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Lunedì, 8 Agosto 2022
L'analisi / Stati Uniti d'America

L'addio Ue al gas russo sarà un grosso affare per gli Stati Uniti

Con Australia e Qatar sono tra i principali produttori mondiali di Gnl, di cui avremo sempre più bisogno per diversificare i nostri acquisti. A gennaio abbiamo già acquistato il 37% del loro export

L'Unione europea ha presentato un piano per ridurre la dipendenza del blocco dal gas russo di due terzi già da quest'anno. Si tratta di un obiettivo molto ambizioso e sulla cui reale fattibilità non tutti sono d'accordo, ma che dal punto di vista economico rappresenta una grossa opportunità sopratutto per Paesi come gli Stati Uniti, che saranno chiamati a fornire buona parte del gas che non dovrebbe più arrivare da est. La Germania di Olaf Scholz proprio ieri aveva chiuso alla possibilità di decidere uno stop alle importazioni di gas e petrolio dalla Federazione, come forma di pressione per convincere Vladimir Putin a porre fine all'invasione dell'Ucraina. Per il cancelliere sarebbero “fondamentali” per garantire ai cittadini e alle imprese servizi essenziali, come il riscaldamento ma anche la mobilità, la produzione di elettricità e il funzionamento delle industrie.

Ma alcuni studiosi, come Giovanni Sgaravatti, Research Assistant dell'influente Think Tank Bruegel, pensano il contrario. “Possiamo fare a meno del gas russo”, ma dobbiamo essere pronti a “rimpiazzare il gas col petrolio nelle centrali in cui è possibile, a riaprire gli impianti a carbone da poco chiusi e a ritardare l'uscita dal nucleare in Paesi come la Germania”, ci spiega. Al momento Mosca sta continuando a guadagnare molto dalla vendita del gas, una vendita che di fatto sta anche finanziando la guerra, perché anche se i flussi di vendita sono già in forte diminuzione, i prezzi sono in fortissimo aumento. “I flussi di gas dalla Russia sono circa 8 mesi che non stanno continuando in maniera normale, piuttosto stanno al minimo storico degli ultimi 6 anni”, sostiene Sgaravatti.

Le stime del Bruegel mostrano però che con la crescita dei prezzi a inizio marzo l'Ue avrebbe importato gas per valori che sono arrivati anche a oltre 600 milioni di euro al giorno. Il problema è che ora dobbiamo comprare gas per lo stoccaggio per il prossimo inverno, ma Gazprom potrebbe sfruttare la situazione per mettere in difficoltà le imprese europee. In che modo lo spiega lo studioso. “Il prezzo del gas è deciso sui mercati finanziari e dipende da molteplici fattori, Gazprom influisce sui prezzi nella misura in cui decide quanto gas vendere e quando”. L'azienda di Stato russa potrebbe vendere poco e contribuire a tenere così i prezzi alti, per poi aumentare l'offerta, facendo abbassare i costi, quando ormai in Europa il grosso delle scorte sarà fatto. “Se le compagnie operanti nel settore dello stoccaggio di gas acquistano a prezzi cosi alti ora, e poi il prezzo il prossimo inverno si abbassa considerevolmente, ecco che le compagnie si trovano a affrontare una perdita”, afferma Sgaravatti.

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Per evitare questo rischio, e per tagliare fonti di introito economico a Mosca, Bruxelles quasi azzerare queste importazioni e punta ad altre fonti, soprattutto il Gnl. Come afferma una analisi del Bruegel nel 2021 Cina, Giappone e Corea del Sud sono stati i maggiori importatori mondiali di Gas naturale liquefatto mentre i principali esportatori sono stati Australia, Qatar e gli Usa, che si prevede diventeranno il più grande produttore di entro la fine di quest'anno. E in un contesto altamente favorevole dal punto di vista economico, visto anche che l'aumento della domanda e la scarsa offerta hanno comportato un più che raddoppiare i prezzi da dicembre 2020 a dicembre 2021. Come sottolinea il Think Tank l'Europa è stata “un importante beneficiario del ruolo crescente svolto dagli Stati Uniti nel mercato del Gnl, ricevendo il 23% delle sue esportazioni totali”, e questa tendenza “è stata ulteriormente accelerata a gennaio 2022, quando l'Ue ha ricevuto il 37% delle esportazioni totali degli Stati Uniti per il mese (corrispondente al 44% delle importazioni di Gnl dell'Unione)”.

Secondo le stime della Commissione le importazioni di Gas naturale liquefatto dall'altra sponda dell'Atlantico sono aumentate notevolmente dalla prima spedizione avvenuta nell'aprile 2016, raggiungendo oltre 22 miliardi di metri cubi lo scorso anno, per un valore di 12 miliardi di euro. Visto che al momento dalla Russia prendiamo circa il 45 per cento del nostro intero fabbisogno, e dagli Usa il 6,6, i margini di crescita per questi ultimi sono enormi. L'impatto del cambio di strategia sarà però molto differente in ogni nazione, in quanto non tutti gli Stati membri acquistano la stessa percentuale di gas russo. L'Italia ad esempio dipende da Mosca per circa il 34% del suo fabbisogno, la Germania oltre il 50%, nazioni come Ungheria, Austria e Polonia oltre il 75% mentre la Francia per un misero 7,6%.

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