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Giovedì, 29 Febbraio 2024
Crisi energetica / Francia

Il nucleare non basta alla Francia: le imprese tornano al petrolio per salvare la produzione

Metà dei reattori sono fermi per manutenzione. E lo stop al gas russo fa paura. Il ministro Le Maire: "Prepariamoci alla battaglia"

"Prepariamoci alla battaglia". Non ha certo usato giri di parole Bruno Le Maire, ministro dell'Economia e numero due del governo francese, nell'avvertire i connazionali dei rischi che il Paese e il resto d'Europa stanno correndo sul fronte dell'approvvigionamento energetico. Il timore di uno stop totale delle forniture di gas russo nelle prossime settimane è "l'opzione più probabile". E per quanto Parigi sia di base decisamente meno dipendente dai giacimenti di Mosca rispetto a Germania e Italia, tanto per citare due esempi, le imprese transalpine ad alta intensità energetica stanno già entrando in modalità emergenza, pianificando scorte di petrolio e di carbone. Un ritorno ai fossili che non è certo ragione di orgoglio per un Paese che vanta di produrre il 70% dell'elettricità dai suoi reattori, e di generare la metà dell'energia nucleare dell'Ue. 

Il problema, oggi, è che il braccio di ferro energetico tra Europa e Russia non poteva cadere in un momento peggiore per le centrali francesi: metà dei suoi 56 reattori sono fermi in attesa di lavori di manutenzione o per indagare su preoccupanti crepe che si sarebbero aperte per via di difetti di costruzione. La nuova e moderna centrale di Flamanville, che doveva essere aperta nel 2012 a un costo di 3,3 miliardi di euro, è ancora chiusa, mentre i costi sono lievitati oltre i 12 miliardi. Il che non è il biglietto da visita migliore per il piano del presidente Emmanuel Macron di ridare slancio al parco nucleare con la costruzione di 6 nuovi reattori di ultima generazione.  

Al di là dei piani per il futuro, resta lo stato dell'arte attuale: Edf, la società partecipata dallo Stato che controlla le centrali, aveva pianificato giusto un anno fa di produrre fino a 365 Twh di elettricità per il 2022. Oggi, bene che vada, prevede di chiudere l'anno con 300 Twh, circa il 18% in meno dei piani originari. Come coprire l'ammanco? "Stiamo agendo diversificando le nostre fonti di approvvigionamento di gas, aumentando le nostre capacità con il progetto del terminale galleggiante di gnl a Le Havre e accelerando lo stoccaggio", ha spiegato la ministra per la Transizione energetica Agnès Pannier-Runacher.

Ma tra il rischio di uno stop alle forniture russe, e la concorrenza tra gli stessi Stati Ue per accaparrarsi i carichi di gnl dal resto del mondo, Parigi sa che le scorte di oro blu potrebbero non bastare. E così le industrie a più alta intensità energetica stanno aggiornando i loro piani di emergenza e tornando a fare acquisti di petrolio e carbone. 

La Michelin ha già convertito le proprie caldaie "in modo che siano in grado di funzionare a gas o petrolio, e possiamo anche passare al carbone se necessario", ha affermato Florent Menegaux, capo del colosso francese, tra i leader mondiali nella produzione di pneumatici. Il caso di Michelin non è carto isolato: il presidente di un'altra grande industria transalpina, che ha chiesto di non essere citato, ha confidato a Reuters che tutte le grandi imprese del Paese stanno guardando al passaggio al petrolio.

Stellantis sta addirittura valutando di costruire un proprio impianto energetico o di investire in uno esistente per garantire parte della produzione. Intervenendo al canale televisivo francese Lci, il commissario Ue per il mercato interno, il francese Thierry Breton ha affermato che alle società di tutta l'Ue è stato consigliato, ove possibile, di passare dal gas al petrolio.

Ma l'entità della crisi energetica richiede anche di puntare sui risparmi nei consumi: in caso di esaurimento dell'elettricità, il governo sta preparando per l'inverno una serie di misure volte a dare priorità alle famiglie e ad alcune industrie. Chi non rientra in queste categorie, dovrà stringere la cinghia. Perigi ha avviato tre gruppi di lavoro per migliorare la "sobrietà energetica" nell'amministrazione, nelle imprese a minore intensità e negli esercizi aperti al pubblico. L'obiettivo è definire una tabella di marcia per ridurre i consumi energetici del 10% entro due anni rispetto al 2019.

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