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Sabato, 2 Marzo 2024
Industria

Dalla Cina alla Turchia, passando per il Congo: i Paesi da cui l'Ue dipende sulle materie prime

La Commissione interviene per evitare l'aumento dei prezzi previsto per i prossimi anni. Ma il gap da recuperare su alcuni materiali corrisponde al 100% del fabbisogno

Non solo Cina. La lista dei Paesi dai quali l'Ue è dipendente sulle materie prime non include solamente il gigante asiatico, campione del mondo incontrastato in termini di estrazione e lavorazione delle terre rare. La dipendenza finora non aveva creato grossi problemi all'Europa che, tutto sommato, ha preferito dedicarsi al solo consumo di certi beni lasciando la produzione agli altri continenti dove il costo di estrazione e raffinazione delle materie prime è decisamente più basso. Ma la musica è cambiata.

L'aumento della domanda

Le previsioni di mercato per i prossimi anni parlano infatti di un sensibile aumento della domanda per certe materie prime che potrebbe causare gravi interruzioni nelle catene di approvvigionamento, con evidenti effetti per il prezzo finale dei beni colpiti, dalle auto alle tecnologie che fanno ormai parte integrante della nostra vita quotidiana. Per questo "l'ingenuità sulle materie prime è finita, ora passiamo all'azione", ha annunciato Thierry Breton, commissario europeo al Mercato interno, che ieri ha presentato il Critical raw materials act, la proposta della Commissione per garantire l'autonomia dell'Ue da singoli Paesi terzi, a partire dalla Cina, sulla fornitura di materie prime essenziali per la riconversione 'green' e la digitalizzazione. 

Dal Congo alla Turchia

Su questi materiali l'Ue dipende fortemente dai Paesi terzi, sia per l'approvvigionamento dei prodotti grezzi che per la loro lavorazione. Ad esempio, il 63% del cobalto a livello mondiale, utilizzato nelle batterie, viene estratto nella Repubblica Democratica del Congo e il 60% viene raffinato in Cina. La dipendenza è ancora più evidente sulle terre rare utilizzate per ricavare i magneti permanenti, componenti necessarie per i motori delle turbine eoliche, il 100% delle quali a livello globale viene raffinato in Cina. Tuttavia, a detta di Breton, "abbiamo le risorse in Europa per il 30-40% di quasi la totalità dei minerali" necessari al fabbisogno interno Ue ed "evidentemente è arrivato il momento di dare i mezzi per estrarli e non accettare più che in Europa si consumi e basta lasciando la produzione agli altri". Per questo la nuova proposta della Commissione include due elenchi di materie prime - strategiche e critiche - che potrebbero scarseggiare nei prossimi anni in contemporanea con l'aumento della loro domanda globale e sulle quali è necessario moltiplicare i canali di approvvigionamento. 

Le materie prime dell'auto elettrica

La domanda dell'Ue di metalli delle terre rare - utilizzati sia nelle turbine eoliche che nei veicoli elettrici - aumenterà da cinque a sei volte entro il 2030, secondo le previsioni della Commissione. E ancora: la Turchia fornisce all'Ue il 98% delle forniture di borato mentre il Sudafrica fornisce il 71% del fabbisogno Ue di metalli del gruppo del platino. Bruxelles è preoccupata anche per la domanda di litio, cobalto e nichel, utilizzati nella produzione di batterie, che crescerà di dodici volte entro il 2030, spinta dalla diffusione dei veicoli elettrici e dalle nuove necessità di stoccaggio di energia. 

Tornare alle miniere

Di qui la scelta dell'esecutivo Ue di includerli tutti e tre sia nella lista delle materie prime critiche - per le quali si prevede la creazione di 'club' di fornitori affidabili da diversi Paesi terzi - che in quella delle materie prime strategiche. Per quest'ultima categoria la Commissione propone di fissare quattro obiettivi minimi entro il 2030: estrazione nell'Ue di almeno il 10% del fabbisogno interno, lavorazione nell'Ue di almeno il 40% dei consumi, il riciclo di almeno il 15% e un tetto del 65% del consumo annuo dell'Ue proveniente da un singolo Paese terzo.

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