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Sabato, 2 Marzo 2024
Energia / Germania

La fine del nucleare in Germania: "Ora 5 nuove turbine eoliche al giorno"

Il 15 aprile, dopo 62 anni di produzione atomica, il Paese spegnerà gli ultimi reattori. Ma le imprese temono un autogol

Dopo il rinvio causato dal crollo dei flussi di gas russo e dalla conseguente impennata dei prezzi delle bollette, la Germania stavolta non torna indietro: il 15 aprile gli ultimi tre reattori nucleari rimasti attivi nel Paese verranno spenti definitivamente. Una decisione che divide i tedeschi, e in controtendenza con la strada intrapresa altrove in Europa, in particolare dalle vicine Francia e Polonia, che invece stanno programmando la costruzione di nuove centrali. Ma Berlino tira dritto, e per rispondere a chi agita lo spettro di un nuovo aumento dei prezzi dell'energia, si affida al vento. 

La sfida di Scholz

Dovremo installare "da quattro a cinque turbine eoliche al giorno" nei prossimi anni per coprire il proprio fabbisogno, ha avvertito il cancelliere Olaf Scholz. Il leader tedesco è stato l'esecutore finale dell'atomo tedesco, la cui storia cominciò nel lontano 1961, ma la decisione di chiudere le centrali porta la firma di Angela Merkel: dopo anni di pressioni da parte del fronte ecologista, il disastro nucleare di Fukushima, in Giappone, provocò un'ondata di proteste, culminata con una maxi manifestazione antinucleare a cui presero parte 250mila persone. Merkel ascoltò la piazza, e nel maggio 2011 decretò lo spegnimento di tutti gli impianti del Paese.

Oggi, il partito dell'ex cancelliera ha cambiato idea: "Lo smantellamento delle centrali nucleari è un giorno nero per la protezione del clima in Germania", ha affermato Jens Spahn, portavoce per la politica energetica della Cdu ed ex ministro della Sanità nell'ultimo governo Merkel. Il riferimento è al fatto che, nonostante la loro progressiva riduzione, gli ultimi reattori hanno immesso nella rete 70 gigawattora al giorno, coprendo circa dal 3 al 7% della domanda di elettricità tedesca a seconda dell'ora del giorno. E che adesso, per compensarlo, si dovrà fare maggiore maggiore affidamento a fonti fossili come carbone e gas. Almeno nell'immediato.

Vento, gas e carbone

Il Paese, infatti, pur avendo compiuto progressi significativi nello sviluppo delle rinnovabili, ha visto uno stallo negli investimenti sugli impianti green negli ultimi anni. "La Germania era stata leader mondiale nell'eolico onshore, ma nel periodo 2017-2021 ha installato solo circa un terzo della capacità raggiunta nei quattro anni precedenti", si legge in un report del think tank Ember. "Le cause principali di questo rallentamento sono state la mancanza di terreni per gli impianti, l'incertezza degli investitori e le lente procedure di concessione delle licenze", sottolinea il rapporto.

Il nuovo governo Scholz ha deciso di tagliare la burocrazia per accelerare le concessioni e la crescita dell'eolico. Ma la sfida è ardua. E lo è ancora di più se si considera l'obiettivo di chiudere tutte le centrali elettriche a carbone del Paese entro il 2038, molte delle quali entro il 2030. Oggi, queste centrali coprono circa un terzo della produzione di elettricità in Germania. Inoltre, pur avendo avviato in tempi record la costruzione di terminali per il gas naturale liquefatto, gli esperti nutrono dubbi sul fatto che il gnl possa compensare (in quantità, ma soprattutto in termini di costi) la riduzione del gas russo. 

Ecco perché dal mondo delle imprese si è levato negli ultimi mesi un grido di allarme, che sembra essere stato condiviso dalla popolazione. Secondo un recente sondaggio, oltre la metà dei tedeschi sarebbe favorevole a un prolungamento delle centrali nucleari, per timore di nuovi rialzi delle bollette. Dello stesso avviso sono i liberali dell'Fdp, membri dell'esecutivo di Scholz, ma fedeli alle posizioni delle imprese tedesche, i quali hanno cercato fino all'ultimo di rinviare lo stop dei reattori. Il cancelliere, però, ha tenuto fede all'impegno preso con gli altri alleati di governo, i Verdi, che sulla lotta al nucleare hanno costruito le loro fondamenta. Il tempo dirà chi aveva ragione.

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