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Lunedì, 8 Agosto 2022
Economia

L'era dei voli low cost è finita

Ne sono convinti gli esperti. Anche il capo di Ryanair conferma che i prezzi medi saranno d'ora in poi più alti del 50%. Perché il modello dei viaggi a basso costo sta fallendo

Da aprile a giugno, le principali compagnie aeree europee hanno cancellato oltre 50mila voli. E l'estate appena cominciata potrebbe triplicare la cifra. Da un lato ci sono gli scioperi del personale di terra e di bordo, dall'altro, il problema più grave, la carenza di personale. In mezzo, il rimbalzo delle partenze turistiche dopo due anni di pandemia. Il risultato è che, secondo gli esperti, la ripresa a spron battuto dei viaggi potrebbe tradursi nella fine dell'era dei voli low cost. O almeno, in un suo ridimensionamento rispetto al boom pre-Covid. 

Biglietti sempre più cari

Ne è convinto  Arnaud Feist, amministratore delegato dell'aeroporto di Zaventem, a Bruxelles, uno dei più colpiti dagli scioperi: il modello a basso costo ha raggiunto i suoi limiti, sostiene, "è difficile andare oltre". Alla fine, "i prezzi dei biglietti aumenteranno. È inevitabile". Anche il manager artefice di questo modello ne è convinto: nei prossimi quattro o cinque anni i prezzi aumenteranno, il costo di un biglietto era "diventato troppo economico", ha detto al Financial Times l'amministratore delegato di Ryanair, Michael O'Leary . "Ogni volta che volo a Londra Stansted trovo assurdo che sia più costoso raggiungere il centro di Londra in treno che volare dall'Irlanda alla Gran Bretagna". Eppure, all'inizio degli anni Duemila era proprio questo il messaggio di successo che la sua compagnia aveva lanciato. Cosa è cambiato?

Il nodo stipendi

Della questione del personale, se n'è già parlato a lungo: il personale di Ryanair, dalla Spagna al Belgio, passando per l'Italia, ha preannunciato un'estate calda di scioperi per chiedere stipendi e condizioni di lavoro migliori. A loro si sono aggiunti anche i lavoratori di altre compagnie low cost, come EasyJet: per tutti, è valso lo stesso ragionamento: con la ripresa dei viaggi superiore anche alle migliori attese, le compagnie potrebbero realizzare profitti giganteschi. E' vero che c'è stata la pandemia, e che il settore è stato tra quelli che ne ha più patito. Ma a pagarne le conseguenze sono stati anche i lavoratori, e con l'inflazione che erode il potere di acquisto delle famiglie a livelli record, è giunto il momento di dividere la torta anche con loro. 

"I lavoratori non solo sono in una buona posizione, ma hanno buone ragioni per contrattare e chiedere salari più alti in questo contesto", ha affermato al New York Times Laura Nurski, economista del lavoro presso Bruegel, un think tank di Bruxelles. "Le compagnie aeree cercano di offrire tariffe basse", ha detto. "Ma quando voli a buon mercato, il costo viene dai salari o dalle condizioni delle persone che ci lavorano", spiega. Per Arnaud Feist, ci sono "situazioni sociali a volte molto difficili" nelle compagnie low cost che non sono più sostenibili.

Errori di calcolo

Che un amministratore delegato parli come un sindacalista è significativo. Ma i problemi di Rayanair e simili raccontano solo una parte della storia. Le cancellazioni di questi mesi sono anche il frutto di quanto sta accadendo a terra, non solo tra il personale di bordo. E qui un ruolo centrale lo svolgono anche le compagnie di bandiera, che nonostante i generosi aiuti di Stato ricevuti dai vari governi, hanno tagliato i costi a partire proprio dai lavoratori. Si prenda il caso di Lufthansa, il gigante tedesco: nel 2019 aveva 138mila impiegati tra cabina e terra, oggi ne ha 100mila. Anche AirFrance ha tagliato di oltre 10mila unità il suo personale. E lo stesso è avvenuto nella selva di società esterne che gestiscono i servizi aeroportuali, dai bagagli ai controlli.

Una buona fetta delle cancellazioni registrate in questi mesi, e di quelle già previste per l'estate, sono dovute proprio al fatto che gli aeroporti non hanno abbastanza personale per gestire la nuova ondata di voli. La liberalizzazione dei servizi aeroportuali è stata utile a ridurre i costi, e a rendere più facile la gestione delle crisi come quella vissuta in questi due anni. Ma adesso, il prezzo della precarizzazione dei lavoratori aeroportuali rischia di essere elevato. Compagnie e società di servizi a terra erano convinte di recuperare in fretta il personale tagliato durante la pandemia. Ma già a Pasqua si era capito che la previsione era sbagliata. Nell'industria dei viaggi europea, secondo Bloomberg, sono a oggi vacanti ben 100mila posti di lavoro: chi prima della pandemia era impiegato in aeroporto, ha trovato altre occupazioni. E adesso non vuole tornare indietro. 

Il caro carburante

"Le condizioni di lavoro sono peggiorate così tanto che il settore non è attraente", ha affermato Eoin Coates della Federazione europea dei lavoratori dei trasporti. I salari sono bassi e molte delle occupazioni suddividono la giornata lavorativa in turni poco attraenti che iniziano prima dell'alba o durano fino a mezzanotte o più tardi. "Nel frattempo, in tutta l'economia, il reddito e il potere d'acquisto sono stati ridotti", ha aggiunto. “Le persone sono alla fine della loro pazienza”. Lufhtansa ha ammesso le sue colpe: l'amministratore delegato Carsten Spohr, ha detto pubblicamente che è stato un errore aver tagliato i costi (ossia i posti di lavoro) durante la pandemia per cercare di salvare l'azienda. Il governo di Berlino, che è stato tra i più generosi nell'Ue a foraggiare la sua compagnia di bandiera, ha avvertito Lufthansa che "spetta alle aziende assicurarsi di essere datori di lavoro attraenti, con condizioni e salari decenti".

Se la crisi dei voli di questa estate porterà ad un aumento dei salari è tutto da vedere. Quello che sembra certo è che ad aumentare sempre più saranno i prezzi dei biglietti. Secondo O'Leary, i rincari medi saranno tra il 25% e il 50% nei prossimi anni. E a trainarli verso l'alto, non saranno solo le rivendicazioni salariali dei lavoratori, ma anche i costi dei carburanti. Attualmente, compagnie come Ryanair stanno risentendo solo in minima parte dell'aumento dei costi dell'energia, e questo perché il prezzo del petrolio era stato negoziato prima dell'impennata di questi ultimi mesi. Ma prima o poi, anche questo nodo verrà al pettine. Tanto più che l'Ue, nel cercare di spingere anche il settore dell'aviazione verso la transizione energetica, ha previsto di aumentare le tasse ambientali. Per tutte queste ragioni, l'era dei voli low cost sembra destinata a finire. E con essa, potrebbero cambiare anche le abitudini di viaggio degli europei. Non a caso, già oggi i tour operator stanno rimodulando i loro pacchetti proponendo ai clienti mete più vicine da raggiungere in treno. O anche in auto. 

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