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Martedì, 9 Agosto 2022
Economia

Le 3 ragioni per cui il motore a combustione non sparirà nel 2035

I ministri Ue hanno dato l'ok allo stop alle auto a benzina e diesel entro 13 anni. Ma c'è ancora speranza per ibridi e biocarburanti

Dal 2035, in tutti i 27 Paesi dell'Unione europea non potranno più essere immatricolate auto con motore a combustione, ossia alimentate con benzina e diesel. Non solo: dal 2030 non saranno più concessi incentivi ai costruttori per i veicoli a zero o a basse emissioni, ossia anche le auto elettriche. Entro quella data, poi, gli stessi produttori dovranno ridurre del 55% le emissioni delle nuove auto immesse sul mercato, e del 50% dei nuovi veicoli commerciali. Così hanno stabilito i ministri Ue, che hanno dato il via libera alla misura proposta dalla Commissione europea e già approvata in prima battuta dal Parlamento di Strasburgo. Il fatto che tutte e tre le istituzioni Ue siano d'accordo, conferma che difficilmente la nuova normativa verrà rivista nell'ultimo miglio dell'iter legislativo, come potrebbe invece accadere ad altre misure approvate sul pacchetto ambientale Fit for 55. Il motore a combustione sparirà dunque dalle catene di produzione europee a partire dal 2035? La risposta è "no", e ci sono almeno tre ragioni.

La prima è che, grazie alle pressioni del governo italiano, che ha condotto una potente ed efficace operazione di lobbying sugli eurodeputati (con il sostegno tacito di un pezzo del governo tedesco), il testo fin qui concordato prevede una esenzione per le auto di lusso, che potranno ancora essere vendute con i classici motori termici fino al 2040. La norma è stata ribattezzata "salva-Ferrari", per via dell'impegno tricolore a suo supporto, ma in realtà salva altri marchi storici come la Porsche, di cui è un gran collezionista il ministro delle Finanze Christian Lindner, fiero sostenitore delle auto a benzina.

La seconda ragione è contenuta in una clausola inserita dai ministri Ue: "Nel 2026 - si legge - la Commissione valuterà i progressi compiuti verso il raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni del 100% (ossia dello stop a benzina e diesel, ndr) e la necessità di riesaminare tali obiettivi tenendo conto degli sviluppi tecnologici, anche per quanto riguarda le tecnologie ibride plug-in e l'importanza di una transizione praticabile e socialmente equa verso emissioni zero". In sostanza, nel 2026, qualora dovessero esserci problemi "pratici" o "sociali", Bruxelles potrebbe decidere di rinviare lo stop al motore a combustione, almeno per quelli ibridi o che utilizzano i cosiddetti e-fuel, o biocarburanti.  

Quali tipi di problemi potrebbero verificarsi? Per l'industria europea, la maggiore criticità oggi è ridurre il gap con Asia e giganti come Tesla nella produzione di auto elettriche e nell'approvvigionamento della "nuova benzina", ossia le batterie e le materie prime che le alimentano, come il litio. Correlato a questo problema, c'è quello del costo dei veicoli elettrici, che potrebbe essere insostenibile per le famiglie a basso reddito. Il tutto potrebbe avere ripercussioni pesanti sul fronte occupazionale. La crisi energetica e l'inflazione galoppante di questi mesi, avvertono diversi esperti, potrebbero durare a lungo, forse anche fino al 2025. Ecco perché la Commissione potrebbe avere più di un valido motivo per sfruttare la clausola inserita dai ministri Ue (pare su pressione della Germania, il cui governo è diviso tra i verdi e i liberali, quest'ultimi contrari alla stretta) e rinviare lo stop generale al motore combustione al di là del 2035. 

Al tavolo dei ministri Ue, la discussione su tale clausola è stata legata a doppio filo a quella sui biocarburanti. I cosiddetti e-fuel sono quelli prodotti a partire dal grano o dall'olio di girasole (il 5% del grano europeo è utilizzato a tale scopo, dice l'ong Transport&Environment). Ma in questa categoria rientrano anche l'idrogeno o i carburanti prodotti combinando energia rinnovabile e le emissioni di Co2 dell'industria pesante, come previsto dal progetto francese della compagnia energetica Engie con il gigante dell'acciaio ArcelorMittal. Il mercato degli e-fuel è visto con attenzione anche dagli ambientalisti quando si tratta di decarbonizzare i trasporti aerei e marittimi per esempio. Ma non se il loro uso è legato al trasporto su strada. Il vantaggio per i costruttori europei è che i biocarburanti bruciano nei motori a combustione interna. I ministri Ue hanno concordato di lasciare aperta la porta agli e-fuel. 

Infine, c'è una terza ragione per cui la produzione di auto a benzina e diesel non di lusso potrebbe continuare anche dopo il 2035, e lo ha spiegato qualche settimana fa il commissario europeo all'Industria Thierry Breton: i costruttori potrebbero vendere i modelli al di fuori dell'Ue, laddove il motore a combustione non sarà messo al bando. Si pensi all'Est Europa, o alla Turchia, o al Nord Africa. Certo, non è proprio etico alimentare altrove l'inquinamento che è vietato in casa (del resto, il Pianeta sempre quello è). Ma questo, per ora, non sembra un problema per Bruxelles. 

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