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Giovedì, 22 Febbraio 2024
Green deal e guerra / Ucraina

Come l'Ucraina diventerà un "serbatoio" di idrogeno per l'Europa

Kiev e Bruxelles hanno siglato un memorandum di intesa. Il piano copre anche nucleare, biometano, acciaio e fertilizzanti. Ma le critiche (e le criticità) non mancano

L'Ucraina come gigantesco serbatoio di idrogeno per l'Europa rimasta orfana del gas e del petrolio russi. È questo il piano che ha visto la luce a Kiev nell'ambito del summit tra i vertici della Commissione europea e dell'ex Paese sovietico. Un piano che deve fare i conti con una guerra ancora in corso, la difficile ricostruzione post-bellica, e le debolezze strutturali dell'amministrazione ucraina. Ma anche con le accuse all'Ue di greenwashing e neocolonialismo. 

Che l'Ucraina sia vista da Bruxelles come un partner "prioritario" per l'approvvigionamento di elettricità e energia sostenibili non è una novità. Già prima dell'invasione della Russia, Kiev era stata inserita nei progetti del blocco per diversificare il proprio mix energetico attraverso idrogeno e biocombustibili. La guerra ha chiaramente interrotto le discussioni, e a oggi ha danneggiato il 40% delle infrastrutture energetiche del Paese. Ma in parallelo con i successi militari sul campo dell'esercito ucraino, e in vista dell'avvio dei progetti di ricostruzione, Bruxelles ha ripreso il dossier in mano e, al vertice di questi giorni a Kiev, ha siglato un memorandum di intesa per una "partnership strategica su biometano, idrogeno e altri gas sintetici".  

Il piano di Timmermans

Nel documento, l'Ue cita il "vasto potenziale" dell'Ucraina "per la produzione sostenibile di energia rinnovabile". Un potenziale a oggi per lo più inespresso: nel 2019, l'approvvigionamento energetico primario del Paese era di circa un quarto di carbone, un quarto di gas, il 21% di energia nucleare, il 13% di petrolio e prodotti petroliferi. Le fonti rinnovabili erano poco sopra il 4% della torta. La chiave di volta per decarbonizzare la produzione energetica ucraina, e farne un serbatoio per il resto del continente, sarebbe proprio l'idrogeno.

Prima dell'invasione, l'Ucraina mirava a sviluppare fino a 10 Gw di capacità di produzione di idrogeno entro il 2030, di cui 7,5 GW dedicati alle esportazioni verso l'Ue e il resto consumato a livello nazionale. Il vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermas, che è il responsabile della strategia del Green deal dell'Europa, ha concordato un Recovery plan per Kiev incentrato sull'energia e che delinea meglio i probabili sviluppi del memorandum. 

Le rinnovabili

Il piano parte dei progetti sulle rinnovabili: entro il 2030 si vuole portare il solare ucraino a una potenza installata di 20 Gw (più o meno quanta ne ha oggi l'Italia), mentre per l'eolico il target è di 8 Gw. Obiettivi ambiziosi, ma che contrastano con un problema geopolitico: il grosso del potenziale di energie rinnovabili, secondo quanto spiegato da Oleksandr Riepkin, presidente del Consiglio ucraino per l'idrogeno, si trova nell'est e nel sud del Paese, ossia nelle zone occupate dalla Russia. Anche per questo, i primi grandi progetti del piano di Timmermans potrebbero concentrarsi su gas e nucleare, le due fonti di "transizione" che l'Ue ha inserito, tra mille controversie, nella sua tassonomia verde, salvando di fatto gli investimenti su queste fonti.

Il gas

Dal gas di produce il cosiddetto idrogeno blu, "ripulito" dalla Co2, che può essere immesso nella rete di gasdotti esistenti tra Ucraina e centro Europa. Una soluzione che sembra attrarre gli interessi della Germania, principale area di sbocco di questi tubi: "Il governo tedesco ha nazionalizzato importanti rivenditori di gas naturale che possono essere partner strategici nella firma di accordi per creare sicurezza sul mercato", si legge nel piano di Timmermans. Berlino è anche al centro di un progetto, il Green hydrogen @ Blue Danube, che prevede la produzione e il trasporto di idrogeno attraverso il Danubio.

Il nucleare

La Francia, invece, sembra sostenere in particolare i progetti del piano di Timmermans sull'idrogeno pulito da fonti nucleari: "Le vaste possibilità di produzione di elettricità nucleare ucraina potrebbero contribuire ad abbassare notevolmente il costo della produzione di idrogeno pulito - si legge sempre nel piano - Circa il 30% di sconto sulla capacità complessiva potrebbe essere convertito alla produzione diretta di idrogeno". 

