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Martedì, 7 Febbraio 2023
Il rapporto

Perché la Cina potrebbe lasciare l'Europa senza gas la prossima estate

L'avvertimento dell'Agenzia internazionale dell'energia: le mosse di Pechino sul gnl rischiano di lasciare mezze vuote le riserve Ue

L'Europa potrebbe avere una maxi carenza di gas naturale per 30 miliardi di metri cubi durante la prossima estate. E la Cina potrebbe giocare un ruolo centrale in questa eventuale nuova crisi di approvvigionamenti per il Vecchio Continente. È quanto emerge da un rapporto dell'Aie, l'Agenzia internazionale dell'energia, dal titolo evocativo: "Non è mai troppo presto per prepararsi al prossimo inverno: il bilancio del gas dell'Europa per il 2023-24".

Il rapporto conferma che nell'immediato la morsa della crisi energetica si è allentata: i siti di stoccaggio di gas nell'Ue sono pieni al 95%, il 5% in più rispetto al livello medio di riempimento degli ultimi 5 anni, i prezzi sono più bassi e le temperature ancora miti nonostante l'autunno inoltrato hanno ridotto i consumi per i riscaldamenti. Ma l'ottimismo che sta circolando negli ultimi giorni non deve trasformarsi in sottovalutazione dei rischi nel medio termine, avverte l'Aie. Se l'Ue è riuscita a far fronte alla carenza di forniture dalla Russia, lo deve non solo ai maggiori pompaggi via gasdotto da Norvegia, Algeria o Azerbaigian, ma anche (se non soprattutto) al gas naturale liquefatto arrivato in abbondanza nei terminal europei. Il boom di gnl è stato di certo possibile grazie al raddoppio dei flussi dagli Stati Uniti. Ma una parte consistente del merito va anche, indirettamente, alla Cina.

Pechino, infatti, ha ridotto enormemente il suo peso nell'import di gnl su scala globale nei primi 10 mesi del 2022, e questo, sottolinea l'Aie, è stato un "fattore chiave per una maggiore disponibilità" di metano liquefatto in Europa e "per compensare il calo delle consegne di gas dalla Russia". In altre parole, in un mercato di solito poco flessibile come quello del gas, la mancanza di un competitor di peso come la Cina ha dato all'Ue la possibilità di accaparrarsi scorte extra in un tempo relativamente breve. Ma lo stesso non è detto che avvenga nel 2023.

Innanzitutto, c'è un problema di disponibilità globale: secondo il rapporto dell'Aie, "si prevede che la fornitura globale di gnl aumenterà di soli 20 miliardi di metri cubi nel 2023, con circa un terzo della crescita proveniente dagli Stati Uniti". Questo aumento è "circa la metà dell'aumento medio registrato durante il periodo 2016-2019". Detto altrimenti, anche con tutto lo sforzo degli Usa o di altri partner considerati affidabili dall'Ue, il mercato del gnl non sarà così ricco come servirebbe in caso di un'ulteriore riduzione delle consegne dai gasdotti russi. Se poi la Cina dovesse tornare a importare metano liquefatto come faceva fino al 2021, allora le cose per l'Europa si complicherebbero non poco: per l'Aie, se le importazioni cinesi di gnl nel 2023 torneranno ai livelli dell'anno scorso, Pechino si accaparrerebbe oltre l'85% dell'aumento previsto dell'offerta globale di gnl, lasciando appena 3 miliardi di metri cubi agli altri competitor.

Troppo poco perché l'Ue possa affrontare il "probabile calo delle consegne dai gasdotti" il prossimo anno. Tanto più se l'interruzione dovesse essere totale: in questo caso, i Paesi europei si troverebbero con 30 miliardi di metri cubi in meno. E di conseguenza, con le riserve di gas mezze vuote. Un rischio contro cui l'Europa deve agire subito. Ecco perché il direttore esecutivo dell'Aie, Fatih Birol, sprona i governi ad "accelerare i miglioramenti nell'efficienza energetica e la diffusione delle energie rinnovabili e delle pompe di calore e altre misure per ridurre strutturalmente la domanda di gas. Ciò è essenziale per la sicurezza energetica dell'Europa, il benessere dei suoi cittadini e delle sue industrie e la sua transizione verso l'energia pulita".

 

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