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Giovedì, 8 Dicembre 2022
Crisi energetica / Germania

La Germania cambia idea sul nucleare: 2 centrali resteranno in funzione

Il ministro ecologista Habeck rinvia lo stop di una parte dei reattori, ma promette: "Li useremo solo se serve". Scontro nel governo con i liberali

L'uscita dal nucleare ci sarà, ma non ora. La crisi del gas e i dubbi che anche la Commissione Ue ha sollevato sull'intransigenza verso l'atomo in un momento così delicato, hanno spinto il governo tedesco a rinviare lo stop a due delle tre centrali che avrebbero dovuto chiudere i battenti entro la fine dell'anno. Gli ultimi reattori di un parco nucleare cui Berlino ha detto addio dopo decenni di storiche battaglie da parte dei Verdi, oggi secondo forza dell'esecutivo del socialdemocratico Olaf Scholz. 

Ed è stato proprio il leader del partito ecologista (e anti-nucleare convinto) Robert Habeck, in qualità di ministro dell'Economia, a dare l'annuncio: "Le due centrali nucleari Isar 2 e Neckarwestheim dovrebbero essere ancora disponibili fino a metà aprile 2023 per poter dare un contributo aggiuntivo alla rete elettrica nella Germania meridionale nell'inverno 2022/23, se necessario", ha affermato il politico in una dichiarazione diffusa dal suo ministero. L'altro impianto ancora in funzione, quello di Emsland in Bassa Sassonia, verrà chiuso.

Habeck aveva escluso qualsiasi rinvio dello stop all'atamo fino a prima dell'estate. Poi, l'acutizzarsi della crisi energetica e delle tensioni con la Russia, con le continue interruzioni al Nord Stream da parte di Gazprom (un tempo fedelissima partner di Berlino sul gas, tanto da annoverare tra i suoi manager l'ex cancelliere tedesco Schroeder), hanno portato i Verdi a un compromesso con i liberaldemocratici dell'Fdp, anch'essi al governo, ma meno propensi a un addio immediato al nucleare. Il compromesso, in sostanza, era di attendere una serie di valutazioni (gli stress test) e decidere sulla base dei risultati.  

Il secondo stress test, ha spiegato Habeck nella nota, è giunto alla conclusione che "le situazioni di crisi del sistema elettrico" nel prossimo inverno "sono molto improbabili, ma al momento non possono essere completamente escluse". Da qui, una serie di misure aggiuntive, compreso il mantenimento in esercizio di due centrali nucleari fino all'aprile 2023. "Ci stiamo attenendo all'eliminazione graduale dell'energia nucleare", ha assicurato Habeck, che ha definito quella atomica una "tecnologia ad alto rischio". Il fatto che le due centrali del Sud della Germania resteranno "a disposizione come riserva", ha sottolineato, significa concretamente che "il personale rimarrà in loco, si continueranno a effettuare i controlli di sicurezza, ma l'elettricità non sarà più prodotta", a meno che non sia necessario.

Sia lo stress test, condotto dal ministero di Habeck, sia le parole del leader dei Verdi non sono state apprezzate dai liberaldemocratici, che avrebbero voluto un rinvio più netto, anche per la terza centrale, e l'utilizzo dei reattori non solo in caso di riserva. “I risultati dello stress test sono di scarso valore perché le ipotesi sono troppo ottimistiche, ideologimante orientate e lontane dalla realtà", ha affermato il portavoce della politica energetica deill'Fdp al Bundestag, Michael Kruse. "Invece di continuare a produrre elettricità a basso costo con le centrali elettriche disponibili, le mandiamo in riserva - ha aggiunto - Mi piacerebbe vedere ministri dell'Economia più pragmatici e meno binocoli verdi in questa decisione". Se non è una crisi di governo, poco ci manca.

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