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Martedì, 7 Febbraio 2023
Nuove regole Ue

Sugli imballaggi vincoli meno stringenti: vittoria a metà per l'Italia e la lobby della plastica

La Commissione europea verso la presentazione dei target sul riutilizzo rivisti al ribasso dopo l'opposizione del settore del packaging

La lobby europea e italiana degli imballaggi ha messo a segno una vittoria parziale sui nuovi obiettivi Ue di riutilizzo del packaging. Il testo finale che dovrebbe rivoluzionare il settore degli alimenti e delle bevande a domicilio e take-away è stato rivisto per venire incontro alle preoccupazioni dell'industria. Il regolamento che la Commissione europea presenterà in tarda mattinata conterrà infatti degli obiettivi meno stringenti di quelli previsti in origine per il riutilizzo di bicchieri e confezioni alimentari. Ma anche se il passaggio dall'usa e getta all'usa e riusa sarà rallentato, Bruxelles sembra determinata ad avviare il cambiamento anche al costo di scontentare l'economia di settore.

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Una parziale retromarcia

I target rivisti saranno adottati sotto forma di regolamento, un atto legislativo direttamente applicabile ai sistemi nazionali senza bisogno di norme di recepimento invece previste nel caso delle direttive. Secondo quanto riportato dal giornale online Euractiv, l'ultima bozza del regolamento Ue prevede che gli imballaggi riutilizzabili dovranno essere adoperati per: almeno il 20% delle bevande calde e fredde entro il 2030 e l'80% entro il 2040 (un obiettivo in calo rispetto al 30% entro il 2030 e al 95% entro il 2040 previsto nella bozza precedente); il 10% dei cibi pronti da asporto entro il 2030 e 40% entro il 2040 (a fronte dei precedenti 20% entro il 2030 e 75% entro il 2040); il 10% delle bevande alcoliche e analcoliche (esclusi vino e liquori) entro il 2030 e il 25% entro il 2040 (in calo dal 20% entro il 2030 e dal 75% entro il 2040). 

Pasti a domicilio e bottiglie di vino

Il testo ora al vaglio finale dei commissari europei dovrebbe prevedere obiettivi rivisti al ribasso anche per gli imballaggi riutilizzabili nel settore del food delivery, cioè delle consegne di pasti a domicilio. Ad esempio, riporta ancora Euractiv, le consegne delle piattaforme online (come Uber Eats o Deliveroo) dovranno essere effettuate usando almeno il 10% di imballaggi riutilizzabili entro il 2030 e il 50% entro il 2040. Anche in quest'ambito si evidenzia un calo rispetto agli obiettivi originali che andavano dal 20% entro la fine del decennio all'80% entro il 2040. Le nuove norme Ue dovrebbero coinvolgere anche il settore del vino con il 5% delle bottiglie che dovranno essere riutilizzabili entro il 2030 e il 15% entro il 2040. Nella bozza di regolamento di cui ha dato conto la stampa europea si trova anche un obiettivo del 90% di imballaggi riutilizzabili da usare entro il 2030 per la consegna di grandi elettrodomestici.

Imballaggi in plastica riciclata

Rispetto al primo testo base finito sui giornali, la Commissione europea ha modificato anche gli obiettivi per il 2030 sul contenuto riciclato obbligatorio negli imballaggi in plastica. Tale composizione minima 'green' dovrà costituire il 30% degli imballaggi sensibili al contatto realizzati in Pet come componente principale (il testo precedente prevedeva il 25%), il 10% per tutti gli altri imballaggi sensibili al contatto, ad eccezione delle bottiglie per bevande in plastica monouso realizzate con materiali plastici diversi dal Pet, il 30% per bottiglie per bevande in plastica monouso (il target precedente era il 50%), il 35% per gli imballaggi in plastica diversi da questi (target rivisto al rialzo rispetto al precedente 45%). 

L'opposizione italiana

Se confermati, i target corretti al ribasso da Bruxelles rappresentano una vittoria, anche se parziale, dell'industria europea del packaging, un settore nel quale l'Italia è un Paese leader. A dimostrarlo è l'enorme pressione di lobbying arrivata dal Belpaese e dal governo di Roma che non ha fatto mistero di opporsi al regolamento. "Siamo in un'economia di guerra, abbiamo un modello virtuoso, il più virtuoso del mondo, e in nome di un'ideologia, e non si capisce bene di quali interessi, lo vogliamo demolire. Siamo veramente fuori strada", ha dichiarato pochi giorni fa Antonio D'Amato, vice presidente di Eppa - European Paper Packaging Allinace. 

Dal riciclaggio al riutilizzo

Tra i principali motivi di opposizione al provvedimento da parte dell'industria italiana c'è il fatto che l'economia tricolore negli ultimi anni ha puntato fortemente sul riciclo degli imballaggi. Lo scorso anno si stima che l'Italia abbia avviato a riciclo il 73,3% del packaging immesso sul mercato - a fronte della soglia minima Ue del 65% - per un totale di materiale pari a 10 milioni e 550mila tonnellate. Ma con il cambio delle norme a favore del riutilizzo dei prodotti, l'Italia rischia di trovarsi in difficoltà. Di qui la richiesta arrivata da Stefan Pan, delegato di Confindustria per l'Europa, di "fare un reality check e discutere senza ideologia, tenendo conto della tecnologia in continua evoluzione". "Stiamo cercando di coniugare ambizione e realismo, spiegando le implicazioni vere di questa proposta di regolamento, che a livello italiano investirebbe più di 700mila imprese e 6 milioni di dipendenti, senza contare commercio e Horeca", ha aggiunto.

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I dubbi sulla sostenibilità

Tra i dubbi sollevati nei giorni scorsi dall'industria italiana ci sono anche quelli legati alla sostenibilità ambientale del provvedimento. "Pensare di poter proibire il prodotto monouso per poter privilegiare invece l'imballaggio riutilizzabile non solo è contrario a quelle che sono le logiche più elementari di protezione dell'alimento e di tutela della salute del consumatore - ha sostenuto D'Amato - ma comporta un aggravio fondamentale in termini di produzione di CO2 quattro volte più che la produzione di contenitori monouso, mentre in termini di consumo d'acqua stiamo parlando di 4-5 volte di più", ha aggiunto citando uno studio che calcola l'impatto ambientale dei prodotti riutilizzabili lungo tutto il processo che li accompagna: dal trasporto di ritorno presso i ristoranti o altri punti vendita al lavaggio e all'asciugatura. Passaggi che, a detta dell'industria italiana, consumano più energia, più acqua e più risorse di quelle necessarie per la produzione e l'utilizzo di imballaggi monouso in carta. Tutti argomenti che la Commissione dovrà smentire nel suo provvedimento che, oltre a convincere l'industria, dovrà spiegare ai consumatori perché il passaggio agli imballaggi riutilizzabili porterà benefici alla collettività. 

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