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Martedì, 28 Maggio 2024
Il report / Italia

Gli investimenti esteri in Italia crescono più che in Francia e Germania

Secondo i dati di EY, nel 2022 i Paesi europei col maggior influsso di capitale straniero sono stati quelli del sud e dell'est del continente: ad attrarre sono i bassi costi del lavoro

Sono i Paesi dell’Europa orientale e meridionale ad attrarre sempre più capitali dall’estero. Tra crisi pandemica, guerra in Ucraina ed aumento dei costi energetici, nel biennio 2021-22 il ritmo di crescita degli investimenti esteri si è quasi del tutto arrestato. Oggi nazioni quali Romania, Portogallo e Italia possono contare però su maggiori risorse straniere rispetto ai giganti del Vecchio continente, Francia, Germania e Gran Bretagna, per ricostruire le proprie catene del valore interrotte dallo scoppio del Covid-19. Lo afferma uno studio condotto dal network dei servizi di consulenza Ey, secondo cui questo reindirizzamento dei capitali sarebbe motivato dai bassi costi di produzione che caratterizzano le economie del sudest del continente.

"Gli investimenti diretti esteri sono fondamentali per l’economia europea, rappresentando fino al 20% del Pil di Germania e Francia e il 28% del prodotto interno britannico", si legge nel report. Dopo un record di progetti registrati nel 2017, oltre 6,6mila, lo scorso anno la crescita non ha superato l’1%, evidenziando come le scosse geopolitiche che attraversano l’Europa hanno allontanato gli investitori internazionali, con un conseguente impatto sui posti di lavoro creati, diminuiti del 16% nel solo 2022.

Pur viaggiando ben al di sotto della media pre-pandemica, con un numero di progetti del 7% inferiori, oggi sono i Paesi orientali e meridionali a far registrare i maggiori tassi di crescita di investimenti esteri (Ide). Come riportato da Euractiv, l’Italia ha visto un aumento del 17% rispetto ai livelli del 2021, il Portogallo del 24%, la Polonia del 23%, mentre la Romania addirittura dell’86%. In Italia la crescita di Ide ha dato seguito ad un totale di 243 progetti che hanno creato oltre 20mila posti di lavoro nel 2022, una media di 148 posizioni per ogni programma.  

Nello stesso periodo, i grandi del continente sono cresciuti, ma non altrettanto. La Francia, pur rimanendo al primo posto per la quantità di capitale estero attratto, ha registrato un incremento dei progetti sul proprio territorio pari al 3%. Parigi è stata l’unica ad aumentare negli ultimi mesi, visto che i progetti tedeschi sono diminuiti dell’1%, mentre in Gran Bretagna si è assistito ad un calo del 6%. “Londra è la più sconvolta, su questo dato pesa la diffidenza internazionale dopo la Brexit”, ha affermato uno dei partner di gestione di Ey, Julie Teigland. Va sottolineato che, nonostante il numero di progetti sviluppato sia inferiore alla cifra francese (929 contro 1250), gli investimenti indirizzati a Londra hanno creato quasi 9mila posti di lavoro in più rispetto a quelli in Francia.

Sulla maggiore attrattività del sudest del continente pesa, secondo i risultati dello studio, un significativo abbassamento dei costi di produzione (compresi i salari dei lavoratori) in tutta l’area. "Il reindirizzamento dalle regioni occidentali a quelle orientali e meridionali è, almeno in parte, dovuto alla riconfigurazione delle catene di approvvigionamento globali, nonché all’interesse verso località che producano a costi competitivi", ha evidenziato Teigland. A dimostrarlo sarebbe il caso spagnolo. Tra tutti i Paesi dell’area interessata, la Spagna è stato l’unico a non registrare un aumento degli Ide, ma anzi un pesante calo del 10% in seguito ad una stretta sui lavori precari varata all’inizio del 2022. Tra i Paesi del nord Europa, l’Irlanda è quello che cresce di più registrando un +21% rispetto all’anno precedente. Questa cifra riflette la sua agenda pro-business, con una bassa tassazione che continua ad attrarre le società statunitensi.

Anche se molti dei fattori che hanno contribuito alla traiettoria deludente degli Ide in Europa nel 2022 permangono, come le tensioni geopolitiche ed il conflitto alle porte dell’Ue, in molti pensano che la domanda repressa negli anni della pandemia libererà presto il suo immenso potenziale. Secondo il 67% delle aziende intervistate da Ey sarebbero in fase di preparazione "piani per espandere le operazioni in Europa nel corso del 2024". La maggior parte di questi progetti sarà trasversale, interessando più settori con particolare attenzione alla transizione digitale, le rinnovabili e l’azzeramento netto delle emissioni, tutti campi che richiedono "strategie audaci, nonché investimenti ambiziosi".      

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