Ammoniaca, biometano e acciaio

Ma il business dell'idrogeno non si ferma qui. C'è l'indotto rappresentato dall'ammoniaca prodotta nella sua realizzazione: "L'Ucraina è dotata di una solida infrastruttura per l'ammoniaca - dice ancora il piano - che è stata utilizzata in precedenza per la produzione russa". Si stima che almeno "5 milioni di tonnellate di ammoniaca potrebbero essere prodotte direttamente in Ucraina" e trasportate "o come vettore" di idrogeno o "come materia prima per fertilizzanti e simili". 

C'è poi il capitolo sul "biometano per uso diretto o per la produzione di idrogeno". L'Ucraina "è tradizionalmente uno dei maggiori produttori di alimenti a livello mondiale - si legge ancora - Poiché le esportazioni sono state influenzate negativamente dalla guerra, i raccolti prodotti non possono essere spediti ai mercati. Una soluzione di transizione sarebbe il loro utilizzo per la produzione di biogas e biometano da immettere direttamente nelle condutture esistenti. La quantità di 10 miliardi di metri cubi è fattibile. Questa potrebbe anche essere una fonte di idrogeno". 

Infine, le acciaierie: per eliminare l'uso carbone in questi impianti, l'Europa sta puntando sulla tecnologia DRI, che utilizza l'idrogeno e i minerali di ferro (pellet) per produrre il cosiddetto preridotto in sostituzione del coke. In Italia, per esempio, tale tecnologia è centrale per la decarbonizzazione dell'ex Ilva di Taranto. "L'Ucraina - dice sempre il piano - possiede notevoli riserve naturali di minerale di ferro, concentrate nelle regioni centro-meridionali e orientali. La produzione siderurgica ucraina potrebbe passare alla tecnologia DRI utilizzando l'idrogeno per ridurre il minerale di ferro. Ciò contribuirebbe alla massiccia decarbonizzazione della produzione siderurgica europea e creerebbe immediato valore aggiunto anche esportando pellet ridotto per essere specializzato in Europa".

Il piano di Timmermans sembra in linea con i progetti presentati dall'Ucraina alla conferenza di Lugano del mese scorso, incentrata sulla ricostruzione del Paese. Dei 114 miliardi di dollari proposti da Kiev ai partner internazionali per la transizione energetica, l'idrogeno assorbe 40 miliardi di dollari per la generazione di elettricità e le infrastrutture di trasporto. Alle energie rinnovabili vengono assegnati 15 miliardi di dollari, alla produzione di gas 18 miliardi e all'industria nucleare 14 miliardi. 

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Per il momento, l'Ue ha risposto alle richieste di Kiev stanziando 18 miliardi in aiuti e inserendo l'Ucraina all'interno dei programmi di investimento europei, tra cui il RePowerEU, il grande piano varato da Bruxelles all'indomani dell'invasione russa e che dovrebbe sostenere la transizione ecologica del blocco. Un progetto che è adesso allargato anche a Kiev. 

Le critiche

Ma prima che i capitali affluiscano nel Paese ci sono da risolvere i limiti di un'amministrazione che deve fare i conti ancora con alti tassi di corruzione: gli scandali recenti lo hanno dimostrato, e il presidente Volodymyr Zelensky vi ha risposto in modo fermo e rapido anche per dare un segnale forte all'Ue sulla serietà dei suoi impegni in tal senso. 

I sogni sull'idrogeno si scontrano anche con una serie di critiche, che per ora restano ai margini (anche per rispetto alla guerra che stanno patendo gli ucraini), ma che più avanti potrebbero trovare più eco. Ci sono per esempio chi, come l'ong ecologista EcoAction, accusa Bruxelles di voler fare greenwashing alle spese dell'Ucraina: il piano si focalizza sull'export verso l'Ue (persino quando si parla di acciaio e prodotti agricoli), dimenticando che la produzione di idrogeno dovrebbe servire innanzitutto a decarbonizzare i consumi interni di energia, prima che quelli degli europei. 

Connessa a questa accusa, c'è quella mossa da Corporate europe, ong che si batte per la trasparenza dei processi decisionali dell'Ue: "Accaparrandosi l'elettricità prodotta da fonti rinnovabili di cui l'Ucraina ha un disperato bisogno - scrive - l'Ue rafforzerebbe le relazioni economiche neocoloniali" perpetuando, così come starebbe avvenendo nel Nord Africa, un "modello energetico neocoloniale basato sullo sfruttamento dei Paesi del Sud del mondo". I fabbisogni economici ed energetici dei Paesi esportatori sarebbero, di fatto, subordinati a un'attività di esportazione al servizio dell'industria del gas e degli Stati europei più ricchi.


 

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