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Giovedì, 8 Dicembre 2022
I consigli di Francoforte

"Tassare i ricchi per aiutare i più poveri", la ricetta anti-inflazione della Bce

Prima la presidente Lagarde, poi il capo economista Lane hanno suggerito ai governi di concentrare gli sforzi su famiglie e imprese più colpite. Il contrario di quanto sta facendo il Regno Unito

Si narra che Robin Hood fosse originario della contea inglese dello Yorkshire. Ma oggi, più che dalle parti di Londra, il suo spirito sembra aleggiare a Francoforte, tra gli uffici della Banca centrale europea. Che dinanzi alla crisi energetica e all'inflazione, a dispetto di quanto fatto dal Regno Unito con il suo maxi taglio di tasse alle fasce ad alto reddito della popolazione, sta proponendo ai governi dell'Eurozona di fare esattamente il contrario: aumentare le imposte sui più ricchi per avere i margini di bilancio necessari per aiutare famiglie e imprese. Ma non tutti, attenzione, ma solo quei nuclei e quelle aziende che "stanno soffrendo di più". 

Lo avevo detto lunedì la presidente della Bce Christine Lagarde nel suo incontro con i deputati del Parlamento europeo, spiegando che nell'area Euro "la politica economica deve essere disegnata in modo tale per cui vengano aiutati coloro che si trovano in stato di bisogno, non in modo da aiutare tutti", perché altrimenti questo avrebbe effetti inflazionistici. E lo ha ribadito in queste ore Philp Lane, il capo economista di Francoforte, il quale ha aggiunto un altro 'consiglio' ai governi europei: aumentare le imposte per i più ricchi. "Lo shock energetico che stiamo vivendo è enorme - ha premesso in una intervista su Der Standard - Sono le persone più povere della nostra società a essere maggiormente colpite. Dal punto di vista dell'equità, ma anche da una prospettiva macroeconomica, i governi dovrebbero sostenere il reddito e i consumi delle famiglie e delle imprese che stanno soffrendo di più". Ma con quali risorse? "

Secondo uno studio del think tank Bruegel, finora i governi Ue hanno investito circa 314 miliardi di euro per aiutare famiglie e imprese. Secondo i calcoli dell'istituto, l'Italia è il terzo Paese dell'Eurozona per "peso" degli interventi sul Pil, circa il 3,3%. La coperta, soprattutto per chi ha un alto debito pubblico, potrebbe però essere corta a breve se non si interviene con forza anche sulle entrate, tanto più visto che l'inflazione e i prezzi energetici alti non sembrano fenomeni passeggeri. "La questione principale - prosegue Lane - è se parte di questo sostegno debba essere finanziato da aumenti delle tasse per coloro che stanno meglio. Questo potrebbe assumere la forma di un aumento delle imposte sui redditi più alti o sulle industrie e le imprese che restano altamente redditizie nonostante lo shock energetico. Se si sostiene chi ne ha bisogno attraverso un aumento delle tasse, l'effetto sull'inflazione è minore rispetto all'aumento del deficit", spiega. Lane non entra nel dettaglio delle imprese che sono rimaste "altamente redditizie" con la crisi energetica, ma è chiaro che il primo pensiero va al prelievo sugli extra-profitti delle compagnie energetiche proposto dalla Commissione Ue e ora sul tavolo dei governi.

Lane ha anche parlato della questione stipendi: "Un'inflazione elevata dovrà riflettersi in salari più alti. Ma ci deve essere equilibrio", ha detto. Il capo economista della Bce mette in guardia sul fatto che "cercare di proteggere completamente i lavoratori dall'inflazione attraverso una retribuzione più elevata porterebbe a un forte aumento dei costi per le imprese ed effetti di secondo impatto". Il riferimento è a una possibile spirale salari-prezzi. "Avvertirei vivamente le aziende di non aspettarsi lo stesso livello di redditività in tempi di alta inflazione - sottolinea Lane - per me il messaggio collettivo di equilibrio è importante. Per tornare a ridurre l'inflazione, dobbiamo renderci conto che la redditività delle imprese diminuirà per un po' e che nemmeno i salari potranno tenere il passo con l'inflazione per un po'", ha concluso.

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