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Lunedì, 27 Giugno 2022
Il caso

L'Eni "sfida" Bruxelles: apre un conto in rubli per comprare il gas russo

La compagnia sostiene di essere in accordo con il governo. Per l'Italia rischio procedura d'infrazione

La lista dei ribelli al pugno duro di Bruxelles contro la Russia si allunga: dopo il leader ungherese Viktor Orban, che ha stoppato l'embargo Ue sul petrolio, adesso anche l'Italia "sfida" la Commissione europea. Lo fa attraverso l'Eni, che, stando a quanto dichiarato dalla stessa compagnia, ha ricevuto il benestare del governo per aprire un conto corrente in rubli presso la Gazprombank, comprare il gas da Mosca e rispettare il provvedimento preso dal Cremlino per proteggere la sua moneta dalle sanzioni occidentali. Non è chiaro, al momento in cui scriviamo, se facendo così l'Eni abbia rispettato anche le linee guida della Commissione. Stando a quanto le varie fonti Ue raccontavano fino a stamane, aprire un secondo conto in rubli rischia di violare le sanzioni di Bruxelles. E questo potrebbe portare la Commissione a lanciare una procedura d'infrazione contro l'Italia.

La mossa del Cremlino

Ma andiamo per ordine. Come dicevamo, lo scorso marzo, per rispondere alle sanzioni occidentali che avevano messo in crisi il rublo, il presidente Vladimir Putin aveva ordinato che tutte le transazioni per acquistare il gas di Mosca debbano essere fatte con la valuta russa. Da allora, tra gli operatori del settore è cominciata a serpeggiare la confusione su come agire, considerato che a maggio sarebbero scaduti i termini ultimi per i pagamenti nei confronti di Gazprom, il gigante del gas russo. Quello di Eni, per esempio, dovrebbe scadere il 20 maggio. 

Dopo che leader delle istituzioni Ue e ministri degli Stati membri si sono battuti il petto assicurando che non avrebbero mai ceduto al ricatto di Putin, qualcuno tra le compagnie europee che acquistano il gas da Mosca ha cominciato a chiedere chiarimenti su come agire. Il decreto del Cremlino prevede un primo pagamento nella valuta stabilita dai contratti, il 97% dei quali pattuiscono cifre in euro o dollari, seguito da un trasferimento della somma in un secondo conto indicizzato in rubli.

Nella pratica, la Russia chiede alle aziende Ue di aprire un doppio conto sulla banca di Gazprom, il principale fornitore di gas russo. Il primo conto Gazprombank può essere nelle valute occidentali, come euro o dollari, ma il secondo deve essere in rubli. Il pagamento delle forniture di gas avverrebbe quindi in due passaggi, con un primo versamento sul conto nella valuta stabilita dal contratto seguito da un secondo trasferimento della somma verso nella valuta russa. Gazprombank non risulta tra gli istituti bancari sanzionati dall’Ue e la Commissione ha chiarito ad aprile e a di recente che le sanzioni “non vietano l'apertura di un conto con Gazprombank” in euro o dollari.

Le linee guida dell'Ue

Il problema è che non è ancora chiaro cosa succede con un secondo conto in rubli. Il decreto del Cremlino, infatti, prevede il cambio di valuta, che dovrebbe avvenire con il coinvolgimento della banca centrale russa, questa sì esplicitamente sanzionata dall’Ue. È qui, nel passaggio da un conto in euro all'altro in rubli, che entrerebbe in gioco la banca centrale di Mosca. E dunque scatterebbe la violazione delle sanzioni Ue. Il condizionale è d'obbligo, perché dalla Commissione non è che siano giunte dichiarazioni così cristalline.

