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Martedì, 7 Febbraio 2023
Fumata nera

Germania e Olanda chiudono al fondo Ue salva-industria

Francia e Italia chiedono un nuovo fondo per rispondere al piano Usa contro l'inflazione che rischia di far scappare le aziende dall'Ue. Ma i governi europei sono divisi

È fumata nera a Bruxelles sul fondo Ue salva-industria. Pensato come strumento da contrapporre all'Inflation reduction act (Ira) statunitense, e per questo già ribattezzato 'Ira europeo', il fondo non ha riscosso successo tra diversi governi europei - Germania e Olanda in primis - contrari alla moltiplicazione dei canali di finanziamento Ue creati col debito comune.

La risposta agli Usa

L'idea di creare un Fondo europeo per la sovranità era contenuta nel discorso di settembre sullo Stato dell'Unione della presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. Lo strumento dovrebbe servire a rispondere al maxi piano di sostegni all'economia Usa messo in campo dall'amministrazione di Joe Biden per incoraggiare la riconversione 'verde' della manifattura con oltre 350 miliardi di euro a favore della sola industria a stelle e strisce. Un provvedimento che, a detta delle aziende europee, potrebbe spingere parte dell'industria Ue a scappare verso gli Usa per incassare gli aiuti e accedere alle bollette energetiche ben inferiori a quelle del Vecchio Continente. 

L'alleanza italo-francese

Successivamente, la Francia si è fatta portatrice della proposta del fondo sovrano, come confermato ieri dal ministro dell'Economia Bruno Le Maire. "La Francia è convinta che la migliore risposta all'Inflation reduction act americano sia un Inflation reduction act (o Ira) europeo, ovvero la capacità dell'Europa a dotarsi degli stessi mezzi semplici, massicci ed efficaci per re-industrializzare il Continente e raggiungere la de-carbonizzazione dell'economia europea", ha detto Le Maire al suo arrivo all'Eurogruppo. "Abbiamo molti strumenti sul tavolo", ha aggiunto, ma "l'importante è garantire la stessa quantità di soldi che stanno stanziando gli Usa".

L'Italia sostiene apertamente la proposta, con il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, che si è detto "favorevole a un piano 'Ira europeo' con l'obiettivo della riduzione dell’inflazione". "Vediamo positivamente misure che favoriscano la competitività e siano a protezione delle produzioni strategiche", ha aggiunto Giorgetti. Ma l'alleanza italo-francese su questo tema si è scontrata con l'opposizione dei cosiddetti frugali. 

Il no della Germania

Il governo tedesco ha escluso con decisione un nuovo fondo Ue salva-industria finanziato con nuovo debito comune, come fatto con il Recovery Fund. L'Ira europeo, ha detto il ministro delle Finanze tedesco, Christian Lindner, "se vuol dire nuovo debito comune europeo, non sarà un miglioramento della nostra competitività e stabilità ma sarebbe piuttosto una minaccia". Invece "se è un rebranding degli strumenti esistenti, siamo aperti alla discussione", ha aggiunto Lindner. 

Perché la battaglia Ue-Usa sugli aiuti di Stato non ci conviene

La linea dell'Ira europeo inteso come un 'rebranding' degli strumenti precedenti è stata sottoscritta anche dalla ministra delle Finanze olandese, Sigrid Kaag, che al suo arrivo all'Eurogruppo ha ricordato che "i finanziamenti Ue sono già divisi in diversi fondi e iniziative". Perciò "sarebbe bene fare un punto su cosa è già stato stanziato per poi fare una revisione dello scopo e del focus" dei canali di finanziamento europei. "Ci sono importanti strumenti già messi in campo: Fit-for-55, Repower Eu, Sure e così via", ha sottolineato la ministra olandese. "Ci vogliono proposte specifiche, in Olanda ci piacciono i dettagli", ha concluso con ironia chiudendo la porta a nuovi strumenti basati sul debito comune.

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