rotate-mobile
Giovedì, 8 Dicembre 2022
La crisi energetica

Come il gas Usa sta sostituendo quello russo in Europa. E chi ci guadagna

Con la guerra in Ucraina, i Paesi Ue sono corsi a fare scorte di gnl. Dalla Cina all'Eni: chi sono gli attori chiave di quello che potrebbe essere il nuovo "oro" dell'energia mondiale

La Germania ha inviato direttamente il suo cancelliere Olaf Scholz nei Paesi del Golfo per assicurarsi le prossime forniture. La francese TotalEnergies ha da poco annunciato nuovi investimenti in Qatar, mentre la premier Elisabeth Borne andrà in Algeria per discutere di cooperazione sull'energia con il gigante di casa Sonatrach. E anche l'Italia si è mossa per tempo: a oggi è il primo importatore europeo dal Qatar e l'Eni sta rafforzando la sua presenza nei mercati emergenti africani, a partire dalla Nigeria. Il tutto mentre gli analisti prevedono che le esportazioni Usa in Europa potrebbero raddoppiare entro la fine dell'anno, come promesso dal presidente Joe Biden. Per poi progressivamente sostituire il gas russo entro il 2030. Del resto, quella al gnl, il gas naturale liquefatto, sta diventando la nuova corsa all'oro (energetico) dell'Ue dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. Una corsa che i Paesi europei stanno pagando a caro prezzo, almeno nell'immediato.

La guerra in Ucraina

Il problema di fondo è che finora a dominare il mercato delle importazioni di gnl sono stati i Paesi dell'Asia e del Pacifico: nel 2021, stando ai dati del World Lng report dell'Igu, la Cina e il Giappone hanno acquistato più o meno la stessa quantità di gas liquefatto dell'intera regione europea, che comprende anche Regno Unito e Turchia. Se Pechino ha importato 79 milioni di tonnellate di gnl, la Spagna e la Francia, i principali importatori dell'Ue, si sono fermati a circa 13 milioni di tonnellate a testa. A seguire l'Italia, con 6,8 milioni di tonnellate. 

Con lo scoppio della guerra in Ucraina, però, gli equilibri stanno rapidamente cambiando: i Paesi Ue, alla ricerca di alternative ai gasdotti russi, hanno aumentato notevolmente gli acquisti di gas liquefatto, prima di tutto per riempire le scorte in vista dell'inverno. Ma questi surplus sono stati concordati al di fuori dei contratti a lungo termine, ben più vantaggiosi, e seguendo i prezzi spot del mercato europeo che viaggiano, per il gnl, sui 40 dollari per milioni di unità termiche britanniche (l'unità di misura usata per stabilire i prezzi del gas liquefatto). Il doppio rispetto a un anno esatto fa, e quasi quattro volte quelli registrati a inizio 2021. 

I padroni del gnl

Dall'altra parte della barricata, ci sono i leader dell'export: nel 2021, si sono distinti l'Australia e il Qatar, che insieme hanno coperto circa il 40% dei carichi delle decine di navi che circolano nei mari del globo. Alle loro spalle, gli Stati Uniti, con un export che ha raggiunto l'anno scorso le 67 milioni di tonnellate. Di queste, circa 16 milioni sono state vendute ai Paesi Ue. Ed è proprio nei rapporti con il Vecchio Continente che è arrivata la svolta per l'export Usa: in seguito a un accordo sottoscritto a marzo tra Biden e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, Washington si è impegnata a fornire più gnl all'Ue: il target fissato era di 50 miliardi di metri cubi, ossia circa 36 milioni di tonnellate. Ma a fine giugno, la quota aveva già superato le 28 milioni di tonnellate: in 6 mesi, le navi cargo Usa avevano già largamente superato i carichi forniti in tutto il 2021. Ecco perché le ultime stime indicano che a fine anno, il gnl made in Usa stoccato nei porti europei potrebbe più che raddoppiare, se non triplicare.

Lng EXPORT-2

Un affare niente male per i produttori statunitensi, che come gli altri fornitori dell'Europa stanno vendendo il gnl ai prezzi sempre più alti fissati dal mercato spot (anche se ancora più convenienti di quelli del gas naturale fissati alla borsa di Amsterdam): tra il dicembre 2021 e gennaio 2022, il prezzo sul mercato Usa era di 6 dollari per milioni di unità termiche britanniche, mentre su quello europeo si erano raggiunti 30 dollari. Secondo Guy Broggi, esperto del settore, in quel periodo "c'erano 80 carichi al mese provenienti dagli Stati Uniti e ogni carico guadagnava circa 60 milioni di dollari di profitto netto". Oggi, il prezzo sul mercato europeo ha raggiunto i 40 dollari, mentre quello Usa viaggia sotto i 10 dollari.

Stando all'Agenzia internazionale dell'energia, grazie alla sete di gas dell'Europa, i produttori statunitensi sono adesso i principali esportatori di gnl del mondo. E la crescita sarebbe solo iniziata. Un report dell'Ewi, l'Istituto di studi economici sull'energia dell'Università di Colonia, sugli sviluppi nei mercati globali del gas, stima che da qui al 2030 gli Usa potrebbero esportare fino a 110 milioni di tonnellate all'anno verso l'Ue, il che equivale al 90% del gas che la Russia pompava verso il Vecchio Continente fino all'anno scorso. 