Oggi, Eric Mamer, il portavoce della presidente Ursula von der Leyen, ha dichiarato: "Tutto quello che va al di là di aprire un conto nella valuta prevista dal contratto, fare un pagamento in quella valuta e fare una dichiarazione in cui si dice che il pagamento in quella valuta chiude il pagamento per la fornitura di gas in questione, viola le sanzioni. E' tutto quello che possiamo dire su questa materia: le nostre posizioni non sono cambiate per nulla in queste ultime settimane". Aprire un conto in rubli presso Gazprombank "va al di là di quello che abbiamo detto che è consentito dal quadro" sanzionatorio, ha ribadito Mamer. 

Eni si difende

Eni sostiene di non aver violato le indicazioni di Bruxelles: "In vista delle imminenti scadenze di pagamento per i prossimi giorni", si legge in una nota, la compagnia italiana "ha avviato in via cautelativa le procedure relative all'apertura presso Gazprombank dei due conti correnti denominati K, uno in euro ed uno in rubli, indicati da Gazprom Export secondo una pretesa unilaterale di modifica dei contratti in essere, in coerenza con la nuova procedura per il pagamento del gas disposta" dalla Russia. Eni "ha già rigettato tali modifiche". "La decisione, condivisa con le istituzioni italiane - prosegue - è stata presa nel rispetto del quadro sanzionatorio internazionale e nel contesto di un confronto in corso con Gazprom Export".

Eni spiega che "da un lato, a oggi, Gazprom Export e le autorità federali russe competenti hanno confermato che la fatturazione (giunta a Eni nei giorni scorsi nella valuta contrattualmente corretta) e il relativo versamento da parte di Eni continueranno a essere eseguiti in euro, così come contrattualmente previsto". Quindi, la compagnia italiana non userà rubli direttamente. E il secondo conto in valuta russa? "Le attività operative di conversione della valuta da euro a rubli - spuega sempre l'Eni - saranno svolte da un apposito clearing agent operativo presso la Borsa di Mosca entro 48 ore dall'accredito e senza coinvolgimento della Banca Centrale Russa". E senza il coinvolgimento della banca centrale non vi è violazione delle sanzioni, è la conclusione a cui si giunge seguendo il ragionamento di Eni (e del governo italiano, a quanto pare).

Rischio procedura d'infrazione?

Si vedrà. Nell'attesa, vale la pena sottolineare due aspetti. Il primo è che se l'Eni dovesse in realtà aver violato le sanzioni Ue, lo Stato italiano dovrebbe punire la compagnia. E se non lo fa, la Commissione europea potrebbe aprire una procedura d'infrazione contro l'Italia: "Far rispettare le sanzioni contro la Russia decise collettivamente dal Consiglio", ossia dai singoli governi Ue all'unanimità, "spetta agli Stati membri", ha ricordato Mamer. Le sanzioni hanno "forza di legge nell'Unione europea" e se gli Stati membri non le fanno rispettare, "allora, come abbiamo già detto, si applica il quadro generale delle procedure di infrazione, che può essere messo in atto dalla Commissione europea", ha chiarito, stavolta in modo netto, il portavoce di von der Leyen.

Guerra in Ucraina: la diretta

Il secondo aspetto riguarda l'immagine dell'Ue, e in particolare della Commissione: quanto sta succedendo sul pagamento del gas è un pasticciaccio, se non legale, almeno sotto il punto di vista della comunicazione. Bruxelles ha già incassato uno schiaffo con la fuga in avanti sull'embargo al petrolio russo, proposto ormai due settimane fa, ma di fatto bloccato da Viktor Orban (forse con il silente beneplacito di qualche cancelleria un po' più importante negli equilibri internazionali). Ora, l'incertezza sul pagamento in rubli, con l'Eni costretta ad agire palesemente senza un chiaro via libera della Commissione. La compagnia dice che senza il conto in rubli non avrebbe potuto rispettare il contratto con Gazprom, e dunque avrebbe rischiato di interrompere le sue forniture all'Italia. Il messaggio che viene fuori, in qualunque modo andrà a finire, è che l'Italia non può fare a meno del gas russo. Il rublo non può crollare, per ora. E Putin, che voleva ottenere proprio questo, si sfregola le mani.

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