Domenica, 21 Luglio 2024
La stretta

Al via i dazi sulle auto elettriche cinesi, aumento dei costi fino al 40%

Nessun accordo ancora con Pechino, la Commissione europea pronta a dare il via libera alle tariffe in via provvisoria. La Germania prova a frenare

Entrano in vigore le tariffe sulle auto elettriche cinesi, dazi che potrebbero portare ad aumenti fino al quasi il 40% su alcuni modelli. Oggi (4 luglio) era il giorno fissato da Bruxelles per ottenere da Pechino degli interventi in risposta alle sue accuse di aiuti di Stato illegittimi, ma le trattative sul punto sono ancora in corso. E così i dazi entreranno in vigore in via provvisoria a partire da domani, nonostante la contrarietà di diversi Stati membri, Germania in testa, che temono le conseguenze di un aumento dei costi per i cittadini ma soprattutto le ritorsioni da parte del gigante cinese che potrebbero dare il via a una guerra commerciale, con contro dazi da parte della Cina che colpirebbero le auto prodotte in Europa, carne di maiale, latticini e altri prodotti agricoli.

Le auto elettriche cinesi potranno costare fino al 40% in più

Paesi Ue divisi

La Germania, le cui case automobilistiche hanno realizzato un terzo delle loro vendite l'anno scorso in Cina, vuole fermare le tariffe, mentre Francia e Italia sono favorevoli. Ma la maggioranza dei Paesi sta ancora valutando le conseguenze della mossa. La questione sarà sottoposta ai membri del Consiglio Ue in un voto consultivo a maggioranza semplice nelle prossime settimane, il primo test ufficiale del sostegno in un caso storico per la Commissione. Il 4 ottobre 2023 l'Ue aveva avviato un'indagine sull'esistenza di sussidi che il governo cinese destinerebbe ai produttori nazionali di auto elettriche.

Al termine dell'inchiesta, lo scorso 12 giugno, l'esecutivo europeo aveva stabilito l'introduzione di dazi individuali che colpiscono diversi produttori cinesi: su Byd è stata proposta una tariffa del 17,4 per cento sulle importazioni, su Geely una del 20, mentre la più salata colpiva la Saic, con un dazio del 38,1 per cento. Queste cifre ora sono state leggermente abbassate, la più altra è stata portata dal 38.1% al 37.6% quelle del 21 al 20,8%. I dazi provvisori verranno introdotti a titolo di garanzia e saranno riscossi solo se e quando saranno imposti i dazi definitivi, cioè a novembre. Per il momento le aziende che esportano in Ue dovranno mettere i soldi in un deposito in garanzia. 

La Germania vuole fermare i dazi sulle auto elettriche cinesi

Saranno colpite anche alcune auto europee e statunitense prodotte in Cina come quelle di Tesla, Bmw e altre case automobilistiche occidentali. Tesla, che esporta le auto Model 3 da Shanghai verso l'Europa, è stata una delle numerose aziende che la Commissione ha deciso di sottoporre a una tariffa del 20,8%, ma potrebbe ricevere un'aliquota calcolata individualmente quando i dazi definitivi saranno imposti a novembre. Considerando la tariffa al 10 per cento già in vigore, nei casi estremi di dazi del 37.6% in totale si arriva a sfiorare dunque la metà del costo all'import del mezzo.

La palla passa agli Stati

Mentre le tariffe preliminari saranno applicate da domani (5 luglio), la decisione finale sui dazi compensativi sarà presa solo a fine ottobre o massimo inizio novembre, mentre nel frattempo sono in corso intensi negoziati tra Ue e Cina per trovare una soluzione che accontenti entrambi gli attori. Se le trattative dovessero fallire la Commissione potrebbe proporre l'imposizione di dazi in via definitiva, per un periodo di 5 anni rinnovabili. Ma questi dazi potrebbero essere bloccati con un voto a maggioranza qualificata in Consiglio Ue, che significa con il sostegno di almeno 15 Paesi che rappresentano il 65% della popolazione dell'Ue. Francia, Italia e Spagna, con il 40% della popolazione europea hanno già dichiarato di voler appoggiare i dazi. "L'Europa deve difendersi se le nostre aziende vengono danneggiate e non competono su un piano di parità", ha dichiarato il ministero dell'Economia spagnolo Carlos Cuerpo. Tuttavia, la Repubblica Ceca, la Grecia, l'Irlanda e la Polonia stanno ancora discutendo la questione.

Il pressing delle imprese tedesche

In un ultimo tentativo di influenzare i negoziati, ieri (3 luglio) l'associazione automobilistica tedesca Vda (Verband der Automobilindustrie) ha esortato Bruxelles a rinunciare ai dazi. L'associazione sostiene che le tariffe danneggerebbero le case automobilistiche europee e statunitensi che esportano dalla Cina e che c'è il rischio di una ritorsione da parte di Pechino con contro-tariffe, che colpirebbero duramente l'industria tedesca dato il suo elevato volume di esportazioni nel gigante asiatico.

In una dichiarazione separata, l'amministratore delegato di Bmw Oliver Zipse ha definito le tariffe un "vicolo cieco", sostenendo che danneggerebbero le aziende globali, rallenterebbero la decarbonizzazione limitando la fornitura di veicoli elettrici in Europa e non farebbero nulla per rafforzare la competitività dei produttori europei. Secondo la Vda, l'anno scorso il valore delle esportazioni di autovetture dalla Germania alla Cina è stato più di tre volte superiore a quello delle importazioni dalla Cina e il valore delle esportazioni dei fornitori di componenti è stato quattro volte superiore a quello delle importazioni.

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