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Mercoledì, 1 Febbraio 2023
Politiche sociali / Germania

Reddito di cittadinanza, svolta in Germania: più soldi e tempo per cercare un lavoro vero

La riforma abbandona la logica punitiva del passato, concede un aumento di 53 euro, comprende il pagamento dell'affitto e concede la possibilità di conservare i propri risparmi a chi ha perso il lavoro

Con l'anno nuovo in Germania è entrata in vigore la nuove legge sul reddito di cittadinanza, il Bürgergeld. Si tratta della più grande riforma sociale degli ultimi decenni, frutto di una intensa trattativa nella maggioranza di governo e il nuovo sussidio sociale va a sostituire il vecchio regime del cosiddetto Hartz IV. La prima novità e che ci sarà un aumento del contributo che per una persona singola passerà da 449 a 502 euro, quindi 53 euro in più, non una cifra esorbitante ma comunque un aumento. Questo aumento costerà comunque alle casse dello Stato 5 miliardi circa in più all’anno, a beneficio di una platea di 5 milioni di cittadini. I punti centrali della riforma però sono altri e vanno in una direzione molto diversa da quella del nostro reddito di cittadinanza, soprattutto per come lo vuole modificare il governo di Giorgia Meloni.

Più tempo per trovare lavoro

Innanzitutto si parte da un vero e proprio cambiamento culturale e che il governo federale ha promesso prevede anche l'abolizione della cosiddetta priorità di collocamento. Questo significa che a differenza di quello che ritiene la leader di Fratelli d'Italia la priorità non è trovare un lavoro per i disoccupati il più rapidamente possibile, ma trovarne uno di qualità, che aiuti non solo la persona ma l'economia nazionale. L'esperienza tedesca ha dimostrato che quando un disoccupato veniva forzato dal vecchio Hartz IV ad accettare la prima occupazione utile, alla fine sia il datore di lavoro che il dipendente non erano soddisfatti e i rapporti di lavoro non duravano a lungo e così il cittadino finiva per tornare al sussidio creando il cosiddetto "effetto porta girevole".

Formazione

Berlino ora vuole fare sì che i disoccupati siano preparati per un impiego a lungo termine, puntando a fornire una formazione professionale completa per creare rapporti di lavoro sostenibili. A tale fine viene riconosciuto un “periodo di attesa”, e quindi di maggiore tolleranza, nel primo anno del sussidio. Inoltre l’approccio “punitivo” di Hartz IV è stato alleggerito: le sanzioni che colpiscono chi non collabora adeguatamente sono ora meno dure, e i sussidi per chi magari non si presenta a un appuntamento di lavoro senza una valida giustificazione possono essere del 10%, del 20% e anche del 30% ma non oltre. Inoltre si prevedono anche degli incentivi a fare bene, come un bonus per il superamento degli esami intermedi e finali, un contributo mensile di 150 euro e uno di 75 euro, ove si rendano necessarie ulteriori misure per un’integrazione professionale duratura.

Aiuti per l'affitto

502 euro al mese non sono moltissimi soldi, ma bisogna considerare che a questi si può aggiungere un altro sussidio con cui lo Stato paga l'affitto del cittadino disoccupato per intero, riscaldamento incluso. Con l'introduzione del Bürgergeld addirittura per il primo anno non viene più valutata la cosiddetta "adeguatezza dell'appartamento". Ciò significa che chi vive in una casa più cara di quella a cui ha diritto una persona che percepisce il reddito di base, puoi rimanerci senza problemi se trova un nuovo lavoro entro un anno e ricevere comunque il rimborso. Dal secondo anno poi dovrà invece eventualmente trasferirsi in una casa più umile.

Tutelare i risparmi

Per i primi dodici mesi il cittadino potrà anche conservare e non dover rinunciare ai propri risparmi fino a 40mila euro percependo comunque il reddito con un incremento di 15mila euro per ogni persona in più del nucleo familiare bisognoso di tutela. La misura punta a tutelare i risparmi, affinché non vengano usati per tamponare le spese durante momenti di temporanea indigenza. Dopo il periodo di attesa e quindi dopo 12 mesi, il patrimonio tutelato scende a 15mila euro per ogni persona del nucleo familiare.

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