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Giovedì, 22 Febbraio 2024
Lo scenario

Come la crisi di Credit Suisse può cambiare i nostri mutui

Le banche europee hanno bruciato 50 miliardi dopo il crollo di Silicon Valley Bank e il tonfo dell'istituto svizzero. Occhi puntati sulla Bce e sui suoi rialzi dei tassi contro l'inflazione

Prima il fallimento dell'americana Silicon Valley Bank. Poi la crisi della svizzera Credit Suisse. E così, nel giro di pochi giorni, le dieci principali banche europee hanno perso più di 50 miliardi di euro di capitalizzazione di mercato. Gli esperti, però, invitano alla calma: gli istituti europei si trovano in una posizione molto più solida rispetto al passato e sarebbero meno esposti al rischio contagio. Ma questo non vuol dire che la Banca centrale europea può dormire sonni tranquilli: a Francoforte, all'interno del consiglio direttivo, le ragioni di chi teme che il rialzo progressivo dei tassi d'interesse possa destabilizzare l'Eurozona, in particolare Paesi come l'Italia, sembrano aver trovato sponda nella crisi di Credit Suisse. E potrebbero fermare la dinamica ascendente che sta facendo gonfiare le rate dei mutui.

Francoforte e la crisi di fiducia

Per il momento, però, la Bce tira dritto: in settimana, l'istituto guidato da Christine Lagarde ha alzato ancora di mezzo punto i tassi, lanciando il segnale che la sua strategia, volta a contrastare l'inflazione, prosegue verso (e forse oltre) un tasso del 4%.  "La Bce ha tutti gli strumenti di politica monetaria necessari per fornire supporto alle liquidità al sistema finanziario dell'area dell'euro, se necessario", ha detto sicura Lagarde. 

L'umore del settore bancario europeo, però, non è altrettanto solido. "Il problema è che la fiducia non si compra - scrive El Pais - Mentre Lagarde cercava di calmare gli animi, l'agenzia Reuters ha reso noto che il vicepresidente dell'istituto, lo spagnolo Luis de Guindos, aveva avvertito i ministri dell'Eurozona che diverse entità nei loro paesi potrebbero essere a rischio e, sottolineano gli analisti, gli investitori non l'hanno presa bene". Il giorno dopo aver alzato i tassi, a Bce ha anche convocato una riunione a sorpresa sul caso Credit Suisse, "che è stato percepito dai mercati come un altro segnale di instabilità", scrive sempre il quotidiano spagnolo.

"Il Credit Suisse ha generato una grave crisi di fiducia nel settore finanziario europeo, e uscirne è molto difficile", afferma l'analista degli investimenti della banca Renta 4 Nuria Alvarez. "Puoi essere una banca molto solvibile, puoi fare i compiti in termini di gestione del rischio e del capitale, ma se il mercato diventa sospettoso, è difficile convincerlo che non sei tu quello con un problema", dice ancora. Credit Suisse, a meno di un salvataggio (si parla dell'interessamento di Ubs sotto la pressione degli Stati Uniti), è sull'orlo del disastro. Ed è una banca sistemica, ossia è considerata essenziale per mantenere la stabilità del settore finanziario europeo. 

Il crocevia per la Bce (e l'Italia)

La Bce non può eludere questa evidenza. "Il suo lavoro è diventato molto più complicato - dice ancora Alvarez - Se continuano ad alzare i tassi, il mercato potrebbe interpretarlo come la prova che la crisi sta per peggiorare. Se non vengono aumentati, l'inflazione potrebbe rimanere forte e questo danneggerebbe anche le banche". In Italia, il governo ha espresso chiaramente la preferenza per la prima opzione: l'aumento del costo del denaro comporta un aumento del costo del debito pubblico, poiché i governi si ritrovano a dover pagare interessi più alti sui loro prestiti, con dei risvolti negativi sul bilancio. Lo scudo anti-spread promesso dalla Bce ha dei risvolti politici che potrebbero aumentare i rischi per l'Italia, anziché ridurli.  

E poi c'è il capitolo mutui: l'ultimo aumento della Bce potrebbe comportare un ulteriore innalzamento del 6% circa sulle rate di chi ha un mutuo variabile in Italia. Secondo una stima di Mutuionline, "rispetto a febbraio dello scorso anno la rata di un mutuo variabile, da 140mila euro a 20 anni è aumentata, fino a questo momento, del 25,3% (da 625 euro a 783 euro), e per un mutuo da 250mila a 30 anni è cresciuta del 43,7% (da 793 a 1.139 euro)". Con l'ultima decisione di Francoforte, la rata a 20 anni "toccherà quota 819 euro e a 30 anni 1.212 euro, con un ulteriore aumento della rata rispettivamente del 4,6% e del 6,4% rispetto a oggi".

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