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Domenica, 21 Aprile 2024
L'analisi

Record di profitti ma stipendi al palo, l'Ue avverte le imprese: "Ora aumentate i salari"

Secondo uno studio della Commissione, le aziende dell'Ue hanno margini a sufficienza per pagare di più i loro dipendenti. Ma non lo stanno facendo, spingendo in alto l'inflazione

Quando le è stato segnalato il caso dell'italiana Unicredit, che ha proposto di aumentare la retribuzione del suo amministratore delegato Andrea Orcel del 30% portando a 9,75 milioni di euro all'anno, rendendolo uno dei capi di banca europei più pagati, la presidente della Bce, Christine Lagarde, ha avvisato del "lato reputazionale in questo tipo di decisioni di cui i leader delle banche dovrebbero essere consapevoli". Sullo sfondo della 'bacchettata' della governatrice della Banca centrale europea ci sono una serie di dati sull'andamento dell'economia nel continente a due facce: i salari (non dei grandi manager) hanno subito una significativa perdita di potere d'acquisto con l'aumento dell'inflazione, mentre i profitti aziendali sono aumentati. Ecco perché anche la Commissione europea sta cominciando a prendere di mira i datori di lavoro che, nonostante gli utili, stanno tenendo il braccio corto sugli stipendi.

L'analisi di Bruxelles

In un documento elaborato da Bruxelles, e citato dal quotidiano spagnolo El Pais, l'esecutivo Ue sostiene che "l'evoluzione degli utili societari suggerisce che le aziende hanno uno spazio per ipotizzare aumenti salariali". In altre parole, la Commissione chiede alle imprese di allargare i cordoni dei loro bilanci e riversare una quota dei profitti sugli stipendi dei lavoratori. Secondo recenti stime della Bce, nell'eurozona i salari sono cresciuti molto più lentamente dell'inflazione, "il che implica un calo del 5% del tenore di vita per il lavoratore medio nella zona euro rispetto al 2021", scrive la Reuters. Secondo la Confederazione dei sindacati europei, nel 2022 i profitti reali delle imprese nell'Ue sono aumentati dell'1%. I salari reali (ossia quelli calcolati sul potere d'acquisto) sono invece crollati del 2,5%. La cose dovrebbero migliorare, ma non di molto, nel 2023: per la Bce, l'aumento dei salari sta accelerando e potrebbe arrivare a quasi il 5% entro la fine dell'anno. Ma ciò non compenserà il massiccio calo del potere d'acquisto dei lavoratori e delle loro famiglie. 

L'effetto cuscinetto

Normalmente, la ritrosia delle aziende ad aumentare troppo repentinamente i salari in un periodo di alta inflazione viene vista come una misura di buon senso, una sorta di cuscinetto anche per i lavoratori stessi: stipendi più alti in poco tempo, infatti, potrebbero innescare una spirale inflazionistica che farebbe crescere ancora a lungo i prezzi. Inoltre, per le imprese fare cassa adesso aumentando i margini di utile potrebbe rivelarsi fondamentale per attutire i colpi in un prossimo futuro, quando i ricavi potrebbero contrarsi. È successo durante le prime fasi della Grande recessione, "quando i profitti hanno mitigato le pressioni sui prezzi che hanno causato perdite di produttività e aumento del costo del lavoro", scrive Bruxelles nel documento citato da El Pais. Questa è più o meno la visione dominante pressi gli economisti europei. O meglio, lo era fino a poco tempo fa.

Più utili, più inflazione

Oggi, la situazione sembra opposta: la tanto temuta spirale salari-prezzi non si è verificata, come dimostrano le ultime previsioni della Commissione Ue, secondo cui l'inflazione è destinata a contrarsi nei prossimi due anni, fino a normalizzarsi. Semmai, il pericolo adesso è rappresentato dai profitti: "I margini di profitto sono aumentati parecchio nel 2022" e "questo non è sostenibile", ha avvertito l'ex numero uno dell'Eurogruppo, Mario Centeno. Durante l'ultima crisi inflazionistica degli anni '70, quasi il 70% della produzione economica è andato ai dipendenti, con poco più del 20% destinato ai profitti, secondo i dati Eurostat. Ora, la quota del lavoro è al 56% con un terzo destinato ai profitti.

Diverse analisi concordano su un punto: oggi sono proprio gli eccessivi profitti a rischiare di spingere in alto l'inflazione e a vanificare l'aumento dei tassi di interesse della Bce, varati per combattere l'aumento dei prezzi. Da qui, la 'svolta' degli esperti di Bruxelles, che invitano le imprese a fare di più per i propri dipendenti. La Commissione, nel suo documento, segnala che tra pandemia e crisi energetica, le imprese europee hanno potuto contare su generosi sostegni da parte degli Stati membri. E in parallelo, con lo scoppio della crisi energetica, hanno potuto aumentare i prezzi dei loro prodotti senza colpi di mercato, perché hanno potuto sfruttare i risparmi delle famiglie accumulati durante la pandemia. “Nel complesso, questo suggerisce che le aziende hanno un certo margine di manovra per far fronte all'aumento dei salari", è la conclusione degli esperti di Bruxelles.

Tale aumento va fatto a prescindere dalle prospettive sull'inflazione, sembra dire ancora la Commissione: perché se è vero che la crescita dei prezzi potrebbe normalizzarsi nel 2024, questo non vuol dire che i salari reali recupereranno terreno o che smetteranno di perderlo. Inoltre, c'è da considerare "il progressivo esaurirsi del risparmio privato in eccesso accumulato durante la pandemia", che potrebbe comportare un poderoso calo nei consumi. Senza dimenticare le tensioni sociali e le ripercussioni sulla manodopera, che potrebbero tradursi in lunghe stagioni di scioperi e carenza di lavoratori, ossia in un autogol per le imprese. Da qui il suggerimento degli esperti di Bruxelles di far leva sui profitti. Un suggerimento che è in questi giorni sul tavolo dei ministri dell'Economia.  

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