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Giovedì, 13 Giugno 2024
La sentenza

La Germania potrà finanziare il Pnrr italiano: respinto il ricorso dell'alleato della Lega

Un esponente dell'Afd, partito di destra tedesco, si era opposto al piano per la ripresa, bloccando i sussidi di Berlino

La Germania potrà continuare a finanziare il Recovery fund, e dunque anche il Pnrr italiano. Lo ha stabilito la Corte costituzionale tedesca, che ha dichiarato illegittimi i ricorsi contro la ratifica del maxi piano da 750 miliardi di euro messo in campo dall'Unione europea per fare fronte al Covid e ha quindi dato il via libera al Next Generation EU (il nome ufficiale del Recovery fund). I ricorsi erano stati presentati, tra gli altri, da un esponente di Alternative fur Deutschland, partito di destra tedesco alleato della Lega al Parlamento europeo.

Secondo i giudici, il Next Generation EU "non viola il diritto democratico all'autodeterminazione" sancito dalla Costituzione tedesca. Il piano, negoziato non senza attriti dagli Stati membri, ha istituito un meccanismo di debito comune senza precedenti per finanziare la ripresa post-Covid delle economie europee attraverso investimenti fino al 2026. La Germania lo aveva subito ratificato, ma nel 2021 era stato sospeso in attesa che fosse esaminato il ricorso d'urgenza presentato proprio da un esponente di Alternative fur Deutschland (Afd) e dal movimento Bundnis Burgerwille, che ritenevano che il meccanismo fosse contrario alla Costituzione (questa vieta al Governo di condividere il debito con altri Stati).

La Corte costituzionale ha ora stabilito che il piano "è limitato all'eccezionale necessità di fare fronte alle conseguenze della crisi del Covid e quindi è destinato a uno scopo specifico", cosa consentita dai trattati dell'Unione europea. La Ue, infatti, prevede meccanismi di solidarietà tra gli Stati in caso di "disastri naturali o eventi eccezionali che sfuggono al suo controllo". I giudici hanno comunque espresso alcune riserve, che comunque non sono sufficienti a invalidare il trattato. Per esempio, ritengono "dubbio" che il fondo sia in realtà limitato alle conseguenze della crisi sanitaria, poiché "il 37% del piano di risanamento è destinato alla lotta al cambiamento climatico e il 20% alla digitalizzazione". La Corte ha infine messo in guardia da qualsiasi meccanismo permanente, che "comporti un'assunzione di responsabilità reciproca e a lungo termine" da parte degli Stati membri o che finanzi direttamente il bilancio dell'Ue.

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