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Giovedì, 29 Febbraio 2024
La mossa / Germania

Energia, l'Ue chiede "obbligo di solidarietà" tra Stati (soprattutto verso Berlino)

Al momento sottoscritti solo 6 patti bilaterali tra Paesi per scambiarsi il gas in caso di emergenza. La presidente della Commissione von der Leyen: "Non è abbastanza"

Di fronte alla crisi del gas, scatenata dalla guerra in Ucraina, gli Stati membri non hanno mostrato la solidarietà reciproca che ci si aspettava e quelli più esposti alla crisi sono stati lasciati da soli. È l'accusa che è arrivata da Ursula von der Leyen, che ha lamentato come al momento siano stati attivati solo sei accordi bilaterali di solidarietà, anche se Bruxelles ha fissato da tempo il tetto a 40.

"Alcuni Paesi sono più direttamente esposti di altri al gas russo. La situazione è particolarmente difficile per quelli senza sbocco sul mare dell'Europa centrale. Ma alla fine, nel nostro mercato unico con catene di approvvigionamento altamente integrate, un'interruzione in uno Stato membro ha un impatto enorme su tutti gli altri. Quindi, condividere il gas in una crisi è fondamentale", ha affermato la presidente della Commissione europea nel suo intervento questa mattina in plenaria al Parlamento europeo a Strasburgo.

"Gli Stati membri hanno già da cinque anni l'obbligo ai sensi del diritto dell'Ue di concludere accordi di solidarietà. Tuttavia, fino ad oggi sono stati concordati solo sei dei 40 possibili accordi. Questo semplicemente non è abbastanza”, ha continuato von der Leyen, che ha spiegato che questo è il motivo per cui nell'ultima proposta dell'esecutivo comunitario, presentata ieri, è stato inserito anche un meccanismo di solidarietà vincolante.

Piano Ue per ridurre il prezzo del gas, ma un vero price cap non c'è

Circa un quarto di tutta l'energia utilizzata nell'Ue è costituita da gas naturale e molti Stati importano quasi tutte le loro forniture. Alcuni di questi dipendono fortemente da un'unica fonte o da un'unica via di trasporto e se quindi c'è un interruzione su quella linea, le forniture si arrestano. Con un accordo di solidarietà due Stati si impegnano a scambiarsi il gas a condizioni favorevoli in caso di emergenza. Ma un accordo del genere richiede tutta una serie di vincoli finanziari e tecnici che devono essere concordati tra i due governi.

Il primo accordo bilaterale è stato firmato tra Germania e Danimarca il 14 dicembre 2020 e Berlino ne ha poi sottoscritto anche uno con l'Austria il 2 dicembre scorso. Quest'anno dei patti sono stati sottoscritti poi tra Estonia e Lettonia (4 gennaio), Lituania e Lettonia (10 marzo), Italia e Slovenia (22 aprile) e infine Finlandia ed Estonia (25 aprile). La Germania, che con la chiusura del gasdotto Nord Stream è uno degli Stati che più teme di trovarsi in difficoltà, sta da tempo provando a negoziare altri accordi di solidarietà, anche con il nostro Paese, ma con scarsi risultati.

Adesso la Commissione, nel suo ultimo regolamento presentato e che dovrà però passare il vaglio del Consiglio, ha introdotto proprio un meccanismo per rendere obbligatoria la solidarietà in caso in cui un governo dichiari di trovarsi in una situazione di emergenza. Uno dei principali ostacoli per molti Stati è stato quello di concordare la compensazione finanziaria da versare quando si chiede aiuto. La proposta di Bruxelles definisce un "equo compenso" per la solidarietà che si baserà sul prezzo medio di mercato del gas degli ultimi 30 giorni precedenti la richiesta di assistenza. Il piano chiarisce inoltre che gli Stati devono rispondere entro 12 ore alla richiesta di aiuto e fornire le misure di solidarietà concordate entro tre giorni.

Le capitali potranno richiedere le misure di emergenza quando non saranno in grado di garantire i volumi critici di gas necessari per il loro sistema elettrico e, per lo stesso motivo, le nazioni che forniranno la solidarietà avranno diritto a rifiutarsi di intervenire, ma solo se il no serve a garantire che il funzionamento delle proprie centrali elettriche a gas critiche non sia messo in pericolo.

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