Il ruolo della Cina

Ma non è solo Washington a guadagnare da questo nuovo mercato: nel 2021, il commercio globale del gnl ha toccato il suo massimo storico, con 372 milioni di tonnellate di export. L'Ewi stima che questo mercato raddoppierà in meno di dieci anni. L'ingresso dell'Europa sulla scena ha sicuramente accelerato la crescita, ma soprattutto sta facendo scattare una competizione con i giganti asiatici, lasciando le briciole ai Paesi più poveri e alimentando l'aumento dei prezzi. La guerra sul gnl è appena iniziata, e per il momento mette contro l'Ue e i suoi partner orientali più stretti, come Giappone e Corea del Sud, oltre ai già citati Paesi a più basso reddito come Pakistan e Bangladesh. 

Lng import-2

La Cina, per il momento, sta andando in senso opposto: da un lato, ha aumentato gli acquisti dalla Russia, che resta il quarto esportatore mondiale di gnl, e dall'altro ha cominciato a rivendere il gas liquefatto in eccesso. Sul perché lo stia facendo, le opinioni degli esperti si dividono: di sicuro, c'è che le compagnie cinesi stanno in qualche modo aiutando l'Ue e il Regno Unito rigirando le eccedenze (pagate per lo più con contratti a lungo termine, e dunque a prezzi decisamente più bassi di quelli girati ai clienti europei). Questo nell'immediato, ma le mosse di Pechino sembrano mirate ad aumentare il proprio peso negli equilibri del mercato globale del gnl, controbilanciando Washington e influenzando le strategie dell'Ue nel breve e medio termine. 

La corsa dell'Europa

La Cina sembra attendere il momento in cui nel mercato farà il suo ingresso la Germania, che a oggi non ha neppure un terminale per far sbarcare le navi di gnl, ma che sta investendo con forza per recuperare in breve tempo il gap infrastrutturale. Berlino, come dicevamo, ha da poco concluso un tour nei Paesi del Golfo, per assicurarsi dei contratti già a partire dal 2023. Anche altri Paesi Ue si stanno dando da fare per assicurarsi più scorte di gnl: Italia, Francia, Olanda e Grecia hanno annunciato nuovi terminali.

Lng import 2-2-2

La Spagna, che ha il maggior numero di porti attrezzati per il gnl tra gli Stati del blocco, ha proposto per esempio di portare il suo gnl a Berlino con un nuovo gasdotto (progetto per ora bloccato dalla Francia). In questa corsa, a guadagnarci non sono solo gli Usa, i Paesi del Golfo o, indirettamente, il duo Cina-Russia. Ma anche i giganti del fossile made in Ue, dalla francese TotalEnergies all'olandese Shell, passando per la britannica Bp, ma anche per l'italiana Eni. Senza dimenticare le  principali società di trading tra cui Vitol, Trafigura, Gunvor e Glencore.

Gli affari delle lobby Ue del fossile

Si stima che Shell, Bp e TotalEnergies, per esempio, abbiano un portafoglio combinato di 140 milioni di tonnellate dell'odierno mercato del gnl, ossia oltre un terzo del totale, ha affermato alla Reuters Jason Feer, della società di consulenza energetica e marittima Poten & Partners. In quanto acquirenti del gas liquefatto statunitense tramite contratti a lungo termine, "Shell e TotalEnergies hanno anche ottenuto enormi guadagni dalla rivendita di carichi statunitensi a basso prezzo ai mercati europei più costosi",  sostiene Broggi.

Anche l'italiana Eni ha una fetta importante del mercato del gnl: i suoi investimenti in Qatar, Egitto, Indonesia e Nigeria le hanno permesso di aumentare le vendite di gas liquefatto in Europa e in Asia del 14,7% tra il 2020 e il 2021. In Qatar, l'Eni ha da poco firmato un accordo con la QatarEnergy per il progetto di espansione del North field east, giacimento che dovrebbe portare i volumi di gnl esportati da Doha dalle attuali 77 milioni di tonnellate a 110 milioni. Bene anche gli affari in Nigeria, dove Eni detiene una quota della Nigeria Lng Limited, la compagnia di Lagos che invia il suo gas liquefatto nel mondo, e principalmente in Europa. Per il futuro, la multinazionale italiana conta anche di mettere a profitto gli investimenti fatti in altre parti dell'Africa, come in Angolo, Congo e Mozambico.

Infine, tra i vincitori della corsa al gnl ci sono anche i trader, come Vitol, Trafigura, Gunvor e Glencore. Alcuni di loro, starebbero sfruttando i differenziali di prezzo tra le varie regioni del globo per aumentare i loro incassi: tali differenziali sono così alti, che chi ha contratti a lungo termine in Asia li può rescindere, pagare il prezzo della penale, ma comunque realizzare enormi profitti rivendendo il gnl in Europa.

Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Come il gas Usa sta sostituendo quello russo in Europa. E chi ci guadagna

Today è in caricamento