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Martedì, 16 Aprile 2024
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Meno cresci, meno spendi: così la Germania vuole ridurre il debito dell'Italia

Berlino propone dei cambiamenti alla riforma del Patto di stabilità avanzata da Bruxelles. Che ridurrebbero di molto i margini di spesa per il nostro Paese nei prossimi anni

Da un lato c'è la riforma proposta dalla Commissione europea, e ancora in discussione, per aggiornare le regole del Patto di stabilità e renderlo più in linea con le esigenze di crescita dei Paesi ad alto debito pubblico, a partire dall'Italia. Dall'altro, arriva adesso la controriforma della Germania. La quale, per come è congegnata, se fosse stata applicata nel 2022 avrebbe costretto il nostro governo a tagliare la spesa annuale di circa 20 miliardi rispetto a quanto fatto. 

La controriforma di Berlino

Berlino, infatti, chiede che vengano introdotti dei parametri che garantiscano che gli Stati membri non 'sfuggano' ai loro impegni verso la riduzione del debito pubblico. È chiaro che questo discorso è rivolto in primis a Italia e Grecia, ma anche a Portogallo, Spagna, Francia e Belgio, che però hanno un rapporto tra il debito pubblico e il Pil decisamente inferiore al nostro. La proposta del governo tedesco, spinta dal falco del rigore Christian Lindner (il leader dei liberaldemocratici con cui l'Italia ha 'fatto squadra' sulle auto a benzina), prevede per tutti questi Paesi una riduzione di "almeno" un punto percentuale del rapporto debito/Pil all'anno. 


Fonte: tradingeconomics.com

Questa regola sarebbe valida solo per gli Stati con un rapporto sopra il 90% (ossia quelli sopra citati), mentre per chi ha un rapporto debito/Pil tra il 60 (ossia il tetto massimo secondo il Patto di stabilità in vigore) e il 90%, la riduzione sarebbe dello 0,5%. Al netto delle percentuali, è chiaro che una norma del genere colpirebbe chi è più indebitato. Come dicevamo, se tale regola fosse stata attuata nel 2022, l'Italia avrebbe dovuto ridurre la sua spesa pubblica di circa 20 miliardi. 

Certo, questi sono anni straordinari per la gestione dei conti dei Paesi europei: con la pandemia, il Patto di stabilità è stato sospeso, e quasi tutti hanno approfittato delle deroghe per eccedere in investimenti e sussidi, tanto più con lo scoppio della guerra in Ucraina e della crisi energetica. Ma se si guarda allo storico, l'impegno richiesto dalla 'regola tedesca' è comunque enorme. Per ridurre il suo debito pubblico di un punto percentuale prima della pandemia, l'Italia ci ha messo cinque anni tra il 2014 e il 2018. La Germania chiede ora di farlo in un solo anno.

La spesa primaria netta

Ma le tenaglie del rigore proposte da Berlino non si fermano qui: come scrive Politico, il governo di Olaf Scholz chiede anche un "benchmark quantitativo comune" per garantire che la spesa annuale non superi eccessivamente la crescita di quel determinato anno. Come funzionerebbe questo parametro? Per spiegarlo, bisogna fare un passo indietro: la riforma del Patto di stabilità proposta dalla Commissione europea, sotto la spinta del commissario all'Economia Paolo Gentiloni, prevede che per calcolare i deficit annuali (ossia il rapporto tra spesa e Pil), si prenda in considerazione la spesa primaria netta.

Andamento del Pil 2022-2024 nell'Ue - Commissione europea-2

Tale spesa è calcolata considerando quanto uno Stato ha speso in totale durante l'anno, e sottraendo i costi per gli interessi del debito pubblico: nel 2021, tali interessi hanno pesato per circa 60 miliardi sui conti italiani, tanto per avere un'idea. Inoltre, sono escluse da tale parametro (che comunque era presente anche con le regole attuali) le misure discrezionali in materia di entrate e la spesa ciclica per la disoccupazione. La proposta di riforma della Commissione mantiene il tetto del 3% nel rapporto tra deficit e Pil, ma il nuovo metodo di calcolo lascerebbe all'Italia molti più margini di spesa rispetto alle regole attuali.

Tetto al deficit

Il governo tedesco, nella sua controriforma, appoggia l'uso della spesa primaria netta, ma propone una 'correzione': la differenza tra crescita potenziale del Pil e questa spesa (sempre in percentuale sul Pil) non può superare l'1%. Quindi, ad esempio, se si prevede che la crescita della produzione di un Paese sia del 2% in un dato anno, tale Paese potrebbe spendere (al netto degli interessi sul debito) solo l'1% del Pil. Per fare un esempio ancora più pratico, possiamo prendere come riferimento il 2024, l'anno in cui (sulla carta) tornerà in vigore il Patto di stabilità: secondo le ultime previsioni di Bruxelles, il prossimo anno il Pil dell'Italia crescerà solo dell'1%. Con la proposta tedesca, questo vorrebbe dire una spesa primaria netta per il governo Meloni dello 0%: detto altrimenti, le spese non dovranno superare le entrate. Altro che tetto del 3%. 

La riforma del Patto di stabilità (secondo Bruxelles)

Nella controriforma della Germania, l'unica lancia spezzata a favore dell'Italia è l'esenzione dai calcoli sul deficit dei "programmi aggiuntivi dell'Ue", come i fondi spesi per il Pnrr. Un'esenzione che però varrebbe solo a patto che il debito pubblico cali dell'1% all'anno. Da qualunque punto la si guardi, la proposta di Berlino sembra ideata per imbrigliare il governo Meloni al rispetto delle regole e degli impegni Ue. 

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