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Giovedì, 8 Dicembre 2022
Crisi energetica / Germania

Anche la Germania dice addio alle caldaie a gas: dal 2024 solo impianti "sostenibili"

Berlino punta su teleriscaldamento e pompe di calore per dire addio ai fossili. Stop agli incentivi per costruire nuove case: saranno indirizzati alle ristrutturazioni

Dopo l'Austria e l'Olanda, anche la Germania dice addio alle caldaie a gas: dal 2024, tutte le nuove installazioni dovranno prevedere impianti di riscaldamento che funzionino almeno con il 65% di energia rinnovabile. A tal fine, verrà avviato un maxi piano di formazione per riconvertire i tecnici sulle pompe di calore, considerate non solo a Berlino, ma in tutta Europa, la nuova frontiera per disconnettere gli edifici dai fossili. È quanto prevede il piano elaborato dal governo tedesco per far fronte alla sempre più preoccupante crisi energetica scatenata dalla guerra in Ucraina.

In realtà, il piano anticipa i tempi: nel 2021, una sentenza della Corte costituzionale aveva condannato l'esecutivo per i ritardi nella riduzione delle emissioni, chiedendo di accelerare l'azione per il clima in modo da non gravare indebitamente sulle generazioni future. Che questa accelerazione dovesse riguardare gli edifici residenziali era nelle corde, visto che, in base alla legge tedesca sul clima, poiché questo settore non ha raggiunto l'ultimo target annuale di riduzione delle emissioni, il governo è autorizzato a varare misure di emergenza. Ma la minaccia di una interruzione delle forniture di gas da parte della Russia ha consentito al ministro dell'Economia, il verde Robert Habeck, di vincere le resistenze interne anche al suo esecutivo e di imprimere una stretta sulla transizione ecologica nell'edilizia.

Il piano parte da un target: l'intero settore edile dovrà emettere al massimo 67 milioni di tonnellate di Co2 equivalente entro il 2030, circa la metà di quanto avviene attualmente. Per farlo, il primo passo è eliminare gradualmente le caldaie a gas. Nel testo, stando alle anticipazione, non c'è un vero e priprio divieto, ma a partire dal 2024, qualsiasi impianto di riscaldamento di nuova installazione dovrà funzionare con il 65% di fonti rinnovabili, il che esclude di fatto quelli a combustibili fossili puri come le caldaie a gas o a gasolio. 

In quest'ottica, Berlino intende lanciare una “offensiva" sulla formazione per avere a disposizioni più tecnici capaci di installare le pompe di calore, e triplicare il numero di tali impianti entro la fine del 2024. Inoltre, il governo fornirà sussidi per reti di riscaldamento efficienti. Il regime di sovvenzioni, in attesa del via libera della Commissione Ue, dovrebbe incentivare il passaggio al teleriscaldamento di singoli distretti urbani, modalità considerata più efficiente in costi e impatto ambientale rispetto al riscaldamento individuale, sostenere il passaggio ai vettori di energia rinnovabile e migliorare l'uso del calore di scarto industriale. La Commissione dovrebbe accettare il regime di aiuti di Stato entro la fine di agosto, prevede Berlino.

Sempre in tema di aiuti, il governo sposterà i sussidi dal sostegno alla costruzione di case ad alta efficienza energetica verso le ristrutturazioni. Patrick Graichen, un alto funzionario pubblico, ha affermato che ogni euro investito in ristrutturazioni è dieci volte più efficace di quelli investiti per sovvenzionare nuove case, scrive Euractiv. Altre misure riguardano la velocizzazione dei tempi per i progetti di ristrutturazione e un programma in vista del prossimo inverno che mira a a ridurre le temperature massime delle caldaie e ad aumentare le manutenzioni. Quest'ultima mossa, sostengono gli esperti del governo, potrebbe migliorare l'efficienza dei sistemi di riscaldamento a gas del 15% nel breve termine.

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