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Domenica, 16 Giugno 2024
Sanzioni e frugalità / Germania

Berlino vuole coprire i buchi di bilancio con i soldi di Mosca

Si tratta di circa 720 milioni di euro confiscati a una banca russa, e potrebbero essere utilizzati dal governo per sostenere la spesa federale nel 2024

Il governo tedesco è da settimane a caccia di risorse fiscali, dopo che la Corte suprema ha bloccato 60 miliardi che Berlino voleva mettere a bilancio per l'anno prossimo. Ma un inaspettato assist potrebbe arrivare da un'indagine avviata l'estate scorsa sui conti di una banca russa.

Come riportato dal quotidiano Politico, il procuratore federale di Francoforte ha annunciato ieri una mozione per confiscare circa 720 milioni di euro depositati da un istituto finanziario russo in un conto bancario locale.

Nell'annuncio del procuratore si legge che il denaro in questione era stato congelato a giugno 2022 come conseguenza delle sanzioni Ue alla Russia: quando, poco dopo, la banca russa (che pare essere una filiale della borsa di Mosca) aveva provato a ritirare i fondi congelati, era scattata l'indagine. Secondo fonti informate sulle indagini, la mozione del procuratore risale allo scorso luglio, ma è stata resa nota solo ieri a causa delle difficoltà nel trovare una difesa giudiziaria per l'istituto sotto inchiesta.

A caccia di risorse 

Data la recente impasse finanziaria del governo di Berlino, con i partner della coalizione che hanno faticosamente concordato il budget per il 2024, questo denaro potrebbe tornare utile per iniettare liquidità nel bilancio federale in un momento in cui le spese crescono ma le risorse scarseggiano.

Il gabinetto del cancelliere Olaf Scholz ha approvato giusto ieri un nuovo piano di tagli alla spesa pubblica per coprire il buco da 60 miliardi aperto nel bilancio nazionale da una sentenza della Corte costituzionale del mese scorso, che ha vietato di riutilizzare per altri scopi il denaro di un fondo istituito durante la pandemia per la lotta al Covid-19. Il verdetto dei giudici di Karlsruhe ha messo in crisi una maggioranza i cui azionisti hanno attitudini molto diverse rispetto alle finanze pubbliche: più propensi a manovre espansive i verdi e i socialdemocratici, falchi fiscali i liberali.

Si tratterebbe di un'escalation nel confronto indiretto tra la Russia e l'occidente, dato che finora la Germania ha solo congelato i beni degli individui e delle società colpite dalle sanzioni occidentali, ma non si era ancora spinta fino a riutilizzare effettivamente i fondi confiscati. Se questa mozione avrà successo, avrebbe sicuramente un'importante eco politica nel Paese e in Europa.

Non sarà tuttavia un iter rapido o dall’esito scontato. La decisione è ora nelle mani della corte superiore dell'Hessen, il land (stato federato) di Francoforte, e il procedimento potrebbe durare a lungo. Ma non sarebbe un caso privo di precedenti, dato che già gli Stati Uniti hanno annunciato un simile trasferimento all'Ucraina di beni russi confiscati. Anche a Bruxelles si sta discutendo della possibilità di utilizzare i beni congelati alle entità russe per aiutare Kiev nella ricostruzione.

La risposta di Mosca

Ma mentre gli Stati Ue discutono, la Russia non sta certo a guardare. Così, sempre ieri il presidente Vladimir Putin ha firmato un decreto che conferisce al governo il potere di confiscare e rivendere beni appartenenti alle imprese energetiche con sede nei Paesi cosiddetti "ostili" a Mosca.

Ancora Politico sottolinea che nel mirino del Cremlino è finito il giacimento di gas e petrolio di Yuzhno-Russkoye, nel profondo nord della Federazione. Attualmente, la proprietà del sito di trivellazione è detenuta al 60% da due aziende europee, l'austriaca Omw e la tedesca Wintershall. Ma presto potrebbero venire estromesse, ricevendo una compensazione che sarà stabilita dal governo russo.

Si tratta del più grande sequestro di beni nella storia recente russa, dopo che negli ultimi mesi è stato messo a punto il quadro giuridico per l'esproprio di beni di proprietà straniera, nel tentativo di recuperare una parte degli asset andati perduti tra le sanzioni occidentali e la riconversione dell'economia in senso bellico.

Del resto, il Cremlino ha già iniziato da diverso tempo a confiscare beni appartenenti ad aziende occidentali (ad esempio Danone e Carlsberg), per rivenderli e dare i proventi a diversi oligarchi vicini a Putin.

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