il nostro esecutivo in cerca di alleati a Bruxelles che assicurino i numeri per un'opposizione efficace. "Dei possibili alleati sono i sette Paesi con cui si è riunito a Strasburgo il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, e che sono critici sul regolamento sull'Euro 7", ha spiegato una fonte diplomatica. E questi Stati sarebbero la Germania appunto (che però ha già detto di no), poi Polonia, Repubblica ceca, Slovacchia, Ungheria, Romania e Portogallo. Anche se tutti questi ultimi si schierassero al fianco dell'Italia, non sarebbero abbastanza per bloccare la direttiva Ue e costringere quindi Bruxelles all'inserimento di una deroga sui biocarburanti.

Al suo arrivo al vertice europeo Meloni ha detto di "confidare" in una soluzione di "buon senso" sul dossier. "La tesi che continuiamo a sostenere e che ribadiremo è che, fermo restando gli obiettivi della transizione che condividiamo, non riteniamo che l'Ue debba occuparsi di stabilire anche quali siano le tecnologie con le quali arrivare a quegli obiettivi", ha dichiarato la premier, rivendicando che "ci sono delle tecnologie sulle quali l'Italia, e dunque anche l'Europa, sono potenzialmente un'avanguardia". Ma la Commissione non sembra affatto disposta ad accogliere la nostra richiesta, mentre sta lavorando alacremente per trovare un compromesso che accontenti invece la Germania. L'esecutivo comunitario ha già aggiunto un emendamento al regolamento sulle auto, il "considerando 11", nel quale si dice pronta a concedere una deroga a partire dal 2035 per concedere la vendita di veicoli a motore alimentati a carburanti "neutri" (quindi gli eFuel), a patto che abbiano un dispositivo che impedisca loro di funzionare con i carburanti tradizionali. Un compromesso ritenuto "svantaggioso" dal nostro governo.

Scholz ha tenuto un bilaterale con la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, per provare a trovare la quadra della faccenda. La discussione "è sulla buona strada", ha dichiarato il cancelliere tedesco al suo arrivo al vertice. "Penso che possiamo arrivare" a una soluzione, "non oggi o domani, ma nei prossimi giorni", ha affermato il primo ministro olandese Mark Rutte. Ma l'equilibrio da trovare non è semplicissimo. "L'accordo ha un considerando sugli e-fuels. Tutto quello che stiamo facendo è essere più espliciti sul significato del considerando", mentre "tutto il resto riaprirebbe l'intero accordo", ha avvertito il vice presidente della Commissione europea per il Green deal, Frans Timmermans.

Bruxelles pronta a salvare gli eFuel nella direttiva sulle emissioni zero delle auto

A puntare i piedi è il ministro dei Trasporti tedesco, Volker Wissing, leader del Partito Liberale Democratico, un partner minoritario della coalizione Scholz, ma i cui voti sono comunque indispensabili per la sopravvivenza dell'esecutivo guidato dai socialdemocratici della Spd e di cui fanno parte pure i Verdi, che per la sopravvivenza del governo stesso stanno ingoiando il rospo degli eFuel, ma no sono pronti a cedere anche sui biocarburanti. "Stiamo parlando di una regolamento per l'anno 2035. Non capisco perché non possiamo prenderci il tempo necessario per esaminare le cose più da vicino", ha detto in un'intervista al quotidiano Augsburger Allgemeine, lasciando intendere che la Germania non ha alcuna fretta e soprattutto nessuna intenzione di cedere tanto facilmente.

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