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Domenica, 26 Giugno 2022
Il caso / Francia

Il "motore" nucleare della Francia è in tilt: crepe nei reattori, la metà è ferma

Il gigante dell'atomo Edf ha dovuto spegnere altri 12 impianti su 56 dopo la scoperta di una preoccupante anomalia strutturale. Produzione ai minimi e rincari record sui prezzi

Il "motore nucleare" della Francia (e dell'Europa) si è inceppato. La metà dei 56 reattori sparsi per il Paese è attualmente chiusa, tra manutenzioni ordinarie di quelli più vecchi, interruzioni legate alle temperature elevate, e ora anche un difetto di serie che preoccupa sempre più le autorità. Una situazione di emergenza che arriva proprio nel mezzo della crisi energetica aggravata dalla guerra in Ucraina, con i 27 Paesi Ue che stanno provando a chiudere i rubinetti di petrolio e gas dalla Russia. La Commissione europea, nel suo piano RePowerEu appena presentato, cita il nucleare tra le fonti necessarie nell'immediato per reggere l'impatto del muro contro muro con Mosca. Ma le notizie che arrivano dalla Francia non sono confortanti.

A parte le operazioni di manutenzione ordinaria programmate da tempo, alcune ritardate anche a causa della pandemia, a far scattare l'allarme in questi giorni è un presunto problema di fabbricazione di una parte dei reattori del Paese che è cominciato a emergere a fine 2021. Si tratta, in parole povere, di crepe profonde 3 millimetri emerse per la prima volta su un circuito di emergenza di un reattore presso la centrale di Civaux. Questo problema ha un nome, "corrosione da stress", hanno detto gli esperti dell'Edf, il gigante del nucleare francese. Nonostante le piccole dimensioni del difetto, si tratta di "un fenomeno grave", perché situato all'interno del reattore, ha spiegato il presidente dell'Autorità per la sicurezza nucleare transalpina, Bernard Doroszczuk, durante un'audizione al Parlamento.

Il caso di Civaux ha spinto i responsabili di Edf ad analizzare anche gli altri reattori del suo parco: finora, lo stesso difetto è stato riscontrato in 4 impianti, ma per precauzione la società ha spento tutti i 12 reattori che sono costruiti sul modello di quello di Civaux in attesa di verifiche approfondite. "Il trattamento di queste anomalie richiederà diversi anni", ha avvertito Doroszczuk. Il risultato è che la produzione nucleare francese nel 2022 dovrebbe raggiungere i 280-300 TWh, contro i 295-315 TWh precedentemente preventivati, ha comunicato Edf in queste ore.

Lo stallo del nucleare ha fatto schizzare in alto i prezzi dell'elettricità all'ingrosso nel Paese: "Il costo di un megawattora per la consegna nel primo trimestre del 2023 raggiunge i 545 euro, rispetto ai 274 euro in Germania o ai 251 euro in Belgio", scrive Le Figaro. Rincari che rischiano di far schizzare ancora in alto le bollette delle famiglie (finora salvaguardate dai rincari attraverso una maxi spesa pubblica di sussidi). In tutto questo, il paradosso è che il gas è diventato più competitivo: non a caso, Engie, l'altro colosso energetico francese, il cui core business è nel gas, ha rivisto al rialzo le stime sugli utili per il 2022: da 3,3 miliardi dovrebbero passare a 4,4 miliardi. Oltre 1 miliardo in più.

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