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Lunedì, 8 Agosto 2022
La strategia

I G7 stanziano 600 miliardi per fermare la nuova Via della Seta cinese (e investire sul gas)

Presentato il piano "Partnership for Global Infrastructure". Obiettivo: allontanare i Paesi in via di sviluppo da Pechino. Ma anche finanziare alternative ai giacimenti russi

Ricordate le foto di esponenti di governo di diversi Paesi Ue, Italia compresa, mentre celebravano con una stretta di mano l'intesa raggiunta con Pechino sulla nuova Via della Seta? Sono passati 3 anni da allora, ma è bastato poco tempo a modificare lo scenario internazionale, e a trasformare gli investimenti cinesi da opportunità a rischio per l'Occidente. Almeno stando a quanto emerso dall'ultimo G7. 

Al vertice sulle Alpi tedesche, i leader hanno annunciato un piano da 600 miliardi di dollari da investire nelle infrastrutture per le economie emergenti, e cercare di frenare la sempre più ampia egemonia cinese in giro per il globo. Un terzo delle risorse sarà stanziato dagli Usa, altri 300 miliardi li dovrebbe mettere l'Unione europea. Il resto Regno Unito, Canada e Giappone. 

A guidare l'iniziativa è stato il presidente statunitense, Joe Biden, che anche senza nominare esplicitamente la Cina, ha fatto intendere le ragioni profonde del piano: sottolineando che quando "le democrazie fanno tutto ciò che è possibile" in base ai loro mezzi, riescono ad avere la meglio sulle autocrazie, il capo della Casa Bianca ha assicurato che con il nuovo programma di investimenti del G7 offre "opzioni migliori per le persone in tutto il mondo". Per la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, si tratta di un "potente e positivo impulso di investimento per mostrare ai nostri partner nei Paesi in via di sviluppo che hanno una scelta". Tra l'Occidente e la Cina, aggiungiamo noi.

A dirla tutta, non è la prima volta che il G7 prova a mettere a punto una sua "Via della Seta": già lo scorso anno nel Regno Unito, era stato delineato un piano chiamato "Build Back Better World", ma dagli impegni all'azione i passi avanti sono stati pochi. La guerra in Ucraina ha chiaramente portato a nuovi consigli, e così si è giunto a un nuovo piano, "Partnership for Global Infrastructure". Il fatto che sia stato lanciato in Germania, il Paese del G7 considerato più vicino a Pechino (così come lo era fino a poco tempo fa alla Russia), dovrebbe essere significativo. 

L'Occidente pubblicizza i suoi investimenti come meno rischiosi per i Paesi che li ricevono rispetto a quelli cinesi: l'esempio è il Montenegro, che ha ottenuto un maxi prestito da Pechino per costruire un'autostrada e sta facendo fatica a pagare le rate, cosa che potrebbe consentire alla Cina di accedere alla terra montenegrina come garanzia per il mancato saldo (così prevederebbe il contratto). 

Ma cosa prevede il piano del G7? Gli Usa hanno già annunciato dei primi progetti: un impianto fotovoltaico in Angola, uno di produzione di vaccini in Senegal, e un cavo per telecomunicazioni sottomarino di 1.000 miglia che collegherà Singapore alla Francia attraverso l'Egitto e il Corno d'Africa. C'è poi un progetto per la chiusura delle centrali a carbone in Sud Africa, su cui pare puntare la Germania. La lista fin qui nota sembra indicare un chiaro impegno verso gli investimenti green. Ma proprio la Germania, con il supporto dell'Italia, avrebbe fatto pressioni alla vigilia del G7 per includere nel piano più investimenti possibili sul gas.

"Il nostro lavoro sulla promozione delle infrastrutture a livello globale è influenzato anche dall'attuale situazione geopolitica", ha spiegato il cancellier tedesco Olaf Scholz. "Abbiamo quindi discusso di come i nostri investimenti a livello globale nell'energia climaticamente neutra e a basse emissioni di carbonio, compreso il gas, possano aiutarci come risposta temporanea all'uso dell'energia da parte della Russia come arma", ha concluso.

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