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Venerdì, 17 Maggio 2024
L'intervento / Cina

Il ritorno di Draghi: "I rivali marciano su di noi, serve un cambiamento radicale"

Con toni da guerra (commerciale) l'ex presidente del Consiglio ha detto che l'Ue deve concentrarsi sulla competizione con i big mondiali come Cina e Usa, e non so quella interna. E deve alzare i salari

I rivali "marciano su di noi" perché ci siamo fatti "cogliere di sorpresa", e quindi per rispondere a questa situazione "serve un cambiamento radicale". Tolto dal suo contesto quello di Mario Draghi potrebbe sembrare un discorso di guerra, e in parte lo è: ma di guerra commerciale. L'ex presidente del Consiglio è intervenuto alla conferenza di alto livello sul Pilastro europeo dei diritti sociali organizzata dalla presidenza belga dell'Ue a La Hulpe.

Il report sulla competitività

All'ex presidente della Bce è stato chiesto dall'Unione di redigere rapporto sulla competitività, che sarà presentato dopo il voto europeo di giugno. Una data non è ancora stata stabilita ma il testo con ogni probabilità costituirà una base di riferimento, insieme al rapporto di Enrico Letta sul Mercato interno che sarà presentato giovedì al Consiglio europeo, per l'agenda politica Ue della prossima legislatura. "Ci aspettiamo proposte molto innovative da Draghi, come nel suo stile", ha spiegato un'alta fonte diplomatica.

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E un'idea di quello che conterrà il rapporto Draghi l'ha data nel discorso di oggi (16 aprile). "Nell'Ue c'è bisogno di un cambiamento radicale, le nostre regole per gli investimenti sono costruite su un mondo che non c'è più, il mondo pre Covid, pre guerra in Ucraina, pre crisi Medio Oriente e ci troviamo in un mondo in cui è tornata la rivalità tra le grandi potenze", ha sottolineato Draghi alla conferenza. Secondo l'ex premier l'Unione si è concentrata finora troppo sulla competitività interna, e poco in quella esterna, quella globale, dove spesso siamo battuti da concorrenti (per non dire avversari) temibili come Usa e Cina.

Gli avversari esterni

"L'Europa finora ha avuto un focus sbagliato" sui temi della competitività, ha detto Draghi, non ritenendo di fatto "la nostra competitività esterna una questione politica rilevante". "Ci siamo rivolti verso l'interno, vedendo i nostri concorrenti come noi stessi, anche in settori, come la difesa e l'energia, nei quali abbiamo profondi interessi comuni. Nello stesso tempo, non abbiamo guardato al di fuori". E così i grandi competitori, che spesso giocano "non rispettando le regole, attivano politiche divisive, non giocano con le regole, disegnano politiche di investimento nelle loro economie a spese di altri", e tutto questo "ci coglie di sorpresa".

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Per la Cina il tema prevalente è che cerca di "internalizzare" tutte le parti delle catene di approvvigionamento e nelle tecnologie avanzate (comprese le tecnologie verdi), della creazione di una sovracapacità in molti settori "che colpisce le industrie europee", perché i nostri mercati vengono invasi da merci a più basso costo. Quanto a Washington "usa la politica industriale su larga scala per attrarre altre industrie qualificate entro i loro confini incluse le aziende europee usando il protezionismo, escludendo i concorrenti, impiegando potere geopolitico per riorientare le catene del valore".

Salari bassi

In questo quando, se l'Europa "non ha una strategia complessiva coordinata, non ha politiche coordinate è logico che le imprese chiudano o si delocalizzino in aree extra Unione", ha avvertito Draghi. L'ex premier italiano ha anche criticato la riduzione dei diritti dei lavoratori e i loro salari. "Abbiamo perseguito una strategia deliberata di ridurre i costi del lavoro" rispetto a quelli degli altri Paesi Ue, e questo, "unito ad una politica di bilancio prociclica, ha prodotto l'effetto netto di indebolire la domanda interna e di minare il nostro modello sociale".

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