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Martedì, 16 Aprile 2024
La mossa

La Bce alza ancora i tassi d'interesse: cosa succede ai mutui

La decisione di Francoforte per contrastare l'inflazione, che potrebbe restare alta ancora a lungo. Tutti i rischi per l'Italia

La Banca centrale europea conferma le indiscrezioni dei giorni scorsi e aumenta ancora i tassi di interesse, stavolta con un balzo dello 0,75%, il più grande aumento registrato, che raddoppia il tasso sui depositi attuale portandolo all'1,50%, mentre quelli sulle operazioni di rifinanziamento principale e marginale salgono rispettivamente al 2,00%, 2,25%. La mossa, come quelle decise in questi mesi, è mirata a contrastare l'inflazione, che, a dispetto delle prime stime della Bce, continua a salire. Ecco perché l'aumento dei tassi non è "ancora finito", ha avvertito la governatrice Christine Lagarde.

Il prossimo appuntamento è a dicembre, e sarà anche l'occasione per discutere del futuro del Quantitative easing (Qe), il "bazooka" creato da Mario Draghi quando era alla guida dell'istituto di Francoforte e che ha finanziato l'acquisto dei titoli di Stato in particolare per i Paesi a più alto debito, come l'Italia. Secondo alcune anticipazioni, la Bce avrebbe dovuto annunciare oggi una road map per porre fine o almeno ridurre ulteriormente il Qe. Ma per il momento nulla è stato deciso.

Cosa cambia per l'Italia

Pesa, chiaramente, una valutazione sui contraccolpi dell'aumento dei tassi sull'economia dei Paesi dell'Eurozona più indebitati. In Italia, il primo impatto è senza dubbio quello sui prestiti a tasso variabile: un'indagine commissionata da Facile.it ha rilevato che già oggi "2,4 milioni di italiani con un mutuo a tasso variabile hanno dichiarato di aver avuto difficoltà, nei primi 9 mesi dell'anno, a rimborsare il finanziamento e addirittura 218.000 mutuatari hanno dovuto saltare una o più rate". Rate che potrebbero ulteriormente gonfiarsi in media di 50 euro al mese.

C'è poi la questione del credito a famiglie e imprese: l'80% della banche italiane, in una recente indagine della Bce, ha dichiarato di aver inasprito le condizioni per erogare mutui alle aziende, contro il circa 30% di Germania, Francia e Spagna.  Il nostro Paese, tra le grandi economie dell'Eurozona, è quello che sta patendo e continuerà a patire sempre più la stretta creditizia derivante dal combinato disposto tra tassi più alti e crisi. Il tasso fisso per i mutui concessi per l'acquisto della prima casa supera già adesso il 4% in molti casi. 

I rischi per l'Italia non fniscono qui, purtroppo. "I costi energetici e alimentari potrebbero rimanere costantemente superiori alle attese", ha avvisato Lagarde. Il che renderà necessario per i governi continuare a mettere mano al portofoglio per sostenere famiglie e imprese contro il caro bollette. Questo, unito allo stesso rialzo dei tassi d'interesse e alla crescita stagnante (se non alla recessione), potrebbe mettere pressione sul debito pubblico, in un momento in cui proprio la Bce chiede ai Paesi dell'Eurozona di ridurlo.

Per l'Italia, insomma, si prospettano tempi difficili e si teme che l'effetto combinato di recessione, rincari dei prezzi e aumento dei tassi possa rilanciare le speculazioni finanziarie, facendo schizzare in alto lo spread. A Francoforte questi timori sono giunti da tempo, e forse per questo si è evitato di toccare il Quantitative easing, almeno per ora. Dall'altra parte, c'è il Tpi, il cosiddetto scudo 'anti spread'. Lagarde ha assicurato che nel chiuso della stanza del board della Bce non se n'è parlato. Ed è giusto anche così: far sapere di averne discusso già adesso potrebbe innescare spirali speculative di cui l'Italia non ha certo bisogno.